Borse europee sui massimi storici: fiducia cauta in attesa del test chiave sull’inflazione USA
pubblicato:Europa forte sul piano tecnico, ma il vero baricentro resta negli Stati Uniti e nella credibilità della Fed

L’azionario europeo aggiorna i massimi storici
L’azionario europeo aggiorna i massimi storici, muovendosi in un clima di fiducia prudente mentre gli investitori attendono uno degli appuntamenti macro più rilevanti delle prossime settimane: i dati sull’inflazione statunitense di dicembre, in uscita alle 14:30 ora italiana.
Il rally europeo si inserisce in una fase di rotazione selettiva, con il mercato che continua a premiare la visibilità sugli utili e la stabilità dei tassi, ma senza ignorare i rischi che arrivano dal fronte macro e politico-monetario.
Dato chiave l'inflazione statunitense di dicembre
Il consensus si attende un indice dei prezzi al consumo Usa stabile al 2,7% su base annua, mentre la componente core dovrebbe accelerare leggermente al 2,7% dal 2,6% precedente.
La lettura di novembre era stata considerata artificialmente “benigna” a causa di distorsioni legate allo shutdown federale, motivo per cui il dato di dicembre viene visto come un test più affidabile della dinamica inflattiva sottostante.
Un’inflazione core in lieve risalita rafforzerebbe l’idea di un percorso di disinflazione non lineare, coerente con una Fed ancora cauta.
Questi numeri arrivano a ridosso di un report sul mercato del lavoro dai segnali contrastanti: la creazione di nuovi posti di lavoro ha rallentato, ma il tasso di disoccupazione è sceso marginalmente.
Un mix che descrive un’economia in raffreddamento ordinato, più che in deterioramento, e che al momento non giustifica un cambio di rotta imminente della politica monetaria.
Il mercato si attende tassi Usa invariati a gennaio
Non a caso, il mercato assegna probabilità prossime al 100% a tassi invariati nella riunione di fine mese, e circa il 73% di chance di tassi fermi anche nel meeting del 18 marzo.
In questo contesto, le parole del presidente della Fed di New York, John Williams, vanno nella stessa direzione: l’economia statunitense viene giudicata “sana” nel 2026 e non vi sono motivi urgenti per tagliare i tassi nel breve periodo.
Anno potenzialmente turbolento per la Federal Reserve.
Sul piano più strutturale, tuttavia, il 2026 si preannuncia come un anno potenzialmente turbolento per la Federal Reserve.
L’indipendenza della banca centrale non è ritenuta a rischio, ma il quadro istituzionale è complesso: si attende l’annuncio di un nuovo presidente della Fed già nei primi mesi dell’anno, con insediamento entro maggio 2026.
I nomi in circolazione includono figure molto conosciute a Wall Street, con un profilo fortemente orientato ai mercati.
Attenzione ai "bond vigilantes"
Il punto chiave, sottolineato dagli osservatori, è che una Fed percepita come troppo sensibile alle pressioni della Casa Bianca rischierebbe di innescare forti reazioni negative: aumento della volatilità, disancoraggio delle aspettative di inflazione e soprattutto la risposta dei cosiddetti “bond vigilantes”, che attraverso il mercato obbligazionario determinano in ultima analisi il costo del credito.
È per questo che, al di là dei cambi di leadership, la credibilità della Fed resta un pilastro imprescindibile della stabilità finanziaria.
A rendere il quadro ancora più incerto contribuiscono le tensioni politiche, la possibile decisione della Corte Suprema sulla governatrice Lisa Cook e una Fed internamente divisa sulle prospettive economiche.
Tutti elementi che fanno della banca centrale americana non solo un arbitro della politica monetaria, ma anche una delle principali variabili di rischio per i mercati nel corso dell’anno.
Il vero baricentro dell’attenzione resta negli Stati Uniti
In sintesi, mentre l’Europa celebra nuovi massimi e guarda con ottimismo selettivo al 2026, il vero baricentro dell’attenzione resta negli Stati Uniti: inflazione, Fed e credibilità istituzionale continueranno a dettare il ritmo dei mercati globali. Il contesto resta favorevole, ma richiede cinture ben allacciate.
Il future EuroStoxx 50 conferma e rafforza l’impostazione rialzista
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Il future EuroStoxx 50 conferma e rafforza l’impostazione rialzista già evidenziata nelle precedenti analisi. La struttura di fondo resta solida, costruita su una sequenza regolare di minimi e massimi crescenti, che indica un trend ben controllato dagli acquirenti e privo, al momento, di segnali di distribuzione.
Dopo la rottura del massimo di metà novembre in area 5.825 punti, il mercato ha accelerato con decisione. Quel livello, che aveva rappresentato una resistenza chiave, si è trasformato in supporto strutturale, confermando la validità del breakout.
Le prese di profitto successive sono rimaste contenute e ordinate, segnale tipico di un mercato forte, dove la domanda assorbe rapidamente l’offerta.
Medie mobili: trend pulito e ben allineato
Il quadro delle medie mobili rafforza ulteriormente la lettura positiva:
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la media esponenziale a 10 giorni continua a guidare il movimento di breve periodo ed è fortemente inclinata al rialzo;
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la 50 giorni segue con pendenza positiva e svolge un ruolo di supporto dinamico di primo livello;
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la 100 giorni, più arretrata, mantiene una traiettoria crescente e definisce il trend di medio periodo.
La distanza dei prezzi dalle medie più veloci segnala forza, ma suggerisce anche la possibilità di brevi pause tecniche o consolidamenti senza che ciò comprometta l’impostazione rialzista di fondo.
Obiettivi: primo target centrato, ora si guarda oltre
Dal punto di vista dei target, la proiezione del 50% dell’ampiezza della precedente fase laterale ha individuato correttamente la prima area obiettivo tra 6.000 e 6.040 punti, zona che è stata raggiunta e testata. Questo livello rappresenta un naturale punto di equilibrio del movimento, dove è fisiologico assistere a maggiore selettività e a prese di beneficio.
Un superamento stabile di area 6.040 rafforzerebbe lo scenario di continuazione del trend, aprendo la strada verso il secondo obiettivo in area 6.170 punti, corrispondente alla proiezione completa (100%) della congestione accumulata tra estate e inizio autunno. Si tratterebbe di un’estensione coerente con la struttura attuale, non di un movimento eccessivamente tirato.
Supporti e livelli di attenzione
Sul lato opposto, i primi segnali di indebolimento emergerebbero solo con:
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ritorni sotto 5.900 punti,
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e successivamente sotto 5.750–5.700 punti, area dove transitano supporti dinamici e la base dell’ultimo impulso rialzista.
Solo discese più profonde, verso i minimi di fine novembre, metterebbero realmente in discussione la struttura rialzista. Al momento, tuttavia, questo scenario resta secondario.
Conclusione
In sintesi, il future EuroStoxx 50 rimane ben impostato al rialzo. Il mercato sta lavorando sopra ex resistenze trasformate in supporti, con una dinamica tecnica ordinata e coerente. Le eventuali fasi di consolidamento vanno interpretate più come pause di riaccumulo che come segnali di esaurimento del trend, finché i supporti chiave continuano a reggere.
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