Poste verso la conquista di TIM, come sarà il nuovo gruppo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Dopo il rilancio l’offerta sfiora i due terzi del capitale e dal 21 al 25 settembre ci sarà la riapertura. Ecco il nuovo scenario

Poste verso la conquista di TIM, come sarà il nuovo gruppo
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Venerdì sera Poste Italiane ha comunicato di avere raggiunto il 66,627% del capitale di TIM e questo cambia tutto lo scenario in vista della riapertura dell’offerta pubblica di acquisto e scambio nei giorni dal 21 al 25 settembre 2026.

OPAS di Poste su TIM, lo scenario dopo il balzo delle adesioni

Appena lunedì sera, 7 settembre, il gruppo aveva comunicato due decisioni importanti al mercato sul dossier: alzava il corrispettivo in denaro di 30 centesimi a 1,97 euro (lasciando invariata la componente in titoli dell’offerta a 0,218 azioni Poste per ogni titolo TIM) e rinunciava alla condizione soglia del 66,67% del capitale di TIM per decretare il successo dell’offerta.

In quel momento le adesioni all’offerta si fermavano ancora al 6,15% soltanto dei titoli oggetto di offerta (circa 105 milioni di azioni di TIM) e, sebbene sia tipica un’adesione alle offerte all’ultimo momento, qualche preoccupazione sembrava trapelare.

Venerdì sera 11 settembre cambiava di nuovo tutto lo scenario: quella percentuale dei titoli oggetto di offerta portati in adesione balzava al 58,3% e complessivamente quindi Poste Italiane dichiarava di controllare già potenzialmente il 66,627% del capitale di Telecom Italia.

In pratica Poste ha già raggiunto quei due terzi del capitale che costituivano la condizione soglia appena rinunciata e che le consentirebbero in pratica di avere il controllo di una eventuale assemblea straordinaria di TIM dove potrebbero far approvare la fusione e il delisting del gruppo.

Ma, visto che ci saranno altri 5 giorni di riapertura dell’offerta, c’è già chi ha alzato l’asticella e afferma che Poste potrebbe puntare al 90% (obbligo di acquisto) e quindi al 95% (diritto di acquisto) che le consentirebbe il delisting di TIM dalle quotazioni con la procedura più usuale.

Nel capitale di Telecom Italia sarebbero rimasti diversi ETF e investitori passivi che difficilmente mantengono delle posizioni in titoli diventati poco liquidi.

Il rischio per piccoli azionisti e professionisti diversificati è infatti quello di rimanere incastrati in un titolo decisamente meno liquido a questo punto (già sopra il 90% Poste si è detta intenzionata a non ricostituire il flottante).

La corazzata Poste Italiane procede insomma e probabilmente gli spazi per manovre alternative si sono ridotti in maniera decisiva a questo punto.

Non stupisce che l’ad di Poste Matteo Del Fante abbia rivendicato al TG Poste:

“Ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo e partiranno le attività di integrazione delle due aziende”.

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La nuova Poste-TIM, le idee su cui si fonda il piano

Ma dunque come sarà la nuova Poste-TIM che sembra destinata a nascere da un merger sempre più nell’aria tra due storiche sigle di Piazza Affari? Vale la pena di ricordarlo.

Poste Italiane ha l’ambizione di costruire con TIM la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia. Questo vuol dire quindi non solto il primo network di distribuzione per un ampio e crescente numero di servizi, ma anche la sua infrastruttura connessa, al termine di un percorso che ha già nove anni di integrazioni alle spalle.

È un piano sorretto dall’idea che il confine tra mondo fisico e digitale stia scomparendo e che sempre più nell’interazione economica tra persone e mondo fisico si inseriranno algoritmi, dispositivi e agenti intelligenti.
Questo regalerà un vantaggio competitivo importante a chi gestirà l’infrastruttura di questa convergenza, quindi reti, cloud, edge-computing, dati.

Già oggi Poste Italiane conta 35 milioni di clienti e integra competenze finanziarie avanzate a servizi fisici e digitali. Per scalare questo modello con una rete fissa e mobile di scala nazionale, con infrastrutture cloud e data center ha individuato da tempo in TIM un asset risolutivo.

D’altronde c’è un percorso che accomuna Poste e TIM a diversi player del sempre più articolato settore dei servizi, dalle utility ai fornitori di connettività fino alle banche, ossia l’integrazione dei servizi.

La rapida evoluzione dei servizi strategici sui dati (cloud, cyber-security, internet delle cose, identità digitale...) raccomandano poi una massa critica rilevante e una dotazione adeguata.

È l’appuntamento con il digitale e l’intelligenza artificiale al quale Poste si presenta dopo un percorso di rafforzamento patrimoniale e reddituale di vari anni.
È l’obiettivo di un campione nazionale al servizio della sovranità del Paese grazie anche a una governance chiara e stabile (il controllo di Poste è riferibile in primis a soggetti pubblici) e alla capacità di generare cassa e investimenti per il futuro.
Se l’integrazione con TIM andrà avanti – come adesso sembra sempre più probabile – nella misura sperata, Telecom Italia potrà diventare ancora di più una leva per la digitalizzazione delle imprese italiane e della Pubblica Amministrazione.

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Poste-TIM, i numeri del futuro campione nazionale del digitale

Qualche numero in più aiuta senz’altro a comprendere il disegno complessivo dell’ad Matteo Del Fante e del direttore generale Giuseppe Lasco.

I numeri della nuova POSTE-TIM

  • 150 mila dipendenti (120 mila attuali di Poste e oltre 25 mila quelli TIM)

  • Ricavi aggregati da 26,9 miliardi di euro

  • Ebit aggregato proforma da 4,8 miliardi di euro

  • Quasi 13 mila sportelli Poste + oltre 4 mila punti vendita TIM + oltre 49 mila partner terzi

  • Oltre 19 milioni di clienti digitali attivi

Con il rilancio dell’offerta del 7 settembre Poste ha portato il valore implicito della su proposta per Telecom Italia a 11,34 miliardi di euro (€ 3,36 mld circa in contanti), un premio del 14,16% sulla data di riferimento del 20 marzo 2026.
La stessa Poste ha calcolato su questi numeri una valutazione di TIM standalone pari a un EV/EBITDA di 5,6x volte circa i dati del 2025 e a un EV/OpFCF di 7 volte circa, sempre sui dati del 2025.

Poste si aspetta dall’operazione a regime sinergie annue di almeno 0,7 miliardi di euro (ante imposte). Di queste 0,5 miliardi di euro sono sinergie di costo che la società si aspetta due anni dopo il completamento dell’accordo e oltre 0,2 miliardi di euro sono sinergie di ricavo che Poste si aspetta entro tre anni.

Poste prevede sinergie di ricavo dall’integrazione delle basi clienti proprie e di TIM, dalle soluzioni per imprese e pubblica amministrazione al cross-selling di prodotti finanziarie e assicurativi fino all’integrazione dell’offerta telco.
Naturalmente faranno parte del piano azioni tipiche come la razionalizzazione della rete, la centralizzazione del procurement e l’integrazione delle piattaforme IT. Le efficienze di costo si svilupperanno anche su questi piani.

Poste comunque prevede di mantenere un rating investment grade, anche dopo i costi una tantum valutati in 0,7 miliardi di euro che peseranno soprattutto sugli esercizi 2026 e 2027.

Il gruppo guidato da Matteo Del Fante calcola che l’operazione avrà un impatto positivo sull’utile per azione già dal 2027 (eps accretive).
Generazione di cassa, solidità finanziaria e riserve patrimoniali garantiranno poi un impatto neutrale sul dividendo per azione pagato sull’utile 2026.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.