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Gas sui massimi da marzo, le scorte scarseggiano

di Simone Ferradini pubblicato:
3 min

Cattive notizie per imprese e consumatori: il prezzo del gas sale ancora e tocca i massimi da marzo. E c'è il rischio concreto che il rally continui dato che le scorte sono su livelli molto bassi e l'inverno si avvicina

Gas sui massimi da marzo, le scorte scarseggiano

Cattive notizie per imprese e consumatori: il prezzo del gas sale ancora e tocca i massimi da marzo. E c'è il rischio concreto che il rally continui dato che le scorte sono su livelli molto bassi e l'inverno si avvicina.

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Il gas da Hormuz non arriva più

Le temperature sono ancora bollenti, molti sono ancora in ferie ma l'estate tra poco finirà e probabilmente non dovremo preoccuparci solo del caro-carburante ma anche del caro-bollette. Il prezzo del gas (fondamentale non solo per il riscaldamento degli ambienti ma anche per la produzione di energia elettrica) sta continuando a salire e rischia di superare i livelli raggiunti a marzo in scia all'escalation militare USA-Iran alla riduzione delle esportazioni della materia prima.

Circa il 20% di tutto il gas trasportato nel mondo passa attraverso lo Stretto di Hormuz: circa il 90% si dirige verso l'Asia, il 10% verso l'Europa, rappresentando circa il 7% di tutto il gas liquido liquefatto che arriva nel Vecchio Continente. Non è molto ma nemmeno poco, soprattutto se consideriamo che i Paesi asiatici cercheranno alternative facendo concorrenza all'Europa con evidenti conseguenze sui prezzi.

Le scorte sono scarse

Questo fattore è ancor più pressante alla luce del fatto che le scorte di gas europee sono su livelli molto bassi. In base ai dati AGSI-GIE i depositi sono al 63,8% di riempimento: un anno fa erano al 76%, l'anno prima addirittura al 92%. Vero è che la raccomandazione UE è scesa all'80% dal 90% precedente, ma il gas da incamerare è ancora molto, e dovrà essere acquistato. Alcuni analisti del settore prevedono che il future supererà quota 100 euro/MWh.

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L'analisi del grafico del Dutch TTF Natural Gas Future

Il contratto ottobre segna 69,500 euro/MWh, +1,8% sulla chiusura di ieri, ma nel corso della mattinata ha toccato quota 70,085, livelli massimi dal marzo scorso. Il derivato si muove al rialzo da fine giugno all'interno di un ipotetico canale il cui lato superiore transita al momento per area 74, proprio in corrispondenza del massimo pluriennale toccato il 19/3.

L'eventuale superamento di questo riferimento aprirebbe le porte a massicce estensioni con primo obiettivo sui 92,400 (minimo dell'ottobre 2022) e successivo sul picco del novembre di quattro anni fa a 165,965.

Segnali di debolezza sotto 62,000-62,500 (minimo di mercoledì e massimo dell'11/8) con probabile test della base del canale ora a 58,650. La violazione di questo ultimo sostegno preannuncerebbe una correzione sui 51,610 almeno (minimo del 5/8) con appoggio successivo sui minimi di giugno in area 40.

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Informazioni sull'autore:

Simone Ferradini
Simone Ferradini

Nato a Firenze nel 1970. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie all'Università di Siena con una tesi sulla gestione del passivo delle banche. Analista finanziario dal 1999 con esperienza nell'ambito dell'analisi fondamentale equity, dell'analisi tecnica e dellanalisi dei dati macroeconomici. Ha tenuto corsi di formazione per personale bancario su mercati e strumenti finanziari. Collabora con FTAOnline dal 2002 occupandosi di approfondimenti tecnici e macroeconomici. Dal 2013 iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti, contribuisce ai lanci del notiziario e redige articoli per il sito.

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