Inflazione, petrolio e credito: i segnali che indicano un ciclo economico più fragile

di FTA Online News pubblicato:
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Negli ultimi giorni stanno emergendo segnali che meritano attenzione, perché riguardano due aree molto sensibili per la stabilità dei mercati finanziari: inflazione energetica e qualità del credito.

Da un lato il rialzo del petrolio, legato alle tensioni geopolitiche e al rischio di interruzioni dell'offerta, sta riaccendendo i timori di una inflazione più persistente, costringendo le banche centrali a mantenere un atteggiamento prudente sui tassi.

Dall'altro lato, negli Stati Uniti si osserva un aumento delle insolvenze nel segmento subprime e un progressivo allargamento degli spread nel credito a breve termine, segnali che indicano un aumento della cautela da parte degli investitori e condizioni finanziarie meno favorevoli rispetto al recente passato.

Le due dinamiche non sono indipendenti: fanno parte dello stesso quadro macroeconomico, caratterizzato da costo del denaro elevato, crescita più moderata e maggiore selettività nell'accesso al credito.

Il deterioramento del credito subprime, l'allargamento degli spread sul mercato monetario e il rialzo del petrolio fanno parte dello stesso meccanismo macroeconomico: quando l'inflazione resta elevata e i tassi rimangono alti, la parte più fragile dell'economia è la prima a entrare in difficoltà.

Il fatto che il tasso di insolvenza sui prestiti subprime USA sia salito al 10%, massimo da 11 anni, indica che la pressione finanziaria sta raggiungendo la fascia più vulnerabile dei consumatori.

E questo è importante perché negli Stati Uniti i consumi rappresentano circa il 70% del PIL.

A confermare un quadro macroeconomico più fragile contribuiscono anche le recenti indicazioni provenienti dagli indicatori anticipatori come quelli elaborati da S&P Global.

I dati PMI di marzo evidenziano un rallentamento dell'attività economica dell'Eurozona, con l'indice composito sceso a 50,7, il livello più basso degli ultimi nove mesi e ben al di sotto della media storica di lungo periodo.

Secondo le valutazioni degli economisti di S&P Global, la crescita del PIL dell'Eurozona nel primo trimestre risulterebbe limitata a circa 0,2%, mentre per il secondo trimestre aumenta il rischio di una fase di stagnazione o addirittura di contrazione, qualora le tensioni geopolitiche dovessero mantenere elevati i prezzi dell'energia e continuare a pesare sulla fiducia di imprese e consumatori.

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