Borse europee pronte al rimbalzo? Euro Stoxx 50, Dax e Ftse Mib difendono supporti decisivi
pubblicato:Petrolio e rendimenti restano i principali rischi per l'azionario: decisiva la Federal Reserve

Le Borse europee terminano la seduta in territorio negativo, ma recuperano gran parte delle perdite registrate nelle prime ore di contrattazione.
Dai grafici arrivano alcuni segnali incoraggianti, con Euro Stoxx 50, Dax e Ftse Mib che reagiscono in corrispondenza di supporti tecnici rilevanti.
Euro Stoxx 50: reazione da un supporto strategico
L’Euro Stoxx 50 ha proseguito la correzione iniziata dopo il massimo di agosto, ma nella parte finale della seduta ha reagito con decisione dall’area compresa tra 6.190 e 6.220 punti.
In questa fascia convergono due riferimenti tecnici importanti: la media mobile esponenziale a 130 giorni e il massimo raggiunto alla fine di febbraio, già più volte testato con successo tra giugno e luglio.
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La sovrapposizione di un supporto statico e di uno dinamico aumenta l’importanza dell’area.
La lunga ombra inferiore della candela giornaliera segnala inoltre che, dopo l’affondo iniziale, sono tornati gli acquisti.
Una risalita sopra 6.290-6.300 punti rappresenterebbe il primo segnale di stabilizzazione, mentre il superamento di 6.340-6.360 permetterebbe di ipotizzare un recupero più consistente verso 6.400-6.450 punti.
Al contrario, una chiusura sotto 6.190 punti indebolirebbe sensibilmente la struttura tecnica e potrebbe aprire una nuova fase correttiva verso 6.100 e successivamente area 6.000-6.050 punti.
Dax: possibile hammer sulla base del canale
Il Dax ha raggiunto la parte inferiore del canale crescente costruito a partire dal minimo del 18 maggio, reagendo dopo una discesa intraday fino in area 25.200-25.250 punti.
La seduta ha prodotto una candela simile a un hammer, caratterizzata da un corpo contenuto e da una lunga ombra inferiore.
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Questa configurazione segnala il rifiuto dei prezzi più bassi, ma necessita di una conferma.
Un ritorno sopra 25.500-25.550 punti fornirebbe un primo indizio favorevole, mentre il superamento di 25.750-25.800 potrebbe alimentare un recupero verso 26.000 e successivamente 26.250 punti.
La base del canale resta il riferimento decisivo. Una violazione confermata di 25.200 punti trasformerebbe il segnale di reazione in un falso movimento e aumenterebbe il rischio di una discesa verso 25.000 e 24.750 punti.
Il Dax conserva quindi una struttura rialzista di medio periodo, ma si trova in una fase particolarmente delicata: la tenuta del canale dovrà essere accompagnata da un miglioramento della dinamica dei massimi e dei minimi giornalieri.
Ftse Mib: dragonfly doji su una doppia area di sostegno
Il Ftse Mib ha registrato un deciso recupero dai minimi, disegnando una possibile dragonfly doji proprio in corrispondenza della media mobile esponenziale a 100 giorni e della linea mediana del canale crescente originato dal minimo di aprile 2025.
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L’area compresa tra 51.100 e 51.300 punti rappresenta quindi il principale spartiacque tecnico.
La reazione da questa fascia suggerisce che i compratori non hanno ancora abbandonato il mercato, nonostante il deterioramento osservato nelle ultime settimane.
Per trasformare il segnale in una ripartenza più credibile, l’indice dovrà recuperare inizialmente 52.000-52.200 punti.
Sopra questa fascia si aprirebbe spazio verso 52.600-52.800, mentre il superamento di 53.000 punti consentirebbe di mettere nuovamente nel mirino i massimi di agosto in area 53.700-54.000.
Una chiusura sotto 51.100 punti, e soprattutto la rottura del minimo della seduta, invaliderebbe invece la dragonfly doji e la tenuta della linea mediana del canale.
In questo scenario aumenterebbe il rischio di una discesa verso 50.500-50.600 e successivamente verso la soglia psicologica dei 50.000 punti.
Un rimbalzo possibile, non ancora un’inversione
La lettura congiunta dei tre grafici evidenzia una coincidenza significativa: Euro Stoxx 50, Dax e Ftse Mib hanno raggiunto contemporaneamente aree di supporto importanti e hanno recuperato dai minimi intraday.
Questo comportamento può anticipare un rimbalzo tecnico, ma non è ancora sufficiente per decretare la conclusione della correzione. Per avere una conferma serviranno:
- •
il superamento dei massimi delle rispettive candele di reazione;
- •
il ritorno sopra le prime resistenze;
- •
una diminuzione della pressione sui rendimenti obbligazionari;
- •
l’assenza di una nuova accelerazione del petrolio.
La reazione successiva alla Federal Reserve sarà quindi determinante.
Un rialzo dei tassi accompagnato da indicazioni meno aggressive potrebbe favorire il rimbalzo; una comunicazione ancora restrittiva, soprattutto in presenza di petrolio e rendimenti in aumento, potrebbe invece provocare la rottura dei supporti.
In sintesi, il rapporto tra rischio e rendimento è migliorato in prossimità dei livelli raggiunti, ma lo scenario resta tattico e subordinato alla tenuta dei minimi di seduta.
La loro violazione trasformerebbe le configurazioni potenzialmente rialziste in falsi segnali, imponendo una nuova valutazione del quadro tecnico.
Petrolio e rendimenti mantengono alta la tensione
Il contesto macrofinanziario rimane tuttavia delicato. Il petrolio torna al centro dell’attenzione, con il WTI a 104,67 dollari e il Brent intorno a 108,40 dollari.
Le tensioni in Medio Oriente continuano a sostenere le quotazioni e ad alimentare il rischio di nuove pressioni inflazionistiche.
Secondo StreetAccount, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha sottolineato come gli attacchi reciproci nel Golfo stiano ostacolando gli sforzi diplomatici, mentre il Qatar ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze di un’eventuale chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb.
In controtendenza il gas naturale europeo, con le quotazioni ad Amsterdam scese sotto gli 80 euro per megawattora.
Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale statunitense ha raggiunto durante la giornata il 5,04%, superando i massimi del 2023, per poi riportarsi sotto il 5%.
Il movimento accresce la sensibilità delle azioni alle imminenti decisioni di Federal Reserve, Bank of England e Bank of Japan.
Tutto dipende dalla Fed
La seduta statunitense resta dominata dall’attesa per la Federal Reserve. Il mercato attribuisce una probabilità superiore al 90% a un rialzo dei Fed Funds di 25 punti base, ma sarà soprattutto il tono del comunicato, insieme alle nuove proiezioni economiche e alle indicazioni sui prossimi interventi, a orientare i mercati.
Sul fronte macroeconomico, le vendite comparabili Redbook sono aumentate dell’8,5% su base annua nella settimana terminata il 12 settembre, dal precedente +8,3%.
L’Empire State Manufacturing Index è invece sceso a 7,6 punti dai 20,6 di agosto, risultando inferiore ai 15 punti attesi e segnalando un rallentamento dell’espansione manifatturiera nello Stato di New York.
Prima della decisione della Fed saranno pubblicate anche le vendite al dettaglio statunitensi, altro dato potenzialmente importante per le aspettative sui tassi.
Segnali di reazione, ma serve una conferma
Nonostante il quadro macroeconomico e geopolitico rimanga complesso, i tre indici europei sembrano mostrare la volontà di costruire almeno un rimbalzo di breve periodo.
La contemporanea reazione da supporti significativi rafforza questa possibilità, ma non rappresenta ancora una conferma definitiva dell’inversione.
Solo una discesa sotto i minimi registrati nella seduta vanificherebbe le configurazioni rialziste, riaprendo lo spazio per una nuova accelerazione negativa.
La tenuta di tali livelli potrebbe invece favorire un recupero, soprattutto se la Federal Reserve non dovesse assumere un tono più aggressivo rispetto alle attese.
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