Il sell-off contagia anche l'Asia-Pacific. Nikkei 225 crolla
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in brusca frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, scivolato del 4,18% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici il sell-off partito soprattutto dal settore tecnologico viene confermato. I timori sulla sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale sono tornati d'attualità dopo che Broadcom settimana scorsa aveva fornito una guidance deludente sui ricavi del secondo trimestre. Non certo il clima migliore per il debutto a Wall Street della SpaceX di Elon Musk, prevista per il prossimo venerdì 12 maggio. A deprimere ulteriormente la fiducia dei consumatori l'ennesima escalation della guerra in Iran in assenza di segnali concreti da parte di Washington per una risoluzione del conflitto entrato ormai nel quarto mese. E il clima estremamente ribassista per la regione si concretizza in una contrazione superiore al 4% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale arretramento a fronte di uno yen poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 crolla del 3,85% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un netto 2,45%). Sul fronte macroeconomico, nel primo trimestre 2026 il Pil del Giappone è cresciuto dell'1,8% annuo, in accelerazione rispetto allo 0,7% del quarto trimestre 2025 (2,3% il declino del terzo) ma sotto al 2,1% della prima lettura preliminare diffusa lo scorso mese. Su base sequenziale l'economia nipponica segna invece un'espansione dello 0,5% contro lo 0,3% precedente (0,6% il calo del terzo trimestre), in questo caso in linea con il dato flash. In maggio l'Economy Watchers corrente (sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori) è salito su 43,6 punti dai 40,8 punti di aprile (42,2 punti in marzo), contro il progresso limitato a 41,9 punti previsto dagli economisti.
In maggio le riserve in valute estere sono salite in Cina su 3.442 miliardi di dollari dai 3.411 miliardi di aprile, attestandosi sui massimi dai 3.525 miliardi dell'ottobre 2015). Le riserve d'oro di Pechino, intanto, sono aumentate a 74,96 milioni di once dai 74,64 milioni precedenti ma sono calate in termini di valore a 340,75 miliardi di dollari dai 344,17 miliardi di fine aprile. Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa l'1,80% e il 2% rispettivamente, contro un crollo superiore al 3% per lo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa l'1,70% (fa decisamente peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione di oltre il 3%). Mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 è rimasto fermo per la festività del King's Birthday, a Seoul è superiore all'8% il tracollo del Kospi, a fronte di perdite intorno al 10% e al 7% per i colossi dei chip di memoria Samsung Electronics e Sk Hynix.
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