Petrolio e rendimenti in rialzo, il contesto si deteriora e minaccia anche i mercati azionari
pubblicato:Sul Golfo non si intravedono vie d’uscita e vendite diffuse sui titoli di Stato confermano l’allarme dei bond vigilantes. In Europa qualche segnale positivo dall’economia stamane rischia di essere gelato da un’inflazione ancora in crescita. Le banche centrali intanto si attrezzano per la stretta

Il quadro generale dell’economia mondiale rischia un rapido deterioramento. L’ultima seduta di agosto lo ha dimostrato con un mix letale di prezzi dell’energia e rendimenti sovrani in forte rialzo. Un po’ dappertutto gli operatori lanciano l’allarme e pretendono un premio al rischio più vigoroso, mentre gli scontri in Iran e in Ucraina aumentano la pressione sui prezzi del greggio.
Con il corollario che se le condizioni di finanziamento e i consumi interni dovessero peggiorare nelle maggiori economie difficilmente la crescita potrebbe uscirne illesa.
Petrolio, i prezzi potrebbero rivedere i massimi di quest'anno
Ieri il Brent è tornato sopra i 90 dollari e oggi tratta a 92,15 dollari al barile (+1,53%): non si può escludere che nelle prossime sedute punti i 95,82 dollari al barile dello scorso maggio, un livello molto pericoloso.
Anche il WTI mostra un quadro grafico simile: con quotazioni a 83,2 dollari al barile, i prezzi potrebbero ora mettere nel mirino gli 85,57 dollari di maggio.
In entrambi i casi insomma i blend del greggio rischiano di tornare sui massimi degli ultimi mesi dopo gli attacchi USA all’isola di Lark nel centro dello Stretto di Hormuz e le risposte iraniane sulle basi statunitensi dell’area.
I nuovi attacchi implicitamente sembrano smentire le ambizioni delle nuove sanzioni economiche USA ai fiancheggiatori dell’Iran, suggeriscono la valutazione di attacchi sul territorio per mettere in sicurezza la navigazione dallo Stretto di Hormuz, riaccendono il conflitto in una fase in cui le scorte di armamenti di Washington preoccupano i generali statunitensi, riducono ulteriormente le probabilità di successo del memorandum che a giugno aveva fatto sperare il mondo.
Soprattutto promettono tempo alla crisi e questo danneggia tutta l’economia globale che già da mesi sta assorbendo nei prezzi il taglio della rotta mediorientale.
Anche gli attacchi ucraini alla Russia contribuiscono a un taglio della capacità globale di raffinazione che preoccupa sempre di più i mercati.
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Europa, il caro energia e gli attesi rialzi della BCE
Le maggiori economie da tempo stanno assorbendo i rincari dei prezzi energetici lungo le filiere e la trasmissione dell’inflazione anche ai beni alimentari e alle strutture dei prezzi era già presente nelle minute dell’ultimo incontro della BCE del 22 e 23 luglio; per il prossimo meeting del 10 settembre le probabilità che il mercato assegna a un rialzo di 25 punti base del tasso di deposito dal 2,25% al 2,50% sono del 99% oggi e per dicembre è al 56,4% la probabilità di un ulteriore aumento dei tassi al 2,75% (salirebbe così al 3,00% entro fine anno il tasso di rifinanziamento delle operazioni principali). Queste le indicazioni dell’ECB Watch basate sui future sull’€STR (Euro Short-Term Rate).
Sembra inevitabile che l’economia europea cerchi anche in questo modo di contrastare il rincaro dei prezzi dell’energia che rischia di segare la crescita e i consumi UE.
Non consola, ma anche negli Stati Uniti aumentano rapidamente le probabilità di un rincaro del costo del denaro, con un primo rialzo al range 3,75%-4,00% dato per il 16 settembre al 66,4% dal FedWatch tool del CME e una probabilità del 40% circa per un ulteriore rialzo al range 4,00%-4,25% il 9 dicembre o il prossimo 27 gennaio 2027.
Europa, un segnale positivo dal PMI, ma l'inflazione rischia di gelare l'ottimismo
Stamane dal PMI Manifatturiero europeo di agosto, cresciuto da 51,9 a 52,7 punti è giunto un segnale positivo: l’indicatore è sui massimi degli ultimi 51 mesi e output industriale e nuovi ordini sono cresciuti ancora anche se leggermente sotto il consensus (52,8 punti). Un buon segnale è arrivato per una volta dalla Germania che ha registrato il miglior mese della sua manifattura degli ultimi quattro anni. Anche la Francia ha fatto bene e bilanciato qualche calo in Italia e una contrazione in Spagna.
Sul fronte settoriale, le performance positive di industrie critiche come chimica, metalli, attrezzature elettriche e componenti elettroniche suggeriscono che il superciclo dell’AI, anche se tardi, scalda anche il Vecchio Continente. Ma ci sono grandi sfide all’orizzonte, compreso il budget francese e le successive elezioni.
Proprio oggi dal fronte dei prezzi UE non sono arrivate buone notizie: l’inflazione complessiva europea è cresciuta dal 2,9% al 3,3% ad agosto (come da attese). Ben lontano dal target del 2% della BCE e pesa soprattutto l’energia naturalmente, visto che l’inflazione senza energetici e alimentari freschi, la cosiddetta sottostante è addirittura calata dal 2,2% al 2,1%
I prezzi dell’energia registrano una prepotente crescita a doppia cifra in Europa: +14,3% ad agosto, dopo il +10,3% (sempre a/a) di luglio e il +8,5% di giugno.
Crescono anche i prezzi degli alimentari non processati, dal 2,4% al 2,7% dell’inflazione relativa a questo settore che, come visto, è sotto osservazione. In Germania l’inflazione è al 2,9%, in Francia, al 2,7%, in Italia al 3,2%, in Spagna al 4,5% addirittura: in tutti questi paesi i prezzi sono cresciuti ad agosto. Il quadro è insomma di deterioramento e i rendimenti del debito sovrano europeo stanno lanciando un allarme da qualche giorno e ieri e oggi hanno alzato la voce.
Vendite sui titoli di Stato: prezzi e attese sull'inflazione gonfiano i rendimenti (e il premio al rischio)
Stamane le vendite colpiscono di nuovo il sovereign UE: il rendimento del BTP decennale cresce di 6 punti base al 4,20%: era sotto il 3,3% prima dello scoppio delle ostilità USA-Iran.
Il rendimento del Bund tedesco balza di 4 punti base al 3,36% e rivede livelli che non si leggevano dal 2011!
L’allarme risuona forte anche negli Stati Uniti dove il Treasury a 10 anni segna un rialzo di 3 punti base al 4,79% e il trentennale cresce di 3 punti base al 5,27% (e bisognerà vedere più tardi quando aprirà Wall Street).
Si dice che i bond vigilantes siano un meccanismo di messa in sicurezza dei mercati globali fondamentale. Il balzo dei premi al rischio mette in guardia mercati e operatori quando l’evoluzione dei prezzi e delle variabili macroeconomiche sembra andare fuori controllo. Se è così in questi giorni l’allarme suona forte.
Stamane anche il rendimento del decennale giapponese ha temporaneamente rivisto quel 3% che non vedeva da 30 anni (e un’asta ha posto lo yield di questa maturity al 2,995%). Secondo i rumors il segretario al Tesoro USA Bessent avrebbe chiesto a Tokyo un riapprezzamento dello yen, quindi un rialzo dei tassi. Circa un mese fa Fed e Bank of Japan avevano promosso un intervento straordinario miliardario per scongiurare degli affondi della valuta giapponese che al governo di Sanae Takaichi fanno particolarmente male perché il Giappone importa quasi tutta la propria energia (l'87,4% secondo l'IEA) e quasi tutti gli idrocarburi dal Medioriente. Uno yen forte serve a calmierare il carburante dell'economia insomma, ma in gioco c'è anche uno dei pilastri del carry trade globale e va ricordato che Tokyo ha un asset formidabile nel confronto con Washington: è il maggiore detentore di Treasury USA del mondo (1,11 trilioni a giugno 2026), seguito a distanza da Regno Unito ($ 939 mld) e Cina ($ 633 mld). Anche il Sol Levante ha i suoi argomenti con Trump insomma.
Anche a Londra il rendimento del 5,25% del decennale UK toccato oggi è su un livello che non si vedeva dal 2007.
Tutte indicazioni di allarme che inevitabilmente hanno il loro peso anche sui mercati azionari e che sembrano convergere sulla valutazione che il percorso intrapreso si sta dimostrando sempre più insostenibile.
Oggi i listini del Vecchio Continente sono tutti in rosso (Dax -1,25%, FTSE MIB -1,21%) e anche il Nikkei giapponese ha subito il contraccolpo di questo scenario (-0,19%).
Ieri Wall Street ha registrato delle perdite solo frazionali. Diversi osservatori sottolineano che la solidità degli utili societari USA è una riserva di valore preziosa che puntella i livelli dei mercati azionari.
Se però il contesto generale continuerà a deteriorarsi, sul fronte dei prezzi, quindi dei consumi e degli investimenti, difficilmente Wall Street e gli altri listini azionisti rimarranno illesi. Intanto il Nasdaq, nonostante i record di Nvidia 100, non ha più rivisto i record di giugno...