Treasury USA contro dividendi dell’S&P 500: il risultato è 5 a 1

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Il rendimento del decennale americano raggiunge il 5%, mentre il dividend yield dell’indice scende intorno all’1,08%: il divario sfiora 400 punti base

Treasury USA contro dividendi dell’S&P 500: il risultato è 5 a 1
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Il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni ha raggiunto il 5%

Il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni ha raggiunto il 5%, tornando su un livello che non si vedeva dal 2023.

Contemporaneamente, il dividend yield dell’S&P 500 è sceso intorno all’1,08%, uno dei valori più bassi degli ultimi decenni.

Il confronto sul reddito corrente appare netto:

  • Treasury USA decennale: 5%;

  • dividend yield dell’S&P 500: 1,08%;

  • differenza: 3,92 punti percentuali, equivalenti a 392 punti base;

  • rendimento del Treasury: circa 4,6 volte quello dei dividendi dell’indice.

Semplificando il risultato in un titolo: Treasury USA–dividendi S&P 500, 5 a 1.

Il rendimento azionario è vicino ai minimi storici

Il dividend yield dell’S&P 500 si colloca circa un terzo sotto le sue medie storiche.

Già ad aprile 2026 S&P Dow Jones Indices indicava un rendimento dell’1,12%, il livello più basso dal 2002, attribuendolo soprattutto alle valutazioni elevate dei comparti tecnologici e growth.

La compressione del rendimento deriva da diversi fattori:

  • le quotazioni sono cresciute più rapidamente dei dividendi;

  • la capitalizzazione dell’indice è concentrata in società tecnologiche che distribuiscono una parte relativamente contenuta degli utili;

  • molte aziende preferiscono restituire capitale attraverso i buyback;

  • una quota importante degli utili viene reinvestita per finanziare la crescita e, in particolare, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il basso dividend yield segnala quindi valutazioni elevate, ma riflette anche la struttura profondamente cambiata dell’indice.

Il confronto non è perfettamente omogeneo

Il 5% del Treasury rappresenta un rendimento a scadenza, calcolato considerando prezzo, cedole e rimborso del capitale.

Se il titolo viene acquistato e mantenuto fino alla scadenza, il rendimento nominale in dollari è sostanzialmente noto, salvo il rischio sovrano.

Il Dipartimento del Tesoro calcola la curva sulla base delle quotazioni di mercato dei titoli governativi più recenti.

Il dividend yield dell’S&P 500 misura invece soltanto i dividendi distribuiti rispetto al valore dell’indice. Non comprende:

  • la crescita futura degli utili;

  • l’aumento dei dividendi;

  • i riacquisti di azioni proprie;

  • l’eventuale apprezzamento delle quotazioni.

Il confronto 5% contro 1,08% è pertanto valido per il reddito corrente, ma non equivale a un confronto completo dei rendimenti totali attesi.

Il ruolo decisivo dei buyback

Il dividend yield sottostima il capitale complessivamente restituito agli azionisti americani. Molte società statunitensi privilegiano i buyback anche per ragioni fiscali e di flessibilità.

Il riacquisto di azioni riduce il numero dei titoli in circolazione e, a parità di utile complessivo, aumenta l’utile per azione.

Può quindi sostenere indirettamente le quotazioni anche senza produrre un flusso di cassa immediato per tutti gli investitori.

Per ottenere una misura più completa sarebbe necessario utilizzare lo shareholder yield, formato da: dividend yield + buyback yield – nuove emissioni azionarie.

Anche includendo i buyback, tuttavia, il rendimento corrente distribuito dall’azionario rimane inferiore al 5% offerto dal Treasury.

Il confronto più significativo è con l’earnings yield

Un raffronto più omogeneo può essere effettuato trasformando il rapporto prezzo/utili dell’S&P 500 nel suo inverso, l’earnings yield.

Con un P/E forward di 19,1 volte: Earnings yield=1/19,1=5,24%

Il rendimento teorico degli utili dell’S&P 500 è quindi vicino al 5,24%, soltanto 24 punti base sopra il Treasury decennale al 5%.

È probabilmente questo il segnale più importante. L’investitore azionario accetta una volatilità superiore, l’incertezza sulle stime e il rischio di contrazione degli utili, ma riceve un earnings yield iniziale quasi identico al rendimento di un titolo governativo.

Il premio implicito dell’azionario appare dunque estremamente contenuto.

Per giustificare le quotazioni correnti, gli utili dovranno continuare a crescere rapidamente.

Gli utili continuano a sostenere Wall Street

Per il momento l’S&P 500 è difeso dalla solidità dei risultati aziendali.

Le stime disponibili indicano una crescita degli utili del terzo trimestre 2026 vicina al 28,7%, in miglioramento rispetto al 26,6% previsto alla fine di giugno.

Se confermato, sarebbe il terzo trimestre consecutivo con un aumento degli utili superiore al 25%. Anche le indicazioni societarie restano favorevoli: 72 aziende avrebbero fornito guidance positive, contro 42 negative.

Le principali proiezioni per l’intero 2026 rimangono elevate, anche se presentano differenze significative:

  • Barclays stima un EPS di circa 365 dollari;

  • Goldman Sachs indica approssimativamente 340 dollari;

  • le previsioni complessive implicano una crescita annua degli utili molto sostenuta.

Il grafico degli ultimi dieci anni evidenzia una relazione stretta tra andamento dell’S&P 500 e crescita dell’EPS forward.

La salita dell’indice non è stata quindi sostenuta soltanto dall’espansione dei multipli: anche le aspettative sugli utili sono aumentate sensibilmente.

Intelligenza artificiale al centro della crescita

La crescita degli utili è concentrata soprattutto in alcuni comparti:

  • Information Technology;

  • Communication Services;

  • semiconduttori;

  • infrastrutture per data center;

  • energia.

Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere domanda di chip, capacità di calcolo, reti, sistemi di raffreddamento e produzione di energia.

Meta Platforms e le altre grandi società tecnologiche contribuiscono in misura rilevante alle revisioni positive degli utili.

Questa concentrazione rappresenta però anche un rischio. Se i ritorni economici degli investimenti nell’IA dovessero risultare inferiori alle aspettative, le stime potrebbero essere riviste al ribasso proprio mentre il costo del capitale rimane elevato.

Quanto possono resistere gli utili con tassi al 5%?

Questa è la domanda centrale per Wall Street. Tassi di mercato così elevati producono effetti progressivi sull’economia:

  • aumentano il costo di rifinanziamento delle imprese;

  • rendono più onerosi mutui e credito al consumo;

  • riducono la convenienza degli investimenti finanziati a debito;

  • comprimono il valore attuale degli utili futuri;

  • offrono agli investitori un’alternativa obbligazionaria più competitiva;

  • possono rallentare buyback, acquisizioni e spesa per investimenti.

L’impatto non è immediato, perché molte grandi società hanno finanziamenti a tasso fisso e consistenti riserve di liquidità.

Con il passare del tempo, tuttavia, una quota crescente del debito deve essere rifinanziata alle nuove condizioni.

Finché gli utili continueranno a crescere del 20-30%, l’azionario potrà sopportare rendimenti obbligazionari elevati.

Una decelerazione degli utili, accompagnata da un Treasury stabile intorno al 5%, renderebbe invece molto più fragile l’equilibrio.

Le azioni ad alto dividendo sono un’alternativa?

Gli investitori alla ricerca di reddito possono rivolgersi ai Dividend Aristocrats o ai titoli con dividend yield elevato. In alcuni comparti sono presenti rendimenti sensibilmente superiori alla media dell’indice:

  • REIT come VICI Properties, Crown Castle e Healthpeak;

  • società dei consumi come Altria, Kraft Heinz e General Mills;

  • titoli telecom come Verizon;

  • farmaceutici come Pfizer;

  • industriali come UPS.

In alcuni casi i rendimenti si collocano tra il 5% e il 7%, avvicinandosi o superando quello del Treasury.

Rendimenti eccezionalmente elevati possono però segnalare una caduta delle quotazioni, un payout poco sostenibile o il rischio di un taglio della cedola.

Un Treasury al 5% presenta infatti un profilo molto diverso da un’azione al 6%: nel secondo caso dividendo e capitale dipendono dai risultati aziendali e dall’andamento del mercato.

La nuova concorrenza del reddito fisso

Il Treasury decennale al 5% non implica necessariamente un’imminente caduta dell’S&P 500. Segnala però che il reddito fisso è tornato a rappresentare una vera alternativa.

La scelta dipende dagli obiettivi:

  • chi cerca reddito nominale prevedibile trova oggi nei Treasury una remunerazione molto più elevata;

  • chi punta alla crescita reale del capitale continua a guardare alle azioni;

  • chi teme inflazione e aumento dei rendimenti deve considerare il rischio di duration del decennale;

  • chi acquista l’S&P 500 deve confidare nella prosecuzione della crescita degli utili.

Il risultato “5 a 1” racconta una parte importante della storia: il Treasury domina sul reddito corrente.

Ma il confronto con l’earnings yield produce un’indicazione ancora più significativa: obbligazioni e azioni offrono ormai rendimenti iniziali teorici quasi equivalenti, nonostante il rischio molto diverso.

Wall Street può continuare a salire finché gli utili crescono.

Il vero interrogativo è quanto a lungo le aziende riusciranno a mantenere questa traiettoria con rendimenti al 5%, energia costosa e condizioni finanziarie sempre più restrittive.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.