Argento, crollo o pausa del bull market? Il mercato testa i livelli chiave
pubblicato:Il rimbalzo del prezzo dell'argento dal 61,8% di Fibonacci suggerisce una correzione profonda ma ancora compatibile con il trend rialzista

L’argento è tornato al centro dell’attenzione
L’argento è tornato al centro dell’attenzione dopo una delle correzioni più violente degli ultimi anni: dal massimo storico di fine gennaio ha lasciato sul terreno quasi il 40%, un movimento che ha colpito in modo trasversale futures, ETF e titoli minerari.
Eppure il rimbalzo delle ultime sedute — con prezzi tornati in area 75-76 dollari — suggerisce che il mercato stia entrando più in una fase di assorbimento degli eccessi che in un vero cambio di trend.
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Il ribasso non nasce da un singolo evento
Il ribasso non nasce da un singolo evento, ma dalla sovrapposizione di più fattori macro. Da un lato le aspettative sui tassi statunitensi: quando il mercato teme una politica monetaria meno accomodante, i metalli preziosi perdono appeal perché non generano rendimento.
Dall’altro lato la componente stagionale e di liquidità: durante il Capodanno lunare l’attività fisica asiatica rallenta sensibilmente e proprio l’Asia — in particolare la Cina — rappresenta la principale domanda industriale di argento.
Meno scambi fisici significano prezzi più sensibili ai flussi finanziari, quindi movimenti più ampi e improvvisi. A questo si sono aggiunte prese di profitto inevitabili dopo un rally verticale che aveva portato oro e argento in condizioni di iperestensione tecnica.
L’analisi grafica racconta la parte più interessante della storia
Ed è proprio l’analisi grafica a raccontare la parte più interessante della storia. I minimi di febbraio si sono fermati con estrema precisione sul 61,8% di ritracciamento di Fibonacci dell’intero rialzo partito ad aprile 2025.
Non è un livello qualunque: statisticamente rappresenta il confine tra una semplice correzione profonda e l’inizio di un’inversione strutturale. Il fatto che i prezzi abbiano reagito proprio lì indica la presenza di compratori di medio periodo, tipicamente investitori strategici più che speculativi.
In altre parole, il mercato non ha rotto la struttura rialzista: l’ha testata.
Dopo movimenti parabolici, è spesso necessario un ritorno verso le aree di equilibrio per permettere al trend di respirare e ripartire su basi più solide.
Questo spiega perché molti analisti parlano ora di “consolidamento volatile”: una fase in cui il mercato smaltisce leva finanziaria e posizioni eccessive senza distruggere la tendenza primaria.
Per confermare la ripresa serviranno però segnali chiari. Il primo passaggio tecnico è il recupero di 86 dollari, che segnerebbe l’uscita dalla congestione.
Il vero segnale di ritorno del bull market arriverebbe sopra 90 dollari, livello oltre il quale tornerebbe evidente la dominanza dei compratori.
Al ribasso, invece, il livello spartiacque resta 70 dollari: sotto questa soglia aumenterebbero le probabilità di un nuovo affondo verso 64 dollari, area dove passa la vera difesa del trend di medio periodo. Solo una violazione stabile di quel supporto cambierebbe radicalmente lo scenario.
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Il contesto di fondo resta favorevole ai metalli preziosi
Nel frattempo il contesto di fondo resta favorevole ai metalli preziosi. Debito globale elevato, valute sotto pressione e ciclicità storica del rapporto oro-argento continuano a rappresentare driver strutturali di lungo periodo.
Per questo motivo la fase attuale sembra più una pausa necessaria dopo l’euforia che l’inizio di un mercato ribassista.
In sintesi, l’argento sta attraversando la fase più scomoda dei trend: quella in cui i prezzi scendono abbastanza da spaventare, ma non abbastanza da invertire davvero. E proprio queste fasi, spesso, sono quelle in cui il mercato prepara il movimento successivo.