ING, la revisione dei dati del PIL conferma la resilienza dell’economia italiana nel secondo trimestre

di FTA Online News pubblicato:
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Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING, ha così commentato i dati macroeconomici italiani pubblicati oggi.

"Il PIL è cresciuto dello 0,2%, sostenuto dalla domanda interna, mentre le esportazioni nette hanno rappresentato un fattore di frenata. Prevediamo una crescita simile nel terzo trimestre, ma l’accelerazione dell’inflazione, trainata dai prezzi dell’energia, aumenta il rischio di una delusione sul fronte dei consumi.

La crescita del PIL si attesta allo 0,2% nel secondo trimestre, trainata dalla domanda interna

I dati preliminari sul PIL relativi al secondo trimestre avevano suggerito che l’economia italiana si stesse dimostrando sorprendentemente resiliente agli sviluppi geopolitici e al loro impatto sui prezzi dell’energia.

I dati rivisti, pubblicati oggi dall’Istat, forniscono ulteriori dettagli sulla domanda e confermano che è stato effettivamente così. Il PIL italiano è cresciuto dello 0,2% nel secondo trimestre (dallo 0,3% del primo), trainato dalla domanda interna.
I consumi delle famiglie e l’accumulo di scorte hanno contribuito alla crescita trimestrale per lo 0,2% ciascuno, seguiti dagli investimenti fissi lordi (contributo dello 0,1%), mentre le esportazioni nette hanno inciso negativamente per lo 0,3%, poiché le importazioni sono cresciute più rapidamente delle esportazioni.

I consumi nel settore dei servizi in testa, seguiti da quelli in beni durevoli

La spinta ai consumi è venuta principalmente dai servizi, seguiti dai beni durevoli, mentre la componente dei beni non durevoli ha avuto un impatto neutro sulla crescita.
In questo contesto, la buona notizia è che i consumi hanno tenuto nonostante un temporaneo deterioramento del reddito disponibile reale causato dall’accelerazione dell’inflazione legata all’energia.
Il consolidamento dei progressi sul fronte dell’occupazione e il loro impatto sulla fiducia sembrano aver agito da fattore compensativo.

Gli investimenti in infrastrutture hanno continuato a procedere a ritmo sostenuto, con l’avvicinarsi della scadenza del piano di ripresa e resilienza

Sul fronte degli investimenti si è registrata una chiara spinta da parte degli investimenti in infrastrutture, che molto probabilmente riflette una corsa finale all’avvicinarsi della scadenza ufficiale del piano di ripresa e resilienza. Ciò ha più che compensato la contrazione della componente residenziale, ancora gravata dalla riduzione degli incentivi fiscali.
La debolezza dei settori dei macchinari e degli armamenti riflette probabilmente una combinazione tra una ripresa molto graduale del settore manifatturiero e il ritardo nelle decisioni da parte del governo di attingere ai fondi europei SAFE dedicati.
L’aumento degli investimenti nei prodotti legati alla proprietà intellettuale suggerisce che anche l’economia italiana stia traendo vantaggio dall’ondata globale di investimenti legati all’intelligenza artificiale, ma finora con un contributo limitato alla crescita del PIL.

Prevediamo un andamento simile nel terzo trimestre, ma permangono rischi di inflazione a breve termine

Guardando al futuro, gli indicatori di fiducia relativi a luglio e agosto e l’occupazione ancora resiliente suggeriscono che l’espansione economica potrebbe proseguire a un ritmo simile e con un andamento analogo nel corso del terzo trimestre.
Questa prospettiva non è tuttavia esente da rischi, legati principalmente al potenziale impatto sui consumi dell’accelerazione dell’inflazione.
I dati sull’inflazione di agosto, pubblicati anch’essi oggi, hanno evidenziato che la componente energetica continua a essere un potente fattore trainante. Essa ha spinto l’inflazione complessiva al 3,3% (dal 2,9% di luglio), mentre l’inflazione di fondo ha registrato un leggero rallentamento, attestandosi all’1,5% (dall’1,6%).
Per il momento, i consumatori non percepiscono un elevato rischio di inflazione all’orizzonte, ma è probabile che si manifesti una certa prudenza nei comportamenti di consumo qualora le pressioni sui prezzi dovessero persistere.
Nel complesso, alla luce dei dati pubblicati oggi, confermiamo le nostre previsioni di base che indicano una crescita media del PIL dello 0,9% e un’inflazione media del 2,7% nel 2026".

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