Fed, inflazione e Big Tech

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Fed, inflazione e Big Tech
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La Fed rischia di sorprendere: i tassi potrebbero salire anche con il petrolio in calo

Gli investitori si preparano a una delle settimane più importanti dell'anno, con due appuntamenti destinati a orientare i mercati: la riunione della Federal Reserve e i risultati trimestrali delle principali società tecnologiche mondiali.

L'attenzione è concentrata soprattutto sulla banca centrale americana. Il presidente Kevin Warsh si trova davanti a una scelta delicata: consolidare, o forse ricostruire, la credibilità della Fed nella lotta all'inflazione.

Per riuscirci potrebbe essere necessario un nuovo rialzo dei tassi, anche se il mercato continua a considerare questa ipotesi minoritaria.

I futures sui Fed Funds attribuiscono infatti una probabilità compresa tra il 35% e il 40% a un aumento di 25 punti base nella riunione di mercoledì. Una percentuale molto elevata considerando che mancano poche ore alla decisione.

Secondo HSBC si tratta della riunione con il più alto livello di incertezza degli ultimi due anni e una delle più imprevedibili dell'ultimo quadriennio.

Il motivo è semplice: con Warsh la Fed ha praticamente abbandonato il tradizionale sistema di forward guidance.

I mercati non ricevono più indicazioni preventive e devono interpretare ogni dato macroeconomico senza una vera bussola.

L'incertezza, che un tempo rappresentava un'anomalia, rischia di diventare la nuova normalità.

Il petrolio scende, ma il mercato obbligazionario continua a lanciare un messaggio d'allarme

A prima vista il forte calo del petrolio avrebbe dovuto favorire una riduzione delle aspettative d'inflazione.

Lunedì il Brent e il WTI hanno perso tra il 7% e il 9%, registrando la flessione giornaliera più marcata degli ultimi mesi. Dal massimo di giovedì il WTI è arrivato a lasciare sul terreno circa il 12%.

Eppure il mercato obbligazionario ha reagito in modo molto diverso.

Il rendimento del Treasury decennale è sceso solo marginalmente, chiudendo al 4,64%, appena sette punti base sotto il massimo della settimana precedente oltre il 4,71%.

Ancora più significativo il comportamento del Treasury trentennale, che continua a oscillare sopra il 5%, registrando il periodo più lungo oltre questa soglia dal 2007.

Il messaggio dei bond è chiaro: gli investitori non credono che il recente allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran sia sufficiente a riportare rapidamente l'inflazione verso il target della Fed.

Più in generale, il mercato sembra iniziare a scontare un contesto caratterizzato da rendimenti strutturalmente più elevati rispetto all'ultimo decennio.

Per famiglie e imprese significa costi di finanziamento destinati a rimanere più alti più a lungo.

Per gli investitori, invece, significa che le obbligazioni tornano a rappresentare una valida alternativa alle azioni, aumentando la concorrenza nei confronti dei mercati azionari.

Anche se il petrolio dovesse continuare a correggere, quindi, le pressioni sui tassi potrebbero rimanere elevate, limitando il potenziale di rialzo delle Borse e mantenendo alta la volatilità.

L'intelligenza artificiale continua però ad alimentare l'entusiasmo degli investitori

Se il fronte macro rimane complesso, quello dell'intelligenza artificiale continua invece a mostrare un entusiasmo difficilmente riscontrabile in altri comparti.

Lunedì il produttore cinese di semiconduttori CXMT Corp ha debuttato in Borsa con un rialzo superiore al 500%, diventando immediatamente una delle società quotate più preziose della Cina dopo la maggiore IPO asiatica dell'anno.

Un segnale evidente di quanto il capitale continui a concentrarsi sulle aziende legate all'ecosistema AI.

Negli Stati Uniti, inoltre, il Wall Street Journal ha rivelato che Nvidia starebbe discutendo un'operazione destinata a ridefinire ulteriormente le dimensioni del settore.

Il gruppo sarebbe infatti coinvolto nel finanziamento di un progetto di data center per OpenAI, mettendo a disposizione garanzie fino a 250 miliardi di dollari.

Considerando anche il finanziamento dei chip e delle infrastrutture, il valore complessivo dell'operazione potrebbe addirittura superare 500 miliardi di dollari.

Numeri che testimoniano come la corsa agli investimenti nell'intelligenza artificiale sia ancora nelle sue fasi iniziali e come il settore continui ad attrarre enormi quantità di capitale.

La vera prova arriverà con le trimestrali delle Big Tech

Questa settimana saranno proprio i risultati di Microsoft, Meta, Amazon e Apple a stabilire se il mercato continuerà a premiare gli investimenti miliardari nell'intelligenza artificiale oppure inizierà a chiedere un ritorno economico più rapido.

Negli ultimi mesi gli investitori hanno accettato senza troppe esitazioni l'esplosione della spesa per data center, semiconduttori e infrastrutture AI.

Dopo il caso Alphabet, però, il mercato sembra diventato molto più selettivo: non basteranno utili superiori alle attese, serviranno anche indicazioni convincenti sulla capacità di trasformare questi investimenti in crescita futura.

La settimana che si apre sarà quindi determinante su due fronti.

Da una parte la Fed dovrà chiarire quanto sia realmente determinata a mantenere sotto controllo l'inflazione; dall'altra le Big Tech dovranno dimostrare che la gigantesca corsa agli investimenti nell'intelligenza artificiale è ancora in grado di giustificare le valutazioni raggiunte in Borsa.

Dall'equilibrio tra questi due fattori dipenderà con ogni probabilità la direzione dei mercati nelle prossime settimane.

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