Nexi, l'azione aggiorna i minimi dopo il disimpegno di soci storici
pubblicato:Il titolo approfondisce ancora in territorio inesplorato dopo il restringimento del patto. Saranno ancora più importanti le indicazioni del nuovo piano all’inizio di marzo

Il disimpegno di azionisti storici come Bain Capital e Clessidra da Nexi rischia di presentare la società dei pagamenti digitali al prossimo Capital Markets Day del 4 marzo 2026 sui minimi storici.
Il patto di sindacato aggiornato a ieri concentra infatti la governance del gruppo sui due azionisti principali Hellmann & Friedman (con il 22,23%) e CDP Equity (19,14%) e riduce il peso complessivo del patto parasociale dal 50,4% al 41,37% del capitale sociale di Nexi. A questi due soci di riferimento inevitabilmente toccherà un ruolo ancora più importante nelle necessarie manovre di rilancio di Nexi dopo il no a dicembre all'offerta di TPG per il Digital Banking Solutions che - si dice - fosse stato valutato 1 miliardo di euro .
Nexi, azionisti storici in uscita
Escono azionisti storici come Bain Capital, Advent e Clessidra che avevano diretto la quotazione del 2019 e avevano reinvestito nel gruppo con la fusione con Nets annunciata nel 2020. In quell’occasione si era consolidato il peso di Hellman & Friedman che ancora oggi resta il primo azionista. Escono dalla compagine azionaria con questo aggiornamento del patto anche Eagle (AIBC) & CY SCA, che aveva una quota rilevante del 6,78%, e AB Europe che controllava il 2,24% di Nexi.
In direzione opposta va invece la notizia di ieri che Barclays ha costruito una posizione aggregata del 6,316% del capitale in Nexi: tra "right to recall", "portfolio swap" ed "equity swap" soltanto lo 0,56% è una partecipazione diretta, ma è comunque un segnale.
Mentre importanti azionisti storici di Nexi azzeravano le loro quote nella società dei pagamenti digitali, il titolo accumulava ribassi che soltanto dal 2 febbraio a oggi hanno accumulato una flessione dei prezzi del 14%, con aggiornamenti ripetuti dei minimi storici.
Oggi l’azione tenta una timida reazione (+0,78% a € 3,086) dipo avere aggiornato ancora i bottom: a quota 3,051 euro si pone stamane il nuovo minimo storico, in un territorio inesplorato. Né sono da escludere nuovi approfondimenti in questo territorio inesplorato.
Non è una novità assoluta: l’azione di Nexi perde quota dal 2021 e non sembra riuscire a costruire una base affidabile per un rimbalzo o una reazione credibile. Anche per questo il nuovo piano industriale del prossimo marzo, che accompagnerà i dati del 2025 acquista un valore segnaletico rilevante. Serve riscostruire per intero la proposta di valore della società se si vuole invertire la rotta.
Nexi, i dati della società
L’ultima volta il mercato non aveva accolto bene i risultati del gruppo e anzi aveva colpito il titolo di Nexi con forti vendite.
Nei 9 mesi il gruppo aveva accresciuto del 2,8% a 2,57 miliardi di euro i ricavi e del 3,5% a 1,348 miliardi l’ebitda, ma il terzo trimestre aveva mostra un rallentamento di ricavi (+1,8%) ed ebitda (+0,9%).
Per l’intero 2025 (guidance) il gruppo ha promesso ricavi in crescita “low-to-mid-single digit a/a” (fra i 3,54 e i 3,72 mld, farebbe circa 3,63 miliardi di euro nel punto medio) e un ebitda margin in espansione di almeno 50 punti base (ossia ad almeno il 53,5% che farebbe circa 1,94 miliardi di euro).
Se l’utile netto normalizzato si mantenesse intorno al 39% dell’ebitda, potrebbe quindi attestarsi sui 763 milioni di euro.
A novembre significava un P/E Forward di 6,45, adesso, con una capitalizzazione ridotta ad appena 3,6 miliardi di euro, significherebbe un P/E di appena 4,74.
Parte sempre più rilevante dell'offerta di valore anche l'excess cash generation da 800 milioni di euro che potrebbe tradursi in dividendi e buyback (l'ultima cedola del maggio 2025 era di € 0,25 e aveva assorbito 300 milioni, cui se ne erano aggiunti altrettanti di riacquisto titoli propri).
Il gruppo Nexi ha di recente aggiornato il consensus degli analisti per il periodo 2025-2028, sostanzialmente in linea con la guidance pubblicata da Nexi a novembre per l'esercizio appena concluso.
La media delle proiezioni degli 11 analisti interpellati stima nel periodo una crescita annua dei ricavi e dell'ebitda tra il 2,5% e il 3,5%, con un EPS normalizzato che da 0,65 euro attesi nel 2025 dovrebbe arrivare a 0,81 euro nel 2028.
Interessanti le proiezioni sulla generazione di eccesso di cassa; da 797 milioni nel 2025 a 956 milioni di euro nel 2028.
Potrebbe insomma essere attraente, se non fosse che il titolo ha dimostrato di essere testardamente orientato al ribasso.
Comments
Loading comments...