Generali in prima linea nel risiko, le ultime novità lo confermano

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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L'ok dell'IVASS a Intesa sull'offerta per MPS ribadisce il ruolo centrale del Leone di Trieste nelle maggiori partite finanziarie di Piazza Affari. Così l'apertura al dialogo di Axa. Ecco il quadro che ha reso Generali uno dei migliori titoli del Ftse MIB negli ultimi mesi

Generali in prima linea nel risiko, le ultime novità lo confermano
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Generali in prima linea. Alla faccia del carattere spiccatamente difensivo del settore assicurativo il Leone di Trieste ha messo a segno una delle migliori performance del Ftse MIB sia nell’ultimo mese (+3,56%), che nell’ultimo anno (+38,15%). Fermo restando che è nella natura della finanza l’abbinamento di molteplici cause e molteplici effetti, c’è però una parola che in un attimo riassume le ragioni di questo rally solo apparentemente sorprendente e quella parola è RISIKO.

Certo sarebbe ingeneroso tralasciare i risultati magnifici e progressivi del management sul fronte della redditività e della patrimonializzazione della compagnia, nonostante il recente stop alla maxi-aggregazione con Natixis che avrebbe proiettato la società nell’Olimpo dell’asset management europeo con una joint venture da 1,9 trilioni di euro di attivi in gestione. È successo pochi mesi fa, ma sembra passata una vita perché lo scenario di consolidamento del settore bancario italiano registra da mesi colpi di scena ed evoluzioni spesso imprevedibili, con un immancabile postilla spesso in calce ai pezzi di cronaca finanziaria:

Il vero obiettivo è Generali”.

Generali, l'ok dell'IVASS alla conquista delle sue quote e non solo

È di queste ore la notizia che Intesa Sanpaolo ha ottenuto un via libera preventivo dell’IVASS, l’autorità che vigila sulle compagnie assicurative e autorizza (o meno) preventivamente le acquisizioni di assicurazioni o di partecipazioni qualificate nelle compagnie (ex art. 68 del D.Lgs. 7-9-2005 n. 209 ossia il Codice delle Assicurazioni Private).

L’OK dell’autorità presieduta da Paolo Angelini riguarda gli effetti non troppo secondari dell’eventuale successo dell’offerta di Intesa su MPS, la banca senese che controlla il 13,35% del capitale del Leone di Trieste tramite la controllata Mediobanca.
Il piano di Intesa, come noto, prevede lo spezzatino di MPS tra quote di Mediobanca e una metà circa degli sportelli, che resterebbero all’istituto guidato da Carlo Messina, e un altro grosso pezzo di MPS che invece andrebbe a Unipol e quindi alla sua partecipata Bper che con il nuovo perimetro sposterebbe la sede centrale a Siena e riprenderebbe il nome di Monte dei Paschi.

Le garanzie sulla sede, il supporto ai territori, il rapporto con i vari stakeholder giunte proprio da Carlo Cimbri, presidente di Unipol, hanno qualche giorno fa solo in parte rasserenato il clima di protesta che dagli enti locali era montato fino a Roma, dove il governo, a differenza che in altri casi (come quello del golden power su Banco BPM a difesa dall’offerta di Unicredit) ha deciso sostanzialmente di non intervenire.

Ancora una volta Generali è chiamata direttamente in causa: l’autorizzazione dell’IVASS a Intesa riguarda proprio partecipazioni qualificate indirette in Generali, AXA MPS Assicurazioni Vita e AXA MPS Assicurazioni Danni, che l’istituto di credito erediterebbe da MPS. Già ai primi annunci della proposta, l’ad Carlo Messina ha sottolineato che la banca controllava una quota del 3,13% della compagnia triestina (aggiorniamo le quote alle ultime indicazioni del sito di Generali), cui potrebbe aggiungersi in caso di successo dell’opas su Rocca Salimbeni appunto un altro 13,35% circa. Intesa diverrebbe il primo azionista di Generali, che oggi capitalizza circa 70,8 miliardi di euro contro i 119,5 della stessa Intesa Sanpaolo (prima naturalmente dell’aumento di capitale al servizio dell’offerta su MPS) e i 129,75 miliardi di euro della capitalizzazione a Piazza Affari di Unicredit.

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Generali, nella partita del risiko spunta sempre, ecco come

Movimenti tra i pilastri di Borsa Italiana insomma e la stessa Unicredit, impegnata in un consolidamento della conquista tedesca dei Commerzbank, ha un ruolo di primo piano nel dossier non sempre adeguatamente evidenziato. La banca guidata da Andrea Orcel ha infatti in pancia il 9,05% di Generali, quota che ne fa il terzo azionista dopo MPS/Mediobanca e gli eredi del Vecchio presenti con Delfin (10,15%). Tutti pezzi da novanta insomma, come Caltagirone, che ha un prezioso 6,32% di Generali e un altro 10,26% in MPS dove la stessa Delfin è primo azionista da 17,53% del capitale. Con Caltagirone e Delfin l’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio condivide il ruolo di indagato per sospetto concerto da parte della Procura di Milano. In realtà a quanto emerso, dopo il tentativo di Caltagirone di defenestrare lo stesso Lovaglio e l’incredibile vittoria di quest’ultimo all’assemblea dello scorso aprile che lo rimise in sella alla banca senese con il sostegno proprio di Delfin e Banco BPM ma non di Caltagirone appunto, il sospetto di concerto sbiadisce un po’ e anche le operazioni in oggetto sono superate dall’evoluzione di uno scenario sul quale i tribunali ancora una volta si mostrano spiazzati, tardivi, più di disturbo che di supporto al regolare andamento delle negoziazioni e all’applicazione delle regole a tutela del risparmio. Pesa molto di più sul risiko a questo punto la spaccatura in Delfin tra Leonardo Maria Del Vecchio, gli altri eredi e il presidente di EssilorLuxottica Francesco Milleri.

Comunque sia proprio Lovaglio nutre ovviamente un piano diverso da Intesa, che in parole povere mira a smontare la sua ardita architettura che gettava un ponte tra MPS e Mediobanca, e ha lanciato un’offerta su Banco BPM e Banca Generali che non solo rafforza la prospettiva di una MPS a 360 gradi nel business finanziario, ma chiamerebbe a sua volta in causa proprio Generali che di Banca Generali è azionista con oltre il 50% del capitale e può quindi decidere del successo di questa offerta. Dopo diverse pronunce di analisti e osservatori a sostegno di Intesa e in sfavore di MPS, le cui mosse anche alcune agenzie di rating, hanno visto come soggette a eccessivi rischi di esecuzione, proprio Generali ha rimesso in gioco Lovaglio e i piani di MPS. Era il 27 agosto 2026 e il cda di Generali apriva il dossier dell’offerta senese con “la propria disponibilità a valutare la proposta di MPS, che prospetta una più ampia collaborazione industriale volta a sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti per entrambe le società”.

Il riferimento neanche troppo velato era alla partnership assicurativa di MPS con i francesi di Axa, in scadenza nell’ottobre 2027, ma già oggetto di mire da parte di tanti attori.

La bancassurance, il matrimonio tra business bancario e assicurativo, è stato negli ultimi anni uno dei motori principali del consolidamento bancario e finanziario italiano e con il Danish Compromise, che lo favorisce, ha preso quota ancora di più negli ultimi mesi nonostante qualche stop europeo (come quello a Banco BPM sull’applicazione della clausola con Anima). Oggi ritorna di prepotente attualità, perché Generali, se conferisse le sue quote di Banca Generali all’offerta di MPS potrebbe non solo diventare uno dei primi azionisti della seconda banca italiana, ma anche aprire un canale di distribuzione di peso tramite gli sportelli di Rocca Salimbeni. Il CEO di Axa appena ieri ha aperto al dialogo nei prossimi mesi sulla sua collaborazione assicurativa con MPS, un altro segnale importante.

Se più riprese l’offerta di Intesa è parsa la naturale vincitrice di questa partita di mercato, come quando il 25 agosto il Banco BPM bocciò la proposta di MPS (ritenuta giustamente una conquista ben distante dal quel matrimonio tra pari che invece Piazza Meda aveva sperato poche settimane prima), è indubbio che a oggi l’offerta di Luigi Lovaglio è ancora in campo. Ed è altrettanto chiaro che Generali, che finora ha approfittato a Piazza Affari dell’appeal speculativo del risiko (oltre che del generale recupero dei listini italiani) avrà un ruolo di primo piano in questa storia tutta ancora da scrivere.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.