Fed alza i tassi, Wall Street arretra: il Dow Jones rompe un supporto chiave

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Prima stretta monetaria dal 2023: Fed Funds al 3,75-4%, mentre il Treasury decennale chiude sopra il 5%

Fed alza i tassi, Wall Street arretra: il Dow Jones rompe un supporto chiave
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Messaggio restrittivo arrivato dalla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh

La Federal Reserve ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, portando l’intervallo obiettivo dei Fed Funds al 3,75-4%. Si tratta del primo rialzo dei tassi dal 2023 e di una brusca inversione rispetto ai tagli effettuati dalla banca centrale alla fine dello scorso anno.

La decisione, approvata all’unanimità con 12 voti favorevoli, era stata ampiamente anticipata.

A penalizzare Wall Street non è stato quindi tanto il rialzo in sé, quanto il messaggio restrittivo arrivato dalle nuove proiezioni e dalla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh.

La grande maggioranza dei componenti del FOMC prevede infatti almeno un altro aumento entro la fine del 2026, che porterebbe il costo del denaro poco sopra il 4%. Soltanto quattro dei 18 partecipanti ipotizzano tassi inferiori a tale livello alla fine del prossimo anno.

Warsh: inflazione troppo alta da troppo tempo

Il presidente della Fed ha giustificato la stretta sottolineando che l’inflazione rimane troppo elevata da troppo tempo, mentre l’economia americana mostra segnali di rafforzamento.

Warsh ha descritto il rialzo come la rimozione di una parte dell’accomodamento monetario, necessaria per rendere le condizioni finanziarie più coerenti con l’obiettivo di riportare tempestivamente l’inflazione verso il 2%.

Le parole del presidente hanno rafforzato l’impressione che il rialzo non rappresenti un intervento isolato, ma l’inizio di una nuova fase restrittiva. La Fed ha raramente modificato i tassi una sola volta dopo avere deciso un’inversione della politica monetaria.

La banca centrale deve però affrontare un problema particolarmente complesso: l’aumento dei prezzi non deriva soltanto da un eccesso di domanda interna, ma anche da fattori sui quali i tassi hanno un’efficacia limitata.

Petrolio, diesel e investimenti nell’IA alimentano l’inflazione

La nuova offensiva della Fed è stata resa necessaria soprattutto dal deterioramento delle prospettive sull’inflazione.

Il conflitto in Iran ha spinto il petrolio intorno ai 100 dollari al barile, mentre le tensioni sulle infrastrutture energetiche russe hanno aggravato i problemi di raffinazione.

Il rincaro del diesel è ancora più pronunciato di quello del greggio e si sta trasferendo sui costi di trasporto, sulla logistica e sulle tariffe aeree.

Il rischio è che lo shock energetico si dimostri più persistente di quanto inizialmente previsto e finisca per contaminare una parte più ampia del paniere dei prezzi.

A queste pressioni si aggiunge il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

La costruzione di data center sta aumentando rapidamente la domanda di energia, capitale, componenti e manodopera specializzata.

La spesa procede a un ritmo più veloce rispetto alla capacità dell’offerta di adeguarsi, creando nuove tensioni inflazionistiche.

Un rialzo di 25 punti base non può aumentare la produzione di petrolio né fermare investimenti nell’IA caratterizzati da rendimenti attesi molto elevati.

La Fed può tuttavia raffreddare il resto dell’economia, riducendo consumi e investimenti in altri settori per compensare le pressioni generate dagli shock energetici e tecnologici.

Il Treasury decennale chiude sopra il 5%

La reazione più importante è arrivata dal mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale, sceso fino al 4,95% prima della decisione, ha invertito la direzione e ha concluso la seduta al 5,003%.

È la prima chiusura sopra il 5% dal 2007 e il livello più elevato degli ultimi 19 anni. Il rialzo conferma che il mercato non considera ancora sufficiente la stretta della Fed per riportare rapidamente l’inflazione sotto controllo.

Storicamente, la permanenza del decennale sopra questa soglia è stata piuttosto breve.

Nelle precedenti otto occasioni, tutte concentrate tra il 2006 e il 2007, il rendimento era tornato sotto il 5% in meno di due mesi, con una durata media di appena 12 sedute.

Il contesto attuale presenta tuttavia alcune differenze rilevanti: all’inflazione energetica si aggiungono l’elevato fabbisogno di finanziamento del Tesoro, l’espansione degli investimenti legati all’IA e la crescente concorrenza dei data center nella raccolta di capitali.

Se il decennale riuscisse a stabilizzarsi sopra il 5%, il mercato dovrebbe iniziare a incorporare un regime strutturalmente più oneroso per mutui, prestiti e finanziamenti aziendali.

Wall Street scende dopo la conferenza stampa

Le vendite si sono intensificate dopo l’inizio della conferenza stampa di Warsh. Il Dow Jones ha perso oltre 700 punti, circa l’1,4%, mentre l’S&P 500 è arretrato dello 0,6%. Più contenuta la flessione del Nasdaq, in calo dello 0,2%.

La maggiore debolezza del Dow riflette la sensibilità dei titoli industriali, finanziari e legati ai consumi all’aumento del costo del denaro.

Il Nasdaq ha invece beneficiato della relativa tenuta dei grandi gruppi tecnologici, sostenuti dal ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

La reazione non è stata attenuata neppure dalla discesa del petrolio: il Brent ha perso il 2,7% a 105,83 dollari al barile, ma rimane su livelli sufficientemente elevati da continuare ad alimentare le aspettative d’inflazione.

Dow Jones: rotta la trendline rialzista

Il grafico del Wall Street 30 evidenzia un netto deterioramento tecnico. Il CFD è sceso in area 51.500 punti, dopo essersi mosso tra circa 51.200 e 52.300, rompendo la trendline crescente che accompagnava il rialzo dai minimi di giugno.

La violazione della linea, transitante intorno a 51.900-52.000 punti, è stata accompagnata dalla discesa sotto entrambe le principali medie mobili:

  • la media mobile a 20 periodi, collocata intorno a 52.750-52.800 punti;

  • la media mobile a 50 periodi, passante poco sotto 52.700 punti.

La media più veloce ha inoltre iniziato a piegare verso il basso, segnalando una perdita di momentum.

La sequenza di massimi decrescenti formatasi dopo il picco di agosto in area 54.500 è coerente con l’avvio di una fase correttiva più profonda.

Supporto decisivo tra 51.000 e 51.200 punti

Il primo sostegno coincide con il minimo della seduta, in area 51.150-51.200 punti. La sua violazione confermata aprirebbe la strada verso 50.800-51.000, fascia già interessata da precedenti minimi e massimi tra maggio e giugno.

Fed alza i tassi, Wall Street arretra: il Dow Jones rompe un supporto chiave

Sotto 50.800, la pressione ribassista potrebbe estendersi verso:

  • 50.400-50.500 punti;

  • 49.800-50.000 punti;

  • 49.400-49.500 punti, importante area di sostegno formatasi a maggio.

Il ritorno sotto 50.000 cancellerebbe una parte significativa del rialzo sviluppato dalla primavera e renderebbe più evidente il passaggio da una semplice correzione a un’inversione di medio periodo.

Le resistenze da recuperare

Per attenuare il segnale negativo, il Dow dovrà innanzitutto recuperare 51.900-52.000 punti, trasformando la rottura della trendline in una falsa perforazione.

Un primo miglioramento arriverebbe sopra 52.300-52.350, massimo della seduta e livello dal quale è partita l’accelerazione ribassista successiva alla Fed.

La barriera più importante rimane però compresa tra 52.650 e 52.800 punti, dove transitano le medie mobili esponenziali a 20 e 50 periodi.

Soltanto il ritorno sopra questa fascia permetterebbe di ridimensionare il deterioramento tecnico e di ipotizzare un recupero verso 53.200-53.500 punti.

Fino ad allora, eventuali rimbalzi conserveranno prevalentemente una natura tecnica.

Una stretta che rischia di colpire soprattutto la domanda

La Fed si trova di fronte a un equilibrio molto delicato. Lasciare i tassi invariati avrebbe rischiato di indebolire la credibilità nella lotta all’inflazione.

Alzarli significa invece aumentare ulteriormente la pressione su famiglie e imprese senza poter intervenire direttamente sulle cause dello shock energetico.

Il tasso medio sui mutui trentennali è già risalito vicino al 7%, dal 6% di febbraio. Carte di credito, prestiti automobilistici e nuovi finanziamenti aziendali risentiranno inoltre rapidamente dell’aumento dei Fed Funds.

Il rischio è che per compensare l’inflazione generata da petrolio e investimenti nell’IA, la banca centrale finisca per comprimere in misura crescente i consumi, l’edilizia e i settori produttivi più sensibili ai tassi.

La reazione negativa di Wall Street indica che gli investitori hanno iniziato a temere proprio questo scenario: una politica monetaria più restrittiva mentre l’inflazione resta elevata per ragioni che la Fed può controllare soltanto indirettamente. Per il Dow Jones, la tenuta di area 51.000-51.200 rappresenta ora il primo banco di prova.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.