Gas europeo, torna l’incubo energia: il TTF rompe le resistenze e l’inverno fa paura
pubblicato:Hormuz chiuso, GNL qatariota in difficoltà e stoccaggi UE al 62,6%: il mercato del gas europeo torna sotto pressione

Gas europeo, torna l’incubo energia: il TTF rompe le resistenze e l’inverno fa paura
Il gas naturale europeo è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione dei mercati.
La chiusura dello Stretto di Hormuz e il blocco delle esportazioni qatariote di GNL hanno modificato gli equilibri dell’offerta proprio mentre l’Europa si avvicina all’inverno con stoccaggi molto meno abbondanti rispetto agli ultimi anni.
Dopo la violenta accelerazione delle ultime settimane, il future TTF settembre ha chiuso martedì a 63,99 euro/MWh, in calo del 6,34%: una correzione significativa, ma che per il momento non modifica un quadro di fondo diventato decisamente più delicato.
Dal Qatar alla Norvegia: l’Europa perde contemporaneamente diversi cuscinetti di sicurezza
Il problema non è soltanto il prezzo. La crisi nel Golfo Persico ha mostrato ancora una volta quanto il mercato europeo sia diventato dipendente dal GNL e quindi dalla competizione globale per le forniture.
Il blocco delle esportazioni dal Qatar avrebbe sottratto improvvisamente una quota molto rilevante dell'offerta mondiale di gas liquefatto.
A questo shock geopolitico si sommano problemi più vicini. La manutenzione straordinaria del gigantesco giacimento norvegese di Ormen Lange dovrebbe protrarsi fino a febbraio, sottraendo secondo le stime almeno un miliardo di metri cubi durante il prossimo inverno.
Nel frattempo il caldo estivo ha aumentato la domanda di gas per la produzione elettrica, anche per compensare la minore disponibilità di idroelettrico e nucleare.
Il risultato è che l'Europa ha avuto contemporaneamente meno offerta, maggiore domanda e minori incentivi economici a riempire gli stoccaggi.
Quest'ultimo elemento è particolarmente importante. Con i prezzi spot superiori da mesi a quelli dell'inverno, comprare oggi gas per immagazzinarlo e utilizzarlo successivamente può risultare economicamente poco conveniente.
Non sorprende quindi che il ritmo delle iniezioni sia indicato come il più lento dal 2013.
Stoccaggi: Italia relativamente protetta, Germania molto più vulnerabile
La situazione presenta inoltre forti differenze all'interno dell'Europa. L'Italia, con depositi riempiti per circa l'81,2%, dispone per ora di un cuscinetto relativamente rassicurante.
Molto diverso il quadro complessivo dell'Unione europea, dove gli stoccaggi risultano pieni soltanto per circa il 62,6%, ben al di sotto della normale situazione stagionale.
Particolarmente delicato è il caso della Germania, con depositi intorno al 50,7%. E non si tratta esclusivamente di un problema tedesco: essendo la Germania uno dei maggiori consumatori europei di gas, una sua necessità di acquistare aggressivamente GNL durante l'inverno finirebbe inevitabilmente per esercitare pressione sui prezzi dell'intero continente.
Il mercato dovrà quindi osservare non soltanto quanto gas è presente nei depositi, ma soprattutto a quale ritmo questi verranno consumati nei primi mesi freddi.
Goldman Sachs non esclude quota 100 euro
È proprio qui che lo scenario diventa potenzialmente molto più problematico. Secondo lo scenario riportato di Goldman Sachs, in determinate condizioni il TTF potrebbe essere costretto a superare 100 euro/MWh a dicembre.
Il concetto è importante: prezzi tanto elevati non servirebbero soltanto ad attirare verso l'Europa le navi di GNL che altrimenti potrebbero dirigersi verso l'Asia. Potrebbero diventare necessari anche per provocare una vera e propria distruzione della domanda, inducendo industria e consumatori a ridurre i consumi.
Il meteo diventa quindi una variabile decisiva. Un inverno eccezionalmente mite attenuerebbe enormemente il problema, mentre temperature normali o inferiori alla media potrebbero costringere l'Europa a competere aggressivamente per forniture aggiuntive di GNL.
La questione assume ancora maggiore importanza in prospettiva 2027, quando dovrebbe entrare in vigore il divieto europeo sulle residue forniture russe.
L'Europa si trova quindi davanti a una situazione paradossale: ha ridotto la dipendenza dalla Russia, ma è diventata più esposta alle oscillazioni del mercato mondiale del GNL e alle crisi geopolitiche lungo le principali rotte marittime.
Analisi tecnica: il TTF ha rotto una resistenza pluriennale
Il grafico settimanale aggiunge un elemento interessante. Il rally partito dall'area 40-42 euro/MWh ha riportato violentemente il TTF verso una trendline pluriennale che aveva contenuto i massimi del mercato dal 2023.
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La barriera transitava grossomodo in area 62-63 euro e nelle ultime settimane è stata superata.
Questo rende particolarmente importante la correzione in corso. Un conto sarebbe un ritorno sotto 62-63 euro, che trasformerebbe il breakout in un possibile falso segnale; un altro sarebbe assistere a un consolidamento sopra questa fascia seguito dalla ripresa degli acquisti.
In quest'ultimo scenario, 68-70 euro rappresentano la prima resistenza immediata. Oltre questa soglia il grafico mostrerebbe uno spazio tecnico decisamente maggiore, con il mercato che potrebbe progressivamente rivolgere l'attenzione verso 75 euro e successivamente verso livelli ancora superiori.
La flessione del future settembre a 63,99 euro va quindi interpretata nel contesto del fortissimo rally precedente: per ora appare più come un test della vecchia resistenza appena superata che come una vera inversione del trend.
Ed è proprio area 62-63 euro a diventare lo spartiacque tecnico delle prossime settimane.
Il vero rischio è macroeconomico: inflazione e BCE
La questione del gas va infine ben oltre il mercato energetico. Se il TTF dovesse stabilizzarsi sui livelli attuali o addirittura avvicinarsi allo scenario dei 100 euro/MWh, l'Europa si troverebbe davanti a un nuovo shock inflazionistico proprio mentre la crescita economica rimane fragile.
L'aumento del gas si trasmetterebbe progressivamente ai prezzi dell'elettricità, ai costi industriali, ai fertilizzanti, ai trasporti e infine ai prezzi al consumo.
Per i settori europei ad alta intensità energetica – chimica, vetro, carta, ceramica, acciaio e fertilizzanti – sarebbe inoltre un nuovo problema di competitività rispetto a Stati Uniti e Asia.
Ed è qui che la situazione diventa particolarmente scomoda per la BCE: un nuovo shock energetico accompagnato da crescita debole è esattamente il tipo di inflazione che una banca centrale fatica maggiormente a gestire.
Alzare i tassi non produce più gas, ma ignorare l'aumento dei prezzi rischia di riaccendere le aspettative inflazionistiche.
Il TTF, quindi, nelle prossime settimane potrebbe diventare uno degli indicatori macroeconomici più importanti d'Europa.
Finché resterà sopra l'area tecnica dei 62-63 euro/MWh, il messaggio proveniente dal mercato energetico continuerà a essere tutt'altro che rassicurante.
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