Borsa Italiana, Pirelli e Leonardo all'attenzione
pubblicato:Sinochem, azionista cinese della casa dello pneumatico, valuterebbe un bond ibrido. Leonardo, un contratto arabo incoraggia i prezzi

Pirelli in calo in avvio di settimana: il titolo ha ceduto lo 0,88% a 6,33 euro dopo avere oscillato tra 6,288 e 6,386.
Secondo indiscrezioni di stampa, Sinochem starebbe valutando l’emissione di un prestito convertibile su circa il 10-15% del capitale Pirelli, riducendo la propria quota al 24,1-19,1%, quindi sotto la partecipazione di Camfin (25,3%). L’obiettivo sarebbe limitare l’influenza dell’azionista cinese per conformarsi alle normative statunitensi relative ai fornitori con azionariato rilevante cinese, in particolare per le attività legate al software dei pneumatici “cyber”.
L’operazione consentirebbe inoltre a Sinochem di mantenere un’opzione strategica: rientrare nel capitale a scadenza del convertibile qualora le tensioni geopolitiche USA-Cina si attenuassero. Sarebbero già state coinvolte diverse banche d’affari (UBS, Rothschild, Société Générale e BNP) per strutturare il possibile collocamento.
Lo scenario appare credibile, ma resta subordinato all’accettazione da parte dell’amministrazione USA, richiesta entro il 17 marzo. In attesa di maggiore chiarezza regolatoria, la visibilità resta limitata: per Equita Sim giudizio HOLD con target price 6,40 euro.
Pirelli, segnali concreti solo oltre i massimi del 30 maggio 2025
Pirelli si trova ormai da settimane in una situazione molto tipica delle fasi di attesa del mercato: i prezzi non scendono davvero, ma non riescono nemmeno a salire.
Il titolo continua infatti a gravitare attorno alla resistenza di 6,338 euro, che corrisponde al massimo segnato il 30 maggio 2025. Ogni tentativo di allungo viene riassorbito e ogni piccolo arretramento trova compratori: è la classica zona di equilibrio tra chi vuole uscire e chi sta accumulando.
Proprio questa lunga permanenza sotto la stessa soglia ha portato alla costruzione, in area 6,45–6,50, di una configurazione tecnica delicata: un possibile triplo massimo.
Non è automaticamente un segnale ribassista, ma indica una cosa precisa — il mercato sta provando più volte a superare un prezzo senza riuscirci. Più tentativi falliscono, più aumenta la probabilità che qualcuno perda la pazienza e inizi a vendere.
Il punto decisivo diventa quindi il minimo del 28 gennaio a 6,19 euro.
Se i prezzi dovessero scendere sotto quel livello, la figura ribassista troverebbe conferma e il movimento potrebbe accelerare, con spazio almeno verso 5,70–5,75, dove passa la prima vera area di supporto costruita nei mesi precedenti.
Al contrario, una chiusura sopra 6,50 euro cambierebbe completamente la lettura.
In quel caso non parleremmo più di distribuzione ma di accumulazione: il mercato avrebbe assorbito tutte le vendite presenti sulla resistenza e libererebbe spazio per un movimento direzionale verso area 7 euro.
In sostanza Pirelli è ferma, ma non tranquilla.
Sta comprimendo volatilità e costruendo energia: più dura questa fase laterale, più il movimento successivo tende a essere rapido. Il titolo non ha ancora scelto la direzione — ma quando lo farà difficilmente lo farà con gradualità.
Leonardo, a incoraggiare i corsi anche un contratto arabo
Rialzo superiore ai 3 punti percentuali ieri per Leonardo grazie al contratto con il Ministero della Difesa dell'Arabia Saudita per l'acquisto di quattro velivoli C-27J Maritime Patrol Aircraft (MPA). Le consegne saranno avviate nel 2029. Il controvalore dell'accordo non è stato rivelato. Il C-27J è un aereo da trasporto tattico multi- missione, la cui flotta in servizio ha superato le 290.000 ore di volo, spesso utilizzato per il contrasto alle moderne minacce sottomarine e di superficie, per lo svolgimento efficace di missioni di ricerca e soccorso e per compiti di trasporto e aviolancio.
Leonardo, il quadro grafico
Il grafico di Leonardo è caratterizzato dal recente tentativo di allungo che lo scorso mese ha spinto i prezzi sui nuovi record assoluti a 61,00 euro.
Il rialzo è stato poi smorzato dalla successiva flessione che ha ricondotto le quotazioni all'interno dell'intervallo di oscillazione laterale dei mesi precedenti, quando il titolo si è preso una pausa dopo le fatiche del rally partito nel 2022.
Il gap up lasciato aperto a inizio anno a quota 51,40 potrebbe fungere da calamita per i corsi, richiamandoli verso di sé prima che si possa assistere ad un nuovo tentativo di allungo che nel medio lungo periodo sembrerebbe potersi spingere verso i 70,00 euro circa.
Sotto 49,70 invece lo scenario rialzista perderebbe forza in favore del riavvicinamento alla base del trading range in area 43,00, importante riferimento per la tenuta del trend rialzista di fondo.
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