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Effetto Covid-19 sui pc è davvero finito. Hp licenzia ancora

di Raffaele Rovatipubblicato:

Hp chiude il quarto trimestre in rosso e licenzia ancora (fino a 6.000 gli esuberi). Il big Usa conferma il calo della domanda di pc. L'effetto Covid-19 è davvero finito.

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Se ancora ci fosse stato qualche dubbio sulla fine del boom della domanda di elettronica sono i risultati trimestrali di Hp a confermare che l'effetto Covid-19 è davvero finito. E il colosso Usa dei pc lo ribadisce con l'annuncio di nuovi esuberi.

Hp licenzia ancora dopo che l'ultima volta aveva ridotto il suo organico globale di circa 9.000 addetti a fine 2019, prima dello scoppio della pandemia di coronavirus.

La reazione di Wall Street è stata positiva (i mercati apprezzano sempre i tagli di personale), a fronte per altro di un declino del titolo Hp intorno al 22% da inizio 2022 (contro la flessione del 16,50% dell'S&P 500).

Effetto Covid-19 finito. Hp chiude il quarto trimestre in rosso e licenzia

Il gruppo di Palo Alto ha comunicato per il quarto trimestre dell'esercizio 2022, chiuso lo scorso 31 ottobre, perdite nette per 2 milioni di dollari, contro i 3,1 miliardi di utile del pari periodo del precedente anno fiscale.

Hp ha spiegato che il rosso riflette in gran parte i costi legati a un accordo legale. Su base rettificata l'eps si è attestato a 85 centesimi, contro gli 84 centesimi del consensus di FactSet. I ricavi sono calati dell'11% annuo (8% a valute costanti) a 14,8 miliardi, contro i 14,7 miliardi stimati dagli analisti.

La divisione Personal Systems, il business principale ovvero quello dei computer, ha segnato una contrazione dei ricavi del 13% annuo, a fronte di calo delle consegne del 21% (26% per i pc portatili, 3% per i desktop). I ricavi generati dai pc in ambito enterprise sono scesi del 6% annuo, a fronte del crollo del 25% del segmento consumer.

Hp conferma. Finito davvero l'effetto Covid-19 sulla domanda di pc

Nessuna novità. La situazione del business dei pc era stata ampiamente illustrata dai dati del terzo trimestre delle società di ricerca Idc e Gartner, che avevano evidenziato come tra i quattro maggiori produttori Lenovo, Hp, Dell e Apple solo quest'ultima avesse registrato una crescita delle consegne (e per altro solo secondo Idc).

Crescita che, oltre tutto, era in parte figlia dei problemi registrati da Cupertino nel precedente trimestre. E i risultati di Hp confermano la debolezza della domanda.

Anche per questo la società californiana ha annunciato il suo Future Ready Transformation, piano di ristrutturazione triennale che comporterà fino a 6.000 licenziamenti, con l'obiettivo di abbattere i costi di almeno 1,4 miliardi entro la fine del 2025.

Il piano arriva dopo la conclusione del precedente, da 9.000 esuberi, annunciato a fine 2019 e finalizzato a una media lorda di 1 miliardo di dollari l'anno di risparmi a partire dalla fine dell'esercizio chiuso il 31 ottobre scorso.

Hp non vede ripresa domanda nel 2023 e annuncia 6.000 licenziamenti

E per l'anno fiscale appena iniziato il chief executive Enrique Lores non prevede un miglioramento della domanda, considerando le pressioni inflazionistiche e la recessione alle porte. La stima è di un declino del 10% delle consegne di pc.

"La nostra aspettativa è che a un certo punto il mercato cambierà e vedremo di nuovo una crescita nelle categorie dei pc", ha dichiarato Lores, precisando di ritenere improbabile che ciò accada nel 2023.

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