Groenlandia, Trump aumenta la pressione alla vigilia degli incontri

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Per il presidente USA inacettabile qualunque alternativa al controllo sull'isola. I negoziati cominciano in salita. Ecco cosa succede

Groenlandia, Trump aumenta la pressione alla vigilia degli incontri

La più grande isola del mondo, circa 2,16 milioni di chilometri quadrati per l’80% coperti di ghiaccio, sta diventando una bomba a orologeria.
La sua popolazione totale di circa 56 mila abitanti, più o meno come Cerignola, in Puglia, registra ogni giorno un aumento della pressione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che se ne vuole appropriare.

Il forte contrasto con l’Europa su questo tema sta spaccando la Nato e crea gravi fratture tra Stati Uniti e UE.

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Per gettare acqua sul fuoco è stato messo oggi in calendario un meeting di altissimo livello tra il ministro degli esteri danese Lars Loekke Rasmussen e quello della Groenlandia Vivian Motzfeldt (la Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca) da un lato e il vicepresidente Usa JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio dall’altro.

I rappresentanti danese e groenlandese sono politici pragmatici ed esperienti. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sottolineato: “Rispettiamo le aspirazioni degli abitanti della Groenlandia e i loro interessi. Possono contare su di noi”. La leader dell’esecutivo Ue ha sottolineato che la Groenlandia appartiene al suo popolo ed è parte della Nato “e noi sappiamo che la Nato integra i differenti interessi dei suoi Alleati", ha aggiunto.

Lo stesso ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha dichiarato all’AFP che il suo Paese intende rafforzare la sua presenza militare in Groenlandia e sta dialogando con i suoi alleati su una “crescente presenza della Nato nell’Artico”.

Tentativi di dialogo, distinguo nell’ambito dell’alleanza nordatlantica. Ma Trump accende nuovi fuochi e sul suo social Truth rilascia dichiarazioni durissime proprio in vista dell’incontro diplomatico di alto livello con Danimarca e Groenlandia (cui non parteciperà).

Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale”.
“*SE NON LO FACCIAMO NOI, LO FARANNO LA RUSSIA O LA CINA, E QUESTO NON ACCADRA’! *
Militarmente, senza la grande potenza degli Stati Uniti, gran parte della quale è stata costruita durante il mio primo mandato e che ora sto portando a un nuovo e anche superiore livello, la NATO non sarebbe una forza efficace o deterrente”.  

Infine l’affermazione più decisa:

“La Nato diventa molto più forte ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti. Qualunque cosa di meno è inaccettabile”.

Una bastonata alla diplomazia in pieno stile Trump.

Il presidente francese Emmanuel Macron precisa: “Se la sovranità di un Paese europeo e alleato fosse compromessa, gli effetti a catena sarebbero senza precedenti. La Francia sta monitorando il caso da molto vicino e agirà in piena solidarietà con la Danimarca e la sua sovranità”.

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Ma Donald Trump con le sue dichiarazioni non ha escluso un intervento militare che sarebbe in pratica l'attacco di un Paese Nato a un altro membro dell’alleanza.

D’altronde è indubbio che le risorse danesi per la Groenlandia siano limitate, nonostante i nuovi impegni, e anche l’attuale base USA di Pituffik con un centinaio di militari nel Nord-Ovest del Paese potrebbe non reggere le pressioni geostrategiche sull’area divenuta sempre più importante per le rotte globali con lo scioglimento dei ghiacciai.

L’opzione militare resta appunto sul tavolo e gli States possono facilmente trasportare truppe via nave e prendere rapidamente l’Isola, ma giuristi, generali e analisti si metterebbero facilmente contro una violazione della legge internazionale che sarebbe soprattutto un attacco a un alleato e all’Europa. Neanche i sondaggi sono favorevoli a questa alternativa.

Più semplice sarebbe comprare la Groenlandia, almeno in teoria. In passato se ne è già parlato (anche Trump ci ha provato durante il primo mandato), ma oggi sarebbe molto difficile, anche sul fronte politico interno Usa impiegare miliardi o trilioni di dollari dei contribuenti per comprare uno scatolone di ghiaccio in una direzione opposta a quella suggerita dall’isolazionismo Maga.
Sarebbe anche molto difficile mettere una controparte come l’Europa o la Danimarca a un tavolo per la firma.

Forse più sostenibile, in questo quadro ancora tutto teorico, una consultazione popolare, una spinta ‘dal basso’ insomma, magari convincendo i locali alla secessione, magari versandogli assegni da 10 a 100 mila dollari a persona (così alcune indiscrezioni riportate da Reuters.

D’altronde il premier della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen ha affermato chiaramente ieri: "Una cosa deve essere chiara a tutti, la Groenlandia non vuole appartenere agli Stati Uniti, non vuole essere governata dagli Stati Uniti, non vuole essere parte degli Stati Uniti. Scegliamo la Groenlandia che conosciamo oggi e che è parte del Regno di Danimarca". Aggiungendo che la popolazione sceglierebbe la Danimarca.

Groenlandia, perché gli Stati Uniti la vogliono

Ma intanto il mondo si interroga sulle reali intenzioni degli Stati Uniti. Da decenni Washington ha un diritto riconosciuto nei trattati di costruire e mantenere basi militari in Groenlandia (mel ’68 si schiantò nell’isola anche bombardiere B-52 con bombe a idrogeno e i soldati dovettero spostare tonnellate di ghiaccio e neve).

L’accordo dal 1951 prevede la Difesa agli Stati Uniti e la sovranità alla Danimarca e ha retto alla guerra fredda.

Ma negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente l’interesse per le terre rare, l’uranio e il ferro della Groenlandia, oltre che per le sue significative risorse in termini di petrolio greggio e gas. Trump ha smentito un interesse per i minerali rivendicando di nuovo le esigenze della sicurezza nazionale e le nuove capacità balistiche della Russia.

Tuttavia l’interesse minerario, strategico, commerciale della Groenlandia è cresciuto negli anni con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico che potrebbe rivoluzionare le rotte tra Sati Uniti, Russia e Cina.

La “rotta del mare del Nord” è stata già battuta da una nave russa (con l’aiuto di una rompighiaccio) nel febbraio 2021 e ha dimostrato che è diventato possibile raggiungere l’Europa dal Nord. La CBS ha calcolato che un carico che partisse dalla Cina, con il passaggio a Nord Ovest (in Alaska) e la rotta nord-atlantica che lambisse proprio la Groenlandia permetterebbe alle porta-container di risparmiare ben 3 mila miglia nautiche: 8 mila in totale, contro le 11 mila attualmente richieste dalla rotta attraverso Oceano Pacifico, Indiano e canale di Suez. Sarebbe proprio questa la rotta che preoccupa Trump.

A tutto questo va aggiunto che la Groenlandia è molto ricca di quelle terre rare cui Trump è particolarmente sensibile ed è anche disseminata di giacimenti di pietre preziose e idrocarburi (petrolio e gas), anche se per tutte queste cose, dagli insediamenti militari a quelli minerari, le bassissime temperature costituiscono una sfida e un costo formidabili.

La proposta danese sul tavolo americano passerebbe da una libertà ancora maggiore sulle basi nel territorio della Groenlandia e da un ampio accesso alle sue risorse naturali.

In cambio dell’autonomia e della sovranità, sulla falsariga degli ultimi decenni.

Washington però ha subito gelato le ipotesi negoziali con l'ultimo post di Trump. La pressione aumenta.

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