Wall Street arriva indebolita alla Fed, ma senza un deterioramento strutturale
pubblicato:Il rialzo di 25 punti base con il FOMC di oggi è quasi interamente scontato: saranno dot plot, petrolio e parole di Warsh a decidere la reazione

La Borsa americana si presenta alla riunione della Federal Reserve di oggi in una condizione di debolezza tattica, ma non ancora di inversione ribassista generalizzata. Le vendite delle ultime sedute hanno deteriorato i segnali di breve periodo, mentre il quadro di medio termine rimane più resistente soprattutto per S&P 500 e Nasdaq.
La riunione del FOMC si conclude oggi, 16 settembre, come confermato dal calendario della Federal Reserve. Il mercato attribuisce una probabilità molto elevata a un rialzo di 25 punti base: la metodologia del CME FedWatch ricava queste probabilità dai prezzi dei future sui Fed Funds.
Proprio perché l’aumento del costo del denaro è ormai largamente incorporato, il rialzo in sé potrebbe avere un impatto limitato.
Saranno più importanti le nuove proiezioni sui tassi, le previsioni su crescita e inflazione e le indicazioni del presidente Kevin Warsh sulla possibilità di ulteriori strette.
Gli indici hanno perso forza nel breve periodo
La tabella del 16 settembre che si può vedere nella newsletter giornaliera di FtaOnline (scrivi a info@ftaonline.comm per provare gratuitamente il canale telegram Econotrade Insighst all'interno del quale troverai la NL) mostra un mercato in fase correttiva:
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il Dow Jones, a 52.093 punti, presenta un segnale di vendita attivo da sei sedute e un trend di medio termine moderatamente ribassista;
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il Nasdaq Composite, a 25.981 punti, è passato in “Strong Sell” da cinque sedute, pur conservando un trend di medio periodo moderatamente rialzista;
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l’S&P 500, a 7.585 punti, presenta un segnale precedente di vendita, ma mantiene ancora un’impostazione moderatamente rialzista nel medio termine.
Il quadro non indica quindi una capitolazione. Nasdaq e S&P 500 hanno perso momentum, ma non hanno ancora cancellato la struttura positiva costruita nei mesi precedenti.
Più fragile appare il Dow Jones, penalizzato dalla debolezza di numerosi titoli industriali, finanziari e legati ai consumi.
Un ulteriore elemento da considerare è la volatilità ancora relativamente contenuta degli indici: 8,73% per l’S&P 500, 10,78% per il Dow Jones e 12,28% per il Nasdaq Composite.
Il mercato è sotto pressione, ma non manifesta ancora le caratteristiche tipiche di una fase di panico.
I livelli da monitorare dopo la decisione
I livelli indicati dal modello permettono di identificare con precisione i primi supporti:
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S&P 500: area 7.560 punti;
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Nasdaq Composite: area 25.800 punti;
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Dow Jones: area 51.790-51.800 punti.
La violazione simultanea di questi riferimenti confermerebbe un’accelerazione della correzione e segnalerebbe che il mercato considera la Fed più restrittiva del previsto.
Sul fronte opposto, una reazione positiva dovrebbe riportare gli indici sopra le rispettive soglie di arresto dei segnali ribassisti:
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S&P 500: 7.695 punti;
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Nasdaq Composite: 26.530 punti;
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Dow Jones: 52.885-52.900 punti.
Il superamento di questi livelli suggerirebbe che la correzione precedente alla Fed ha già assorbito buona parte dello scenario negativo.
Il mercato è molto selettivo
L’analisi dei componenti del Dow Jones mostra una dispersione particolarmente elevata. Non siamo di fronte a un ribasso uniforme, ma a una forte rotazione settoriale.
Energia in evidenza
Chevron è il titolo tecnicamente più solido della tabella che si può trovare nella nostra newsletter:
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coefficiente rendimento/rischio pari a 10;
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segnale “Strong Buy”;
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trend di medio termine molto rialzista;
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performance da inizio anno del 42,88%.
Il rialzo del petrolio sopra 100 dollari sostiene il settore energetico, ma rappresenta contemporaneamente un problema per il resto del mercato perché alimenta l’inflazione e spinge verso l’alto i rendimenti obbligazionari.
Tecnologia ancora resistente, ma sotto pressione
Il comparto tecnologico presenta segnali contrastanti:
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Apple conserva un trend rialzista, guadagna il 21,88% da inizio anno e mantiene un’operazione positiva del 6,87%;
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Microsoft resta molto rialzista nel medio termine, ma ha perso l’1,64% e si trova molto vicina allo stop di 496,78 dollari;
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Amazon è in “Strong Sell”, con trend di medio termine ribassista;
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Cisco presenta un quadro molto ribassista;
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Intel rimane moderatamente rialzista nel medio termine, ma è estremamente volatile dopo il guadagno del 163% da inizio anno;
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Salesforce conserva un trend molto rialzista, ma la volatilità al 76,58% e il beta di 2,45 la rendono particolarmente sensibile alla riunione Fed.
Il segnale “Strong Sell” sul Nasdaq deriva quindi dalla perdita di momentum delle ultime sedute, non ancora da un’inversione generalizzata dei grandi titoli tecnologici.
Se però il rendimento del Treasury decennale rimanesse stabilmente sopra il 5%, le valutazioni del comparto growth diventerebbero più difficili da sostenere.
Industriali e consumi sono l’area più debole
I segnali peggiori si concentrano sui titoli ciclici e sui consumi:
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Boeing presenta un trend molto ribassista ed è negativa da inizio anno;
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Caterpillar rimane positiva del 36,77% nel 2026, ma il trend è diventato molto ribassista;
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Home Depot perde l’11,22% da gennaio e l’operazione short guadagna già oltre l’11%;
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McDonald’s cede il 17,29% da inizio anno;
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Nike è il titolo più debole, con “Strong Sell”, coefficiente rendimento/rischio pari a 1 e perdita annuale superiore al 43%;
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Walmart presenta un trend molto ribassista nonostante la relativa stabilità del prezzo.
Questa debolezza indica che il mercato teme già le conseguenze dei tassi elevati sul credito, sul reddito disponibile e sulla domanda dei consumatori.
I tre scenari per la riunione Fed
1. Rialzo di 25 punti base con messaggio equilibrato
È lo scenario probabilmente più favorevole. La Fed alza i tassi, ma chiarisce che le prossime decisioni dipenderanno dai dati e riconosce il rischio di un rallentamento economico.
Poiché il rialzo è già scontato, Wall Street potrebbe reagire con un rimbalzo da “sell the rumor, buy the news”. In questo caso, S&P 500 e Nasdaq avrebbero maggiori possibilità di recuperare rispettivamente 7.695 e 26.530 punti.
2. Rialzo di 25 punti base con indicazioni aggressive
Sarebbe lo scenario più problematico. Nuove proiezioni con almeno tre ulteriori rialzi, previsioni d’inflazione riviste verso l’alto e un Warsh preoccupato dal petrolio potrebbero spingere il Treasury decennale stabilmente sopra il 5%.
La pressione si concentrerebbe sui titoli growth, sulle società con beta elevato, sui consumi discrezionali e sulle imprese più indebitate. La rottura di 7.560 per l’S&P 500 e di 25.800 per il Nasdaq confermerebbe la prosecuzione della fase correttiva.
3. Nessun rialzo o messaggio sorprendentemente morbido
Una pausa inattesa potrebbe provocare un rialzo immediato delle azioni, ma la reazione successiva sarebbe meno scontata. Il mercato potrebbe domandarsi se la Fed stia sottovalutando l’inflazione alimentata dal petrolio. In quel caso i rendimenti a lunga scadenza potrebbero continuare a salire, limitando il recupero di Wall Street.
Fed e Treasury potrebbero muoversi in direzioni opposte
Un rialzo dei Fed Funds non implica necessariamente un ulteriore aumento del rendimento decennale.
Se la Fed apparisse credibile nella lotta all’inflazione, il mercato potrebbe concludere che la stretta rallenterà l’economia e farà scendere i prezzi nel medio periodo. In questo caso, il Treasury a 10 anni potrebbe stabilizzarsi o ripiegare, offrendo sostegno alle azioni.
Se invece la banca centrale venisse considerata in ritardo rispetto allo shock petrolifero, il decennale potrebbe superare stabilmente il 5%.
Sarebbe questo, più del rialzo di 25 punti base, il vero rischio per Wall Street.
Una correzione ancora controllata
In sintesi, la Borsa americana arriva alla Fed indebolita, selettiva e vulnerabile, ma non ancora compromessa.
Il Nasdaq è il segmento più esposto alla reazione dei rendimenti, mentre il Dow Jones mostra una debolezza più diffusa nei titoli industriali e dei consumi. L’S&P 500 conserva la struttura più equilibrata.
Il segnale decisivo non sarà quindi la variazione iniziale successiva al comunicato, spesso molto volatile, ma la chiusura rispetto ai livelli chiave:
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7.560 punti per l’S&P 500;
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25.800 per il Nasdaq Composite;
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51.800 per il Dow Jones.
La loro tenuta consentirebbe di classificare il movimento delle ultime sedute come una correzione preventiva in vista della Fed. Una rottura con rendimenti obbligazionari ancora in aumento trasformerebbe invece la debolezza tattica in un deterioramento tecnico più serio.
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