Eni, dati trimestre in recupero oltre le attese

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
8 min

Reduce da un anno debole, il bilancio resta appeso all'idrocarburo che da il 90% dell'utile operativo. Tagli dei costi importanti e proventi da partecipazioni limitano l'impatto dei bassi prezzi di greggio e gas sui ricavi. Bene la distribuzione che fa leva sul buyback

Eni, dati trimestre in recupero oltre le attese

Almeno dallo scorso luglio Eni fa nettamente meglio dei prezzi del petrolio e dimostra la capacità di trasformare in numeri un business sempre più plurale per prodotti, servizi e posizionamento nella filiera dell’energia. Ma fino a un certo punto.

Se il superamento del lato alto di un canale rialzista indica un rafforzamento del trend, la tendenza dai minimi del liberation day dello scorso aprile (a 11,01 euro, quindi praticamente sul supporto psicologico), ha inviato il segnale in questi giorni.
Confermano gli acquisti di oggi, in occasione dei risultati del 2025 e del IV trimestre.
Portano i prezzi a un top di 19,23 euro, su livelli che non si vedevano dal settembre 2014. Il prossimo target è ai livelli di qualche mese prima, a € 20,46, a portata di mano, ma dopo un balzo dei prezzi del 75% in meno di un anno, guardare i fondamentali di bilancio e le prospettive del gruppo e della remunerazione degli azionisti diventa – se possibile – ancora più importante.

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Eni, tre sfide nel 2025, ecco come è andata

Come è andato l’anno scorso con gli scossoni di Trump alla globalizzazione che spesso hanno compresso le quotazioni del petrolio greggio che alla fine è il vettore di quell’assetto commerciale messo a rischio?

Come ha superato Eni il 2025 del decoupling dal gas russo e dei nuovi acquisti di metano Usa dalle economie europee?

Come è andato, infine l’anno del rafforzamento dell’euro sul dollaro che ha aiutato non poco gli acquisti UE di energia ed evitato un boom dell’inflazione?

  • La produzione: +1% nel 2025 con un’accelerazione al 7% nel IV trimestre, in media fanno 1,728 mln di barili di petrolio equivalente al giorno (boe/d) che crescono a 1,839 mln nell’ultimo quarto.
    Il petrolio tira la volata dei volumi: +7% nell'anno; +13% nei 3 mesi: fanno ormai 890 mila barili giornalieri.
    Il gas chiude l’anno in calo (-4%), ma nel trimestre è un +2% a una media di 141 mln di metri cubi al giorno (ossia circa 900-950 mila boe/d, ossia due produzioni bilanciate per volumi).
    Questa la produzione, i volumi di vendita -14% a 43,72 miliardi di metri cubi nel 2025 (13,41 mld nel 4Q).

  • I prezzi? Sono una grossa fetta della storia: per il petrolio da 73,6 $ nel 2024 a una media di $ 63,5 nel 2025, a una media di $ 58,4 nell’ultimo trimestre.
    Il prezzo del gas stabile a 256 $ anno su anno, flette in realtà del 6% a $ 243 per mille metri cubi nel quarto trimestre. Conta il valore dell’euro ovviamente, l’anno scorso è cresciuto del 15% sul dollaro (EUR/USD da 1,03 a 1,174) e un altro mezzo punto percentuale fino agli 1,182 dell’ultimo mese.

Per un’industria vera come Eni, questi numeri sono il contesto di base. Costruiamoci un po’.

L’anno scorso Eni ha prodotto in media 890 mila boe/d, che a 7,299  barili per tonnellata (equivalenza indicata da Eni) fanno circa 42 mln di tonnellate di petrolio nell’anno. Nel 2025 la stessa Eni ha raffinato nei suoi impianti 24,94 milioni di tonnellate di petrolio (tasso impiego globale 80%, in Italia 14,22 t), quindi in pratica Eni raffina circa il 60% del petrolio che produce, il resto va a magazzino e vendite, dal che si capisce come mai lo stesso CEO Claudio Descalzi abbia detto di recente di volere riportare Eni nel trading del petrolio e del gas dove non opera dal 2019. Poi c’è anche il potenziale: riserve certe passate da 6,5 a 6,9 miliardi di barili. Ma andiamo ai soldi.

Eni, ricavi in calo con i prezzi di greggio e gas

Eni ha chiuso il 2025 con un calo dei ricavi totali del 7% a 82,151. Peggio nel quarto trimestre: -12% a 20,61 mld. Dentro il giro d’affari da punti di Pil italiano operano i vari business in sinergie che complicano un po’ l’analisi, ma sono anche la forza di un gruppo verticalmente integrato.

  • E&P (exploration & production) ricavi -7% a 50,36 mld;

  • Gas e GNL mondiale -9% a 17,12 mld;

  • Enilive e Plenitude (vendita al dettaglio di energia, car sharing, generazione da rinnovabili…) -6% a 29,27 miliardi;

  • Raffinazione & Chimica -14% a 18,18 mld,

  • Corporate e altro +9% a 2,073 mld.

Sì poi vengono quasi 35 miliardi di elisioni di consolidamento, ma la sostanza è che Eni riduce il giro d’affari in maniera rilevante in tutti i rami del business, 6, 6 miliardi di ricavi in meno in definitiva.

Sicuramente il calo dei prezzi dell’idrocarburo ha un peso forte, visto l’aumento dei volumi.

Eni, in soccorso forti tagli dei costi e proventi da partecipazioni

Ma Eni riesce anche a conseguire importanti risparmi:

  1. 1.

    Taglio di 4,3 miliardi di euro di costi operativi: -6% a 70,29 miliardi di euro nell’intero 2025.

  2. 2.

    Taglio di 2,12 miliardi di euro di ammortamenti, svalutazioni etc (i D&A dell’ebitda): -19% a 8,96 mld nel 2025.

Eni inoltre, sulla scorta del famoso piano satellitare che valorizza i progetti vendendone quote a investitori terzi sempre ben felici di entrarci, ha realizzato proventi su partecipazioni per 1,587 miliardi di euro (1,16 a patrimonio netto, 242 mln da dividendi, 77 mln da plusvalenze da cessioni etc.)

Insomma Eni ha perso 6,6 miliardi di ricavi ma ne ha guadagnati quasi 8 da risparmi di costi operativi e proventi da partecipazioni: saldo +1,6 miliardi di euro circa.

Sottrazioni e somme che avvicinano all’utile operativo proforma adjusted che crolla del 15% a 12,22 miliardi, ma somma voci in direzione opposta.

  • L’E&P è ancora il grosso, il 91% del totale fa 11,16 miliardi in calo del 14%. Ma gli altri migliorano tutti:

  • GGP&Power +9% a € 1,39 mld

  • Enilive&Plenitude +6% a 1,2 mild

  • Anche refining e chimica riducono le perdite del 3% a 689 mln

Ma ovviamente è più complicata di così. Prendiamo gli special item, le voci straordinarie da +1,87 mld (-19%): accolgono oneri di svalutazione di attività per la vendita da 1,191 mld e oneri di svalutazione da 905 milioni sugli impianti chimici. Le perdite sui derivati delle materie prime di Enilive/Plenitude pesano 469 milioni, ma ci sono proventi da 408 milioni dai derivati nelle divisioni GGP e Power (Gas GNL e anche la produzione termoelettrica).

Eni, lo sprint finale trimestrale

Alla fine l’utile netto adjusted (corretto per le poste straordinarie di cui sopra) si riduce del 5% a 4,989 mld.
Anno debole? Sì, ma con uno sprint finale.

Nel quarto trimestre l’E&P mostra un utile operativo proforma adj in aumento dell’1% a 2,79 mld, a cascata il consolidato cresce del 6% a 2,86 miliardi (più che dimezzate le perdite chimiche a 109 mln) e balzano di quasi 300 mln a 931 totali gli special item da escludere (quindi sommare): l’utile adjusted trimestrale dell’ENI balza del 35% a 1,196 miliardi: un dato ben oltre il 25% in più del consensus Bloomberg. Anche la voce intermedia dell’utile operativo da 2,86 mld aveva battuto il consensus dell’11%

E il futuro? Diremmo che resta appeso all’idrocarburo se ci seducessero le rime, ma in realtà i movimenti degli altri business, mettendoci dentro anche il gas, sono forse una delle parti più vitali del bilancio di Eni. Oltretutto va riconosciuto che le emissioni dirette scope 1 di Eni sono calate da 21,2 a 18,6 milioni di tonnellate di CO2equ.

Nel 2026 sono attesi investimenti lordi da 7 miliardi, netti 5 miliardi, gearing tra il 10 e il 15%, produzioni di idrocarburi in linea con il piano al 2028. E' un percorso: il debito netto è stato tagliato di 2,8 mld a € 9,38 mld, se si considera la PFN senza leasing su cui viene calcolato il gearing computando 52,78 mld di patrimonio netto.

E gli azionisti? Eni ha migliorato l’anno scorso la politica di distribuzione che prevede il 35-40% di distribuzione del CFFO agli azionisti tra dividendi e buyback. Il flusso di cassa netto ante variazione circolante al costo di rimpiazzo adjusted (CFFO) ha raggiunto i € 12,5 mld, significa in media 4,7 miliardi per gli azionisti.

Del piano ben € 1,4 mld tra la seconda tranche del dividendo 2025 (€ 0,77 mld) e il riacquisto di azioni proprie (€ 0,67 mld). Pochi giorni fa, il 18 febbraio, il gruppo ha concluso un buyback da 1,8 mld per 119 milioni di azioni. Per altri dettagli sulla guidance bisognerà aspettare il 19 marzo 2026.

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