La Fed cambia marcia: finisce il QT, riparte il ciclo della liquidità

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Scenario 2026: liquidità in aumento negli Usa, tassi reali allineati alla crescita e nuove opportunità su equity e bond

La Fed cambia marcia: finisce il QT, riparte il ciclo della liquidità
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Negli ultimi mesi l’attenzione degli investitori si è concentrata quasi esclusivamente sui tassi di interesse, sul numero e sulla tempistica dei futuri tagli.

Tuttavia, c’è un altro aspetto della politica monetaria statunitense che sta passando più sotto traccia ma che, storicamente, ha avuto un impatto enorme sui mercati: la gestione del bilancio della Federal Reserve e della liquidità di sistema.

Fine del Quantitative Tightening: cosa cambia davvero

Dal 1° dicembre si è ufficialmente chiuso il Quantitative Tightening della Federal Reserve, ovvero il processo di riduzione del bilancio avviato nella primavera del 2022.

In poco più di due anni la Fed ha ridotto i propri attivi di circa 2.500 miliardi di dollari, riportando il bilancio complessivo intorno ai 6.500 miliardi, un livello che non si vedeva dall’aprile del 2020, prima che la pandemia imponesse interventi straordinari.

Questo dato è tutt’altro che neutrale. Il QT è stato, di fatto, una forma di restrizione monetaria silenziosa, spesso più potente dei rialzi dei tassi stessi, perché ha drenato liquidità dal sistema finanziario riducendo le riserve bancarie.

La sua conclusione segna quindi la fine di una forza strutturalmente negativa per gli asset finanziari.

Reserve Management Purchases: QE mascherato?

Ma il punto forse più interessante è che la Fed non si è limitata a “fermarsi”. Contestualmente ha avviato una nuova serie di operazioni chiamate Reserve Management Purchases, che prevedono l’acquisto di Treasury bill a breve scadenza per circa 40 miliardi di dollari al mese, almeno nella fase iniziale.

Formalmente non si tratta di Quantitative Easing, perché non coinvolge titoli a lunga durata, ma nella sostanza l’effetto sulla liquidità è chiaramente espansivo.

L’obiettivo è mantenere abbondanti le riserve bancarie e prevenire tensioni nel mercato monetario.

Non a caso, durante lo shutdown di ottobre e novembre le riserve in eccesso erano scese sotto i 3.000 miliardi di dollari, un livello che la Fed considera potenzialmente critico.

Con la fine del QT e i nuovi acquisti di Treasury bill, questo problema viene di fatto neutralizzato, aprendo la strada a un progressivo aumento della liquidità nel corso del 2026.

Effetti diretti sui mercati finanziari

Storicamente, fasi di liquidità in crescita sono state un potente fattore di supporto per i mercati azionari, in particolare per gli asset più sensibili alle condizioni finanziarie: titoli growth, tecnologia, settori a beta elevato.

Anche in assenza di tagli immediati dei tassi, il solo fatto che la banca centrale non stia più drenando liquidità rappresenta una sorta di rete di protezione sotto i mercati.

Questo cambiamento avviene in un contesto macroeconomico statunitense a tinte miste.

Da un lato, le stime di crescita sono state riviste al rialzo grazie agli ingenti investimenti legati all’intelligenza artificiale e a una buona tenuta dei consumi, sostenuti anche da prezzi dell’energia relativamente contenuti rispetto agli ultimi anni.

Dall’altro lato, il mercato del lavoro mostra segnali evidenti di rallentamento: meno assunzioni, meno licenziamenti, un quadro di “slow to hire, slow to fire” che indica un’economia che rallenta senza entrare in recessione.

Per la Fed questo mix è ideale per mantenere un atteggiamento attendista.

Il mercato continua a prezzare uno o due tagli dei tassi nel corso del 2026, ma senza urgenza.

È importante notare come, in questo contesto, la Fed stia già fornendo stimolo non attraverso i tassi, ma attraverso la gestione della liquidità.

USA vs resto del mondo: politiche monetarie divergenti

Il confronto con le altre grandi aree economiche è istruttivo. Nell’area euro, la Banca Centrale Europea si trova in una situazione diversa: la crescita è tornata vicino al potenziale e l’inflazione headline è sotto controllo, ma la componente dei servizi resta persistentemente sopra il 3%.

Questo rende meno probabile un ciclo di tagli nel breve periodo. In Giappone, al contrario, la Bank of Japan si prepara a un’uscita definitiva dall’era dei tassi zero, con inflazione stabilmente intorno al 3% per il terzo anno consecutivo.

Nonostante queste divergenze, c’è un elemento comune a tutte le principali economie sviluppate: i tassi reali sono oggi allineati alla crescita potenziale.

Questo è un aspetto cruciale per il mercato obbligazionario.

Storicamente, sono rari i periodi in cui i tassi reali si mantengono a lungo molto al di sopra del potenziale di crescita.

Ciò suggerisce che il rischio di forti e duraturi rialzi dei rendimenti reali è limitato, rendendo la duration nuovamente interessante in un’ottica strategica.

Il capitolo MBS: Fed, Tesoro e housing

A questo quadro si aggiunge il capitolo del mercato immobiliare statunitense.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiarito che l’amministrazione intende compensare il deflusso mensile di 15–17 miliardi di dollari di MBS dal bilancio della Fed.

Su impulso del presidente Donald Trump, la Federal Housing Finance Agency ha avviato un programma di acquisti fino a 200 miliardi di dollari di obbligazioni emesse da Fannie Mae e Freddie Mac.

L’obiettivo non è far crollare immediatamente i tassi ipotecari – che restano ben più alti rispetto all’era pandemica – ma ridurre gli spread, liberare spazio nei bilanci bancari e sostenere indirettamente il credito immobiliare.

Ancora una volta, si tratta di un allentamento delle condizioni finanziarie che passa dai canali della liquidità, più che da quelli dei tassi ufficiali.

Sintesi finale: perché questo quadro è rilevante

In sintesi, mentre il dibattito pubblico resta focalizzato su “quando e quanti tagli dei tassi”, la realtà è che il ciclo della liquidità sta già cambiando direzione.

La Fed ha smesso di drenare risorse, ha iniziato a reiniettarle in modo selettivo e il Tesoro americano sta affiancando questa strategia.

Storicamente, questo tipo di contesto ha favorito una combinazione di mercati azionari sostenuti, rendimenti obbligazionari più stabili e una volatilità strutturalmente più bassa, salvo shock esogeni.

In altre parole, anche se il ciclo dei tassi può restare in pausa, il motore della liquidità è tornato a girare. Ed è spesso questo, più dei tassi stessi, a fare la differenza nei grandi movimenti di mercato.

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