Intesa o UniCredit? Due banche, due strategie di investimento

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Intesa Sanpaolo: stabilità, dividendi e visibilità degli utili per chi cerca continuità. UniCredit: più rischio ma maggiore potenziale di performance nelle fasi di mercato favorevoli

Intesa o UniCredit? Due banche, due strategie di investimento

Le indicazioni di Equita Sim rafforzano il messaggio di fondo sul settore bancario italiano: utili elevati, grande visibilità e valutazioni che non riflettono ancora pienamente il profilo dei gruppi.

Intesa Sanpaolo: solidità confermata, spazio per re-rating

Su Intesa Sanpaolo Equita conferma la raccomandazione buy e alza il prezzo obiettivo a 7,10 euro, con un incremento dell’11%. La revisione arriva alla vigilia del nuovo piano industriale del 2 febbraio e dopo risultati dei primi nove mesi giudicati solidi.

Gli analisti si aspettano che il quarto trimestre venga utilizzato in modo prudenziale: rafforzamento del bilancio, maggiori accantonamenti e spesatura di costi di integrazione.

Questo approccio spiega il taglio di circa il 3% alle stime di utile netto 2025-2026, dovuto soprattutto a minori ricavi da trading, costi operativi più elevati e maggiori accantonamenti, solo in parte compensati da oneri di integrazione inferiori al previsto.

Nonostante ciò, l’utile 2025 è atteso oltre i 9,1 miliardi di euro, un livello ritenuto pienamente coerente con la guidance del gruppo. Guardando oltre, Equita rivede al rialzo l’utile operativo 2026-2027, grazie a ricavi più robusti e a un margine di interesse netto ancora in crescita anche ipotizzando tassi stabili intorno al 2%, sostenuto da volumi, portafoglio di hedging e repricing delle passività.

Il messaggio chiave è chiaro: le valutazioni attuali non riflettono la solidità patrimoniale né l’elevata visibilità di utili e distribuzioni, lasciando spazio a un re-rating.

UniCredit: utili resilienti e valutazioni ancora “undemanding”

Anche su UniCredit Equita mantiene una visione positiva, confermando il buy e alzando il target price a 83 euro da 71. Le stime di utile operativo per il periodo 2025-2027 restano sostanzialmente invariate, mentre quelle sull’utile netto vengono limate di circa il 2% in media.

Per il 2025, Equita segnala un margine d’interesse leggermente migliore del previsto, compensato però da maggiori costi non operativi e da oneri di integrazione più elevati (circa 620 milioni). Al netto di queste componenti straordinarie, l’utile netto atteso è di circa 10,5 miliardi, in linea con la guidance.

Lo sguardo si sposta poi al 2026-2027, dove il margine d’interesse netto viene rivisto al rialzo, anche assumendo tassi stabili e un contributo ridotto dalla Russia.

Il supporto arriva ancora una volta dal portafoglio di hedging e dalla crescita dei volumi, sia in Italia sia in Germania. L’utile netto 2026 risulta leggermente più basso rispetto alle precedenti attese, ma il quadro complessivo resta di forte resilienza.

Il filo conduttore

Per Equita, sia Intesa Sanpaolo sia UniCredit presentano oggi un profilo di rischio/rendimento interessante:

  • utili elevati e difendibili,

  • capacità di generare capitale e sostenere distribuzioni generose,

  • valutazioni che restano attraenti rispetto alla qualità dei fondamentali.

In un contesto di tassi che potrebbero rimanere più stabili del previsto, le due grandi banche italiane continuano a offrire visibilità sugli utili e potenziale di rivalutazione, elementi che spiegano la conferma delle raccomandazioni positive nonostante qualche limatura alle stime di breve periodo.

UniCredit continua a mostrare un’impostazione tecnica complessivamente solida

Sul grafico giornaliero , coerente con il buon momento strutturale del settore bancario e con il miglioramento delle aspettative sugli utili di medio periodo.

Dopo il forte impulso rialzista sviluppato tra giugno e agosto, il titolo aveva avviato una fase di consolidamento ordinato, disegnando un flag di continuazione inclinato leggermente al ribasso. Questo tipo di configurazione è tipico dei trend forti: il mercato prende fiato, smaltisce gli eccessi di breve e prepara il terreno per una nuova gamba direzionale.

Il segnale chiave è arrivato a dicembre, quando i prezzi hanno rotto con decisione il lato alto del flag, confermando la natura di figura di continuazione e riattivando il trend rialzista principale. La rottura è avvenuta con buona progressione dei prezzi e senza immediati segnali di esaurimento, rafforzando l’affidabilità del breakout.

Da quel momento UniCredit ha costruito una sequenza di minimi e massimi crescenti, mantenendosi sopra la trendline ascendente di breve periodo. L’area 70 euro rappresenta ora il vero spartiacque tecnico: finché le quotazioni restano stabilmente sopra questo livello, il movimento può essere letto come una semplice fase di consolidamento sopra i breakout precedenti.

In questo scenario, il target naturale del movimento resta in area 75 euro, ottenuto come proiezione dell’ampiezza del flag dal punto di rottura. Si tratta di un obiettivo coerente con la struttura del trend e non particolarmente aggressivo, considerando la forza mostrata dal titolo negli ultimi mesi.

Dal lato opposto, eventuali ritorni sotto area 70 non comprometterebbero immediatamente il quadro di medio periodo, ma aumenterebbero il rischio di un return move verso la parte alta del vecchio flag, in area 67,5 euro. Un movimento di questo tipo rientrerebbe ancora nella fisiologia di un trend rialzista, purché resti contenuto e non venga accompagnato da un deterioramento più ampio della struttura dei prezzi.

In sintesi, UniCredit resta tecnicamente forte: la rottura del flag ha riattivato il trend e, finché i prezzi si mantengono sopra i supporti chiave, le fasi di pausa vanno interpretate più come consolidamenti che come segnali di inversione. Il mercato, al momento, continua a premiare il titolo.

Per Intesa Sanpaolo il quadro tecnico resta costruttivo

Sul grafico giornaliero di Intesa Sanpaolo il quadro tecnico resta costruttivo, ma il titolo si trova in una fase delicata di confronto con una resistenza chiave.

Dopo il minimo di giugno 2025, le quotazioni hanno costruito un canale crescente ben definito, caratterizzato da una progressione ordinata di minimi e massimi crescenti. All’interno di questa struttura il titolo ha recuperato terreno con continuità, senza strappi eccessivi, segnale di un trend sano e sostenuto da flussi costanti.

In questo momento Intesa sta lottando con il massimo di novembre in area 6 euro, livello psicologico e tecnico molto rilevante. La tenuta sopra questa soglia rappresenta il vero discriminante di breve periodo.

Un superamento convincente di area 6 euro aprirebbe lo spazio per un test del lato alto del canale rialzista, che transita in area 6,25 euro. Si tratterebbe di un obiettivo coerente con la struttura del trend e non particolarmente ambizioso, considerando il percorso compiuto negli ultimi mesi.

Oltre area 6,25, la resistenza successiva si colloca in area 7 euro, livello di medio periodo che assume un valore più strategico e che, se raggiunto, segnerebbe un’ulteriore fase di rafforzamento del quadro tecnico complessivo.

Dal lato dei rischi, il primo segnale di indebolimento arriverebbe solo con una violazione della mediana del canale, attualmente in area 5,87 euro. Un ritorno stabile sotto questo livello aumenterebbe la probabilità di una correzione più profonda verso la base del canale, che passa in area 5,55 euro. Anche in questo caso, però, si tratterebbe di un movimento correttivo all’interno di un trend rialzista di fondo, non di un’inversione strutturale.

In sintesi, Intesa Sanpaolo rimane impostata al rialzo, ma è in una zona di equilibrio delicata. Finché i prezzi lavorano sopra la mediana del canale, le fasi di consolidamento vanno lette come pause fisiologiche. Il superamento stabile di area 6 euro rappresenta il trigger tecnico per una nuova accelerazione verso 6,25 e, in prospettiva, 7 euro.

E' “meglio Intesa o UniCredit?”

Se la domanda è “meglio Intesa o UniCredit?”, la risposta non è netta in assoluto, perché le due banche oggi rappresentano due modi diversi di stare investiti nel settore bancario italiano.

Intesa Sanpaolo è la scelta più lineare e rassicurante. È una banca molto domestica, con un modello di business stabile, una grande visibilità sugli utili e soprattutto una forte capacità di generare e distribuire capitale. Il mercato la guarda come un titolo “da rendimento”: il dividendo è una componente centrale della storia di investimento e la solidità patrimoniale riduce l’incertezza anche in fasi di mercato più difficili.

Dal punto di vista borsistico, Intesa si muove in modo ordinato all’interno di un canale rialzista ben definito e sta affrontando una resistenza importante in area 6 euro. Un superamento convincente di questo livello aprirebbe spazio a ulteriori progressi graduali, mentre eventuali fasi di debolezza verrebbero lette più come correzioni tecniche che come segnali di inversione strutturale. In sintesi, Intesa è adatta a chi cerca stabilità, continuità e flussi di cassa, più che accelerazioni improvvise.

UniCredit, invece, è una storia decisamente più dinamica. È una banca più internazionale, più esposta a scelte strategiche e operazioni straordinarie, e quindi anche più sensibile al contesto politico e regolatorio.

Proprio per questo, però, offre un potenziale di performance superiore. Il mercato continua a riconoscerle una forte leva sugli utili e un significativo margine di rerating, soprattutto se il contesto macro resta favorevole.

Dal punto di vista tecnico, UniCredit ha mostrato segnali di forza chiari, con la rottura di strutture di consolidamento che suggeriscono la possibilità di nuovi allunghi, finché i livelli di supporto chiave tengono.

È il titolo che tende a fare meglio nelle fasi di mercato “risk-on”, quando gli investitori cercano rendimento e non temono la volatilità.

In conclusione, Intesa e UniCredit non sono alternative in senso stretto, ma complementari.

Intesa rappresenta la parte più difensiva e prevedibile del settore bancario, UniCredit quella più aggressiva e orientata alla crescita. Se il mercato rallenta o diventa più selettivo, Intesa tende a reggere meglio; se invece il contesto resta costruttivo, UniCredit ha maggiori probabilità di sovraperformare.

La scelta migliore, quindi, dipende dall’obiettivo: protezione e rendimento da una parte, potenziale e momentum dall’altra.

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