Energia, inflazione e crescita: perché il rischio macro resta elevato

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Un nuovo shock energetico potrebbe spingere l’inflazione fino al 6% in Italia

Energia, inflazione e crescita: perché il rischio macro resta elevato

La guerra in Medio Oriente pesa sulle attese di inflazione

Secondo diverse simulazioni macroeconomiche, un prolungamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe avere effetti molto significativi sull’economia europea, soprattutto attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia.

Uno scenario di chiusura prolungata dello stretto di Hormuz potrebbe determinare un aumento dei prezzi di petrolio e gas fino al +133%, con conseguenze rilevanti per inflazione, crescita e competitività.

Per l’Italia l’impatto potrebbe essere particolarmente significativo:

  • inflazione fino al 6%

  • PIL in contrazione fino al -0,7%

  • aumento della bolletta energetica delle imprese di circa 21 miliardi

  • aumento dell’incidenza dei costi energetici dal 4,9% al 7,6%

  • riduzione del potere d’acquisto delle famiglie

  • rallentamento dell’occupazione

  • indebolimento dell’export

Anche uno scenario meno estremo, con prezzi dell’energia in aumento del 60%, porterebbe comunque l’economia italiana in una fase di stagnazione.

In questo contesto il vero problema non è solo l’aumento del costo dell’energia, ma la ridotta capacità degli Stati di attenuarne gli effetti.

Come evidenziato nel primo articolo https://www.ftaonline.com/caro-energia-margine-fiscale.html, il livello elevato di debito pubblico limita la possibilità di nuovi stimoli fiscali.

Come discusso nel secondo articolo https://www.ftaonline.com/spesa-difesa-politiche-espansive.html, una quota crescente di risorse pubbliche è destinata alla difesa, riducendo ulteriormente lo spazio per politiche economiche espansive.

Contesto macro caratterizzato da elementi negativi

Il risultato è un contesto macro caratterizzato da:

  • crescita debole

  • inflazione potenzialmente più persistente

  • politiche monetarie meno accomodanti

  • maggiore volatilità sui mercati finanziari

L’OCSE sottolinea che nel lungo periodo la soluzione passa attraverso una riduzione della dipendenza energetica e un miglioramento dell’efficienza energetica.

Questo implica:

  • investimenti in rinnovabili

  • diversificazione delle fonti energetiche

  • maggiore autonomia strategica europea

  • riduzione dell’esposizione a shock geopolitici

L’economia europea resta esposta alle dinamiche del mercato energetico globale

Nel breve periodo tuttavia l’economia europea resta esposta alle dinamiche del mercato energetico globale.

Ed è proprio questa combinazione di fattori – debito elevato, aumento della spesa per la difesa, inflazione energetica e crescita debole – che rappresenta uno dei principali driver dei mercati finanziari nei prossimi trimestri.

Un contesto in cui la variabile geopolitica continuerà probabilmente a influenzare non solo l’economia reale, ma anche le scelte di politica monetaria e l’andamento dei mercati.

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