Inflazione, petrolio e credito: i segnali che indicano un ciclo economico più fragile
pubblicato:Non è il 2008, ma il rischio rallentamento cresce e i mercati diventano più sensibili a tassi ed energia

Negli ultimi giorni stanno emergendo segnali che meritano attenzione, perché riguardano due aree molto sensibili per la stabilità dei mercati finanziari: inflazione energetica e qualità del credito.
Da un lato il rialzo del petrolio, legato alle tensioni geopolitiche e al rischio di interruzioni dell’offerta, sta riaccendendo i timori di una inflazione più persistente, costringendo le banche centrali a mantenere un atteggiamento prudente sui tassi.
Dall’altro lato, negli Stati Uniti si osserva un aumento delle insolvenze nel segmento subprime e un progressivo allargamento degli spread nel credito a breve termine, segnali che indicano un aumento della cautela da parte degli investitori e condizioni finanziarie meno favorevoli rispetto al recente passato.
Le due dinamiche non sono indipendenti: fanno parte dello stesso quadro macroeconomico, caratterizzato da costo del denaro elevato, crescita più moderata e maggiore selettività nell’accesso al credito.
Le due cose sono collegate? Sì, e il legame è macro-finanziario
Il deterioramento del credito subprime, l’allargamento degli spread sul mercato monetario e il rialzo del petrolio fanno parte dello stesso meccanismo macroeconomico: quando l’inflazione resta elevata e i tassi rimangono alti, la parte più fragile dell’economia è la prima a entrare in difficoltà.
In altre parole:
energia cara → inflazione più persistente → tassi elevati più a lungo → credito più costoso → aumento delle insolvenze → rallentamento dell’economia
Il fatto che il tasso di insolvenza sui prestiti subprime USA sia salito al 10%, massimo da 11 anni, indica che la pressione finanziaria sta raggiungendo la fascia più vulnerabile dei consumatori.
E questo è importante perché negli Stati Uniti i consumi rappresentano circa il 70% del PIL.
Quando aumentano le insolvenze:
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le famiglie riducono la spesa
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le banche diventano più prudenti nel concedere credito
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l’economia rallenta
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aumenta il rischio di volatilità sui mercati
Non è il 2008, ma è un segnale da monitorare attentamente
Il confronto con la crisi finanziaria globale del 2008 va fatto con cautela.
All’epoca:
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il debito subprime rappresentava circa il 30% del totale
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il tasso di insolvenza arrivò al 19%
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il sistema finanziario era fortemente esposto a prodotti strutturati legati ai mutui
Oggi:
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il subprime rappresenta circa il 15% del debito delle famiglie
- •
il volume complessivo è inferiore
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il sistema bancario è meglio capitalizzato
Quindi non siamo di fronte a un rischio sistemico immediato.
Il punto critico però è la velocità del deterioramento:
dal 2021 il tasso di insolvenza è più che triplicato, dopo che le misure pandemiche avevano temporaneamente congelato i default.
Questo indica che l’effetto dei tassi elevati sta iniziando a emergere pienamente.
I segnali dal mercato del credito stanno cambiando
Anche il mercato della commercial paper e dei finanziamenti a breve termine mostra i primi segnali di tensione:
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allargamento degli spread A2/P2 rispetto al SOFR
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aumento del costo del funding per imprese e banche
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maggiore cautela dei fondi monetari
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riduzione della liquidità disponibile
Quando gli spread del credito iniziano ad allargarsi, significa che gli investitori chiedono più premio per il rischio.
Questo è tipico delle fasi in cui cresce l’incertezza macroeconomica.
Il fatto che il credito di qualità inferiore sia il primo a indebolirsi è coerente con quanto osservato in molte fasi del ciclo economico.
C’è un rischio per l’economia?
Sì, ma al momento il rischio principale è di rallentamento, non necessariamente di crisi sistemica.
I fattori da monitorare sono:
1. Consumi USA
se le famiglie con rating più basso riducono la spesa, la crescita può rallentare rapidamente.
2. Mercato del lavoro
se il deterioramento del credito si accompagna a un aumento della disoccupazione, il ciclo economico può indebolirsi più velocemente.
3. Prezzo del petrolio
energia elevata mantiene pressione su inflazione e tassi.
4. Condizioni finanziarie
spread del credito più alti riducono liquidità e investimenti.
Revisione al ribasso delle stime di crescita: il segnale arriva anche dagli indicatori anticipatori
A confermare un quadro macroeconomico più fragile contribuiscono anche le recenti indicazioni provenienti dagli indicatori anticipatori come quelli elaborati da S&P Global.
I dati PMI di marzo evidenziano un rallentamento dell’attività economica dell’Eurozona, con l’indice composito sceso a 50,7, il livello più basso degli ultimi nove mesi e ben al di sotto della media storica di lungo periodo.
Secondo le valutazioni degli economisti di S&P Global, la crescita del PIL dell’Eurozona nel primo trimestre risulterebbe limitata a circa 0,2%, mentre per il secondo trimestre aumenta il rischio di una fase di stagnazione o addirittura di contrazione, qualora le tensioni geopolitiche dovessero mantenere elevati i prezzi dell’energia e continuare a pesare sulla fiducia di imprese e consumatori.
Il rallentamento della domanda, il calo dei nuovi ordini nel settore dei servizi e l’aumento dei costi di produzione suggeriscono che molte previsioni di crescita per il 2026 potrebbero essere riviste al ribasso.
Il rischio principale è che il rialzo dei prezzi energetici si traduca in una compressione del reddito disponibile delle famiglie e in una riduzione dei margini aziendali, con effetti negativi su consumi e investimenti.
In questo contesto, il peggioramento degli indicatori anticipatori rafforza l’idea di un ciclo economico in progressivo indebolimento, nel quale l’evoluzione di inflazione, energia e condizioni finanziarie continuerà a rappresentare un elemento determinante per le prospettive dei mercati.
C’è un rischio per le borse?
I mercati azionari non reagiscono tanto al livello assoluto delle insolvenze, quanto alla loro dinamica.
Se il deterioramento resta graduale:
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le borse possono restare volatili ma stabili
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si osserva rotazione settoriale
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i settori difensivi tendono a performare meglio
Se invece si verifica:
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accelerazione dei default
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allargamento rapido degli spread
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irrigidimento del credito
allora aumenta il rischio di correzioni più profonde.
Il punto chiave: il ciclo sta diventando più fragile
Il quadro attuale suggerisce che:
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l’economia globale non è in recessione
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ma il margine di sicurezza si sta riducendo
- •
il credito sta diventando più selettivo
- •
il rischio macro sta aumentando
È una situazione coerente con una fase avanzata del ciclo economico.
Per questo motivo, i mercati stanno diventando sempre più sensibili a:
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inflazione
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petrolio
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politica monetaria
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condizioni del credito