Inflazione, petrolio e credito: i segnali che indicano un ciclo economico più fragile

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Non è il 2008, ma il rischio rallentamento cresce e i mercati diventano più sensibili a tassi ed energia

Inflazione, petrolio e credito: i segnali che indicano un ciclo economico più fragile

Negli ultimi giorni stanno emergendo segnali che meritano attenzione, perché riguardano due aree molto sensibili per la stabilità dei mercati finanziari: inflazione energetica e qualità del credito.

Da un lato il rialzo del petrolio, legato alle tensioni geopolitiche e al rischio di interruzioni dell’offerta, sta riaccendendo i timori di una inflazione più persistente, costringendo le banche centrali a mantenere un atteggiamento prudente sui tassi.

Dall’altro lato, negli Stati Uniti si osserva un aumento delle insolvenze nel segmento subprime e un progressivo allargamento degli spread nel credito a breve termine, segnali che indicano un aumento della cautela da parte degli investitori e condizioni finanziarie meno favorevoli rispetto al recente passato.

Le due dinamiche non sono indipendenti: fanno parte dello stesso quadro macroeconomico, caratterizzato da costo del denaro elevato, crescita più moderata e maggiore selettività nell’accesso al credito.


Le due cose sono collegate? Sì, e il legame è macro-finanziario

Il deterioramento del credito subprime, l’allargamento degli spread sul mercato monetario e il rialzo del petrolio fanno parte dello stesso meccanismo macroeconomico: quando l’inflazione resta elevata e i tassi rimangono alti, la parte più fragile dell’economia è la prima a entrare in difficoltà.

In altre parole:

energia cara → inflazione più persistente → tassi elevati più a lungo → credito più costoso → aumento delle insolvenze → rallentamento dell’economia

Il fatto che il tasso di insolvenza sui prestiti subprime USA sia salito al 10%, massimo da 11 anni, indica che la pressione finanziaria sta raggiungendo la fascia più vulnerabile dei consumatori.

E questo è importante perché negli Stati Uniti i consumi rappresentano circa il 70% del PIL.

Quando aumentano le insolvenze:

  • le famiglie riducono la spesa

  • le banche diventano più prudenti nel concedere credito

  • l’economia rallenta

  • aumenta il rischio di volatilità sui mercati


Non è il 2008, ma è un segnale da monitorare attentamente

Il confronto con la crisi finanziaria globale del 2008 va fatto con cautela.

All’epoca:

  • il debito subprime rappresentava circa il 30% del totale

  • il tasso di insolvenza arrivò al 19%

  • il sistema finanziario era fortemente esposto a prodotti strutturati legati ai mutui

Oggi:

  • il subprime rappresenta circa il 15% del debito delle famiglie

  • il volume complessivo è inferiore

  • il sistema bancario è meglio capitalizzato

Quindi non siamo di fronte a un rischio sistemico immediato.

Il punto critico però è la velocità del deterioramento:
dal 2021 il tasso di insolvenza è più che triplicato, dopo che le misure pandemiche avevano temporaneamente congelato i default.

Questo indica che l’effetto dei tassi elevati sta iniziando a emergere pienamente.


I segnali dal mercato del credito stanno cambiando

Anche il mercato della commercial paper e dei finanziamenti a breve termine mostra i primi segnali di tensione:

  • allargamento degli spread A2/P2 rispetto al SOFR

  • aumento del costo del funding per imprese e banche

  • maggiore cautela dei fondi monetari

  • riduzione della liquidità disponibile

Quando gli spread del credito iniziano ad allargarsi, significa che gli investitori chiedono più premio per il rischio.

Questo è tipico delle fasi in cui cresce l’incertezza macroeconomica.

Il fatto che il credito di qualità inferiore sia il primo a indebolirsi è coerente con quanto osservato in molte fasi del ciclo economico.


C’è un rischio per l’economia?

Sì, ma al momento il rischio principale è di rallentamento, non necessariamente di crisi sistemica.

I fattori da monitorare sono:

1. Consumi USA
se le famiglie con rating più basso riducono la spesa, la crescita può rallentare rapidamente.

2. Mercato del lavoro
se il deterioramento del credito si accompagna a un aumento della disoccupazione, il ciclo economico può indebolirsi più velocemente.

3. Prezzo del petrolio
energia elevata mantiene pressione su inflazione e tassi.

4. Condizioni finanziarie
spread del credito più alti riducono liquidità e investimenti.


Revisione al ribasso delle stime di crescita: il segnale arriva anche dagli indicatori anticipatori

A confermare un quadro macroeconomico più fragile contribuiscono anche le recenti indicazioni provenienti dagli indicatori anticipatori come quelli elaborati da S&P Global.

I dati PMI di marzo evidenziano un rallentamento dell’attività economica dell’Eurozona, con l’indice composito sceso a 50,7, il livello più basso degli ultimi nove mesi e ben al di sotto della media storica di lungo periodo.

Secondo le valutazioni degli economisti di S&P Global, la crescita del PIL dell’Eurozona nel primo trimestre risulterebbe limitata a circa 0,2%, mentre per il secondo trimestre aumenta il rischio di una fase di stagnazione o addirittura di contrazione, qualora le tensioni geopolitiche dovessero mantenere elevati i prezzi dell’energia e continuare a pesare sulla fiducia di imprese e consumatori.

Il rallentamento della domanda, il calo dei nuovi ordini nel settore dei servizi e l’aumento dei costi di produzione suggeriscono che molte previsioni di crescita per il 2026 potrebbero essere riviste al ribasso.

Il rischio principale è che il rialzo dei prezzi energetici si traduca in una compressione del reddito disponibile delle famiglie e in una riduzione dei margini aziendali, con effetti negativi su consumi e investimenti.

In questo contesto, il peggioramento degli indicatori anticipatori rafforza l’idea di un ciclo economico in progressivo indebolimento, nel quale l’evoluzione di inflazione, energia e condizioni finanziarie continuerà a rappresentare un elemento determinante per le prospettive dei mercati.


C’è un rischio per le borse?

I mercati azionari non reagiscono tanto al livello assoluto delle insolvenze, quanto alla loro dinamica.

Se il deterioramento resta graduale:

  • le borse possono restare volatili ma stabili

  • si osserva rotazione settoriale

  • i settori difensivi tendono a performare meglio

Se invece si verifica:

  • accelerazione dei default

  • allargamento rapido degli spread

  • irrigidimento del credito

allora aumenta il rischio di correzioni più profonde.


Il punto chiave: il ciclo sta diventando più fragile

Il quadro attuale suggerisce che:

  • l’economia globale non è in recessione

  • ma il margine di sicurezza si sta riducendo

  • il credito sta diventando più selettivo

  • il rischio macro sta aumentando

È una situazione coerente con una fase avanzata del ciclo economico.

Per questo motivo, i mercati stanno diventando sempre più sensibili a:

  • inflazione

  • petrolio

  • politica monetaria

  • condizioni del credito