Nvidia vola e accende Piazza Affari: i 5 titoli italiani che possono mettersi nella sua scia

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Technoprobe e STM puntano sul boom dei semiconduttori, Prysmian sull’enorme fabbisogno di energia e connessioni

Nvidia vola e accende Piazza Affari: i 5 titoli italiani che possono mettersi nella sua scia

Nvidia corre, Piazza Affari prova a mettersi in scia: i 5 titoli italiani per cavalcare il boom dell’AI

I conti di Nvidia sembrano consegnare al mercato un messaggio ancora più importante dei numeri, pur straordinari, dell’ultimo trimestre: il ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale non mostra ancora segnali di esaurimento e il principale problema dell’industria sembra essere l’offerta, non la domanda.

Se questa indicazione sarà confermata, il tema d'investimento potrebbe progressivamente allargarsi dal produttore di GPU alle società che forniscono tutto ciò che serve per costruire e alimentare la nuova infrastruttura AI.

A Piazza Affari non esiste naturalmente una "Nvidia italiana", ma ci sono almeno cinque società che possono beneficiare, in punti diversi della catena del valore, dell'esplosione dei capex destinati a semiconduttori e data center: Technoprobe, STMicroelectronics, Prysmian, Carel e LU-VE. Non tutte presentano la stessa esposizione e soprattutto non tutte hanno la stessa sensibilità alla crescita dell'AI.

Technoprobe e STM: i due nomi più vicini alla filiera dei semiconduttori

Technoprobe è probabilmente il titolo italiano con il collegamento più diretto alla crescita della complessità dei semiconduttori.

La società opera nei sistemi di test attraverso le probe card, componenti indispensabili per verificare il funzionamento dei chip durante il processo produttivo.

Più aumentano complessità, valore e prestazioni dei semiconduttori destinati all'AI, più il testing diventa una fase critica della produzione.

La vera indicazione rialzista proveniente da Nvidia riguarda proprio questo punto. Il gruppo americano sostiene che nell'esercizio fiscale 2028 la domanda potrebbe teoricamente consentire una crescita vicina al 100%, mentre i ricavi potranno crescere "soltanto" del 70% a causa dei limiti della capacità produttiva e soprattutto della disponibilità di memoria.

Se il collo di bottiglia è l'offerta, produttori come TSMC, SK Hynix e Samsung saranno costretti ad accelerare gli investimenti in capacità, HBM e advanced packaging. E una maggiore capacità produttiva significa anche maggiori investimenti nelle apparecchiature di test. Non sorprende quindi il giudizio positivo degli analisti su Technoprobe.

STMicroelectronics rappresenta invece una scommessa più indiretta e diversificata. STM non compete con Nvidia nelle GPU destinate ai grandi modelli AI, ma può beneficiare della crescente quantità di semiconduttori richiesta dall'espansione dei data center, dall'elettrificazione e dalla gestione dell'energia.

Il vantaggio è una maggiore diversificazione; lo svantaggio è che l'effetto AI sui conti viene diluito dall'esposizione ad altri mercati ciclici, in particolare automotive e industriale.

Prysmian: l’AI ha bisogno soprattutto di elettricità

Poi c'è un secondo livello della corsa all'intelligenza artificiale, forse meno spettacolare ma estremamente interessante.

Un data center non funziona soltanto con GPU: ha bisogno di quantità enormi di energia, connessioni alla rete, cavi, fibra e infrastrutture elettriche.

Qui entra in gioco Prysmian. L'aumento vertiginoso della potenza richiesta dai data center sta trasformando l'approvvigionamento elettrico in uno dei principali colli di bottiglia dell'AI.

Gli hyperscaler devono quindi investire non soltanto nei server, ma nell'intera infrastruttura necessaria ad alimentarli.

È un'esposizione differente rispetto a Technoprobe: Prysmian non sta scommettendo su quale GPU vincerà la battaglia tecnologica, ma sulla necessità di trasportare quantità crescenti di elettricità e dati.

È la classica strategia dei picks and shovels: invece di cercare il vincitore della corsa all'oro, si investe in chi vende pale e picconi.

Carel e LU-VE: la nuova frontiera è il raffreddamento dei data center

Ed è probabilmente qui che si trova uno dei temi più interessanti per Piazza Affari.

L'aumento della potenza computazionale comporta un aumento enorme del calore prodotto dai server. Il thermal management sta diventando una componente strategica dell'infrastruttura AI.

Carel Industries, attraverso tecnologie di controllo, climatizzazione e gestione energetica, può intercettare questa tendenza.

La crescita della densità dei rack e il progressivo passaggio verso sistemi di raffreddamento più sofisticati aumentano infatti il valore della componente tecnologica necessaria alla gestione termica.

Ancora più interessante, almeno dal punto di vista della reazione del mercato nell'ultima seduta, è LU-VE, salita del 4,35% a 57,60 euro.

La società produce scambiatori di calore e sistemi destinati alla refrigerazione e rappresenta quindi un altro possibile beneficiario della crescente necessità di raffreddare infrastrutture informatiche sempre più potenti.

Il grafico di LU-VE mostra inoltre una situazione tecnica da seguire attentamente. Il titolo ha reagito con decisione da area 53 euro, coincidente con il ritracciamento del 50% del grande rialzo sviluppatosi dai minimi di marzo fino agli oltre 71 euro raggiunti a giugno.

Adesso arriva però la parte difficile: tra 58 e 60 euro si concentra una fascia di resistenza importante, rafforzata dal passaggio della media mobile esponenziale a 50 giorni.

Soltanto il superamento convincente di questa barriera trasformerebbe il recente recupero da semplice rimbalzo tecnico in un potenziale nuovo movimento direzionale, con 62,5-63 euro come primo obiettivo significativo e successivamente spazio verso 68-71 euro.

Al contrario, sotto 53 euro aumenterebbe il rischio di una nuova discesa verso 48,5-49 euro.

Da Nvidia all’“AI Infrastructure”: la seconda fase del boom?

La vera conclusione dei risultati di Nvidia potrebbe quindi essere diversa da quella più immediata.

Il mercato non deve più chiedersi soltanto quante GPU riuscirà a vendere Nvidia, ma quanta infrastruttura sarà necessario costruire intorno a quelle GPU.

Se i cinque maggiori hyperscaler arriveranno davvero a investire quasi 800 miliardi di dollari nel 2026 e circa 1.200 miliardi nel 2027, una parte crescente di quella spesa finirà inevitabilmente fuori dal perimetro dei semiconduttori: reti elettriche, cavi, sistemi di alimentazione, raffreddamento, testing, packaging e automazione.

È qui che può nascere una sorta di “AI Infrastructure basket” italiano:

Titolo

Esposizione al tema AI

Anello della filiera

Technoprobe

Alta

Testing dei semiconduttori

STMicroelectronics

Media

Semiconduttori, power e industrial

Prysmian

Media/alta

Elettrificazione, cavi e connettività

Carel Industries

Media/alta

Controllo e raffreddamento

LU-VE

Media/alta

Thermal management e scambiatori di calore

In questa prospettiva Technoprobe appare il nome italiano più direttamente collegato all'espansione della capacità produttiva dei semiconduttori, mentre Prysmian, Carel e LU-VE rappresentano una scommessa sulla seconda fase del boom: costruire l'infrastruttura fisica necessaria a sostenere l'AI. STM resta un'esposizione tecnologica importante, ma maggiormente condizionata dall'andamento degli altri mercati finali.

Ed è forse questa la parte più interessante della guidance di Nvidia al 2028: se la domanda potenziale è superiore alla capacità dell'industria di soddisfarla, il prossimo grande investimento non sarà soltanto comprare più chip.

Sarà costruire tutto ciò che serve per produrli, alimentarli e raffreddarli. Per Piazza Affari, è proprio lì che potrebbe trovarsi la vera "scia" di Nvidia.

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