Recordati in forma dopo i risultati, ma senza eccessi
pubblicato:Dati in crescita nel 2025 e in accelerazione nel quarto trimestre. Il business è ben equilibrato tra geografie e aree di attività. Il titolo appare però ben prezzato e serviranno ben altre spinte in una direzione o nell'altra a chiarire il quadro

Recordati guadagna l’1,35% a metà seduta dopo la pubblicazione dei dati 2025 e dell’ultimo trimestre. Il titolo torna quindi a 47,98 euro dopo un primo allungo a 48,46 che solo temporaneamente ha forzato i massimi di inizio mese (€ 48,4) e si mantiene ancora distante dai veri ostacoli di area 49,5 euro. I volumi non sono eccitanti, anzi, anche se è ormai da diverse sedute che i prezzi hanno superato al rialzo la trendline che discendeva dai lontani massimi di novembre a 54,45.
Il recupero dai recenti minimi di 45,9 euro di fine gennaio è insomma ancora fragile e non si può affatto escludere un ritorno delle vendite che precipiti i prezzi sui bottom dell’aprile 2025 a 43,98.
Per questo guardare i dati fondamentali di Recordati può aiutare, purché si affianchi l’analisi micro-economica del suo bilancio a quella più macro delle rotazioni settoriali dei mercati globali che flirtano con l’health care senza riuscire però a inviare segnali definitivi (ammesso che in finanza e particolarmente nella finanza di oggi, ce ne siano).
Recordati, bella crescita del giro d'affari nell'esercizio 2025 e nel trimestre
Innanzitutto – è precisazione non gratuita – Recordati va bene, molto bene complessivamente i ricavi 2025 sono cresciuti dell’11,8% a 2,618 miliardi di euro, un dato che flette a un +8,9% se si escludono i ricavi delle neoacquisite Vazkepa e Enjaymo.
Nel caso di Vakzepa Recordati si è accordata con Amarin per ottenere la commercializzazione di icosapent etile (nome commerciale appunto Vakzepa) in 59 paesi: è un farmaco nell’area chiave della riduzione degli eventi cardiovascolari in adulti trattati con statine, ad alto rischio e con trigligeridi elevati. Upfront Recordati ha pagato 25 milioni di euro e potrebbe arrivare a pagare fino a ulteriori 150 milioni negli anni al raggiungimento di certi obiettivi commerciali.
Nel quarto trimestre 2025 Recordati ha registrato ricavi da 662 milioni in accelerazione (+10,6%): di questi la metà venivano dall’area Specialty & Primary Care (€ 348 mln, -2%), che a sua volta è suddivisa in urologia (€ 100,6 mln, -6%), gastrointestinale (€ 56,6 mln) e cardiovascolare (€ 91,6 milioni). Quest’ultima rafforzata da Vakzepa copre insomma il 13,8% del giro d’affari totale, anche se ha mostrato un calo del 4% a/a.
L’annuncio dell’accordo con Amarin è dello scorso giugno mentre l’altro aggiustamento di perimetro, con l’acquisizione dei diritti globali di Enjaymo, risale a fine 2024 quando la società milanese ha confermato il completamento dell’acquisto del “farmaco biologico e unico prodotto approvato mirato per il trattamento della malattia da agglutinine fredde (cold agglutinin disease, CAD), una rara patologia linfoproliferativa delle cellule B”. Giro d’affari da circa 100 milioni (allora) e potenziali 150 mln nel 2025. Pagato non poco: 825 milioni di dollari con pagamenti aggiuntivi da $ 250 mln a determinate milestone. Non a caso il debito netto di Recordati passa da 1,58 a 2,15 miliardi tra il 2023 e il 2024.
Nel quarto trimestre l’area Malattie Rare di Recordati copre il 45,2% del fatturato, 300 milioni (+31%) su un totale di 662 mln. A sua volta la Rare Deseases è divisa tra 110,5 milioni di endocrinologia (+34%), 113,6 mln di oncologia (+47%) e 75,2 mln di metabolico (+9%). Con questi tassi di crescita il ripagamento di qualche debito aggiuntivo pesa sicuramente di meno.
Recordati, nuovo CFO alla prova
L’anno scorso il gruppo Recordati ha anche registrato la rapida sostituzione del CFO che, dopo l’addio di Luigi La Corte per motivi personali e nuovi percorsi professionali (ma il manager è rimasto in Recordati tutto il 2025 e siede ancora in cda), è divenuto lo statunitense Mike McClellan, ex Almirall e già CFO di Teva. Affianca quindi nella delicata questione finanziaria la gestione dell’amministratore delegato Robe Koremans. Per chi avesse maturato questo dubbio il mercato degli Stati Uniti è e si conferma il primo del gruppo con 515,2 milioni di euro nel 2025 di giro d’affari e un balzo del turnover del 31,6% lo scorso esercizio. Seguono solo a distanza Italia (€ 323 mln -2,3%) e Spagna (225,7 mln, +5,4%) mentre balza tutta l’area Russia, ex CSI e Ucraina con un balzo del 21,9% a 183 milioni di euro, oltre i 179,5 mln della Francia e i 176,5 mln della Germania: un business molto ben differenziato per geografie insomma, anche se manca l’Asia.
Nel 2025 l’ebitda adjusted è stato di 991 milioni di euro, il 37,8% dei ricavi, con un saldo in crescita del 14,5% sul 2024. A fine periodo il debito finanziario netto del gruppo Recordati flette si pone a 2,037 miliardi, circa 2,05 volte l’ebitda (leva finanziaria), assolutamente sostenibile.
L’utile netto del gruppo è cresciuto del 6,5% a 651,1 milioni e l’utile netto rettificato è invece balzato del 14,5% a 651,1 milioni di euro.
Recordati, multipli non regalati, anche con la nuova guidance
Con i prezzi a 47,98 euro la capitalizzazione è di circa 10,03 miliardi di euro. Recordati quota quindi a 15,4 volte gli utili del 2025 (P/E Act) e, considerando il debito, con un EV/EBITDA di 12,2x (non economico).
Per il 2026 Recordati ha fissato una guidance:
1) Ricavi tra € 2,73 e 2,80 mld (€ 2.765 mln nel midpoint, +5,6%)
2) EBITDA € 995-1030 mln (€ 1012,5 mln nel midpoint, +2,2%)
3) Utile netto rettificato € 655-685 mln (€ 670 mln nel midpoint, +2,9%)
Sulla base di queste indicazioni quindi i prezzi di oggi scontano un P/E Fwd di 15x e un EV/EBITDA Fwd di 11,9x. Neanche in prospettiva ci sono insomma improvvise opportunità di valore.
L’anno scorso Recordati ha pagato dividendi per 267,6 milioni di euro, circa il 47% dell’utile adjusted 2024. Un altro segnale di stabilità da un settore estremamente stabile come il pharma anche con questi chiari di luna internazionali.
Come anticipato il grafico di Recordati resta carico di incertezze anche oggi e solo allunghi oltre gli estremi citati (oltre € 49,5-50,0 oppure sotto € 45,9) potranno davvero dare ai prezzi quella direzionalità oggi tanto incerta.
Ma non sembra provenire dai dati fondamentali di oggi la spinta decisa che il titolo attende in una direzione o nell’altra.
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