Istat: cresce la partecipazione al lavoro, ma restano ampi divari di genere e territoriali
pubblicato:Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro - Base 1/1/2025 pubblicate da Istat.
Il tasso di attività, che misura la quota delle forze di lavoro sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, è previsto in crescita lungo l’orizzonte considerato. Secondo le ipotesi contemplate nello scenario mediano passa dal 66,7% nel 2025 al 71,0% nel 2050, con un aumento di 4,3 punti percentuali. Un‘evoluzione in continuità con la tendenza già in atto da diversi anni. Nel 2004, infatti, partecipava al mercato del lavoro il 62,5% della popolazione in età lavorativa. L’incremento atteso, quindi, riflette una progressiva maggiore partecipazione al lavoro, favorita soprattutto dall’aumento dell’attività femminile e dalla permanenza più prolungata delle persone nelle età lavorative più mature. Quale fattore di contrappeso, invece, il previsto aumento del livello di istruzione tra i giovani determinerà una progressiva posticipazione del loro ingresso nel mondo del lavoro,
Si prevede un aumento della partecipazione lavorativa più intenso tra le donne, potendo sfruttare margini di miglioramento maggiori rispetto agli uomini. Il tasso di attività femminile, oggi inferiore di circa 18 punti percentuali a quello maschile, sale dal 57,8% del 2025 al 64,2% nel 2050, con un incremento di 6,4 punti percentuali. Per gli uomini la crescita prevista è più contenuta, dal 75,6% al 77,2%
(+1,6 punti). Di conseguenza, il divario di genere si riduce da 17,9 a 13,0 punti percentuali al termine dell’orizzonte previsivo, rimanendo comunque rilevante. Nel quadro così prospettato, la maggiore crescita dell’attività femminile riflette il progressivo consolidamento della presenza delle donne nel mercato del lavoro, sostenuto dall’aumento dei livelli di istruzione, che contribuisce a ridurre i divari occupazionali di genere. Tale dinamica può essere letta anche alla luce dei mutamenti nei percorsi familiari, pur permanendo rilevanti ostacoli alla conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura, soprattutto per le madri con figli piccoli.
Il dato nazionale sulla partecipazione al mercato del lavoro nasconde forti differenze territoriali. Nel 2025, il tasso di attività è pari al 73,2% nel Nord-est, al 72,2% nel Nord-ovest e al 70,5% nel Centro, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 56,4%, evidenziando un divario ampio rispetto al resto del Paese. Entro il 2050, il Nord-est nelle ipotesi mantiene il primato, con un tasso prossimo al 76% e un incremento di 2,8 punti percentuali. Anche il Nord-ovest e il Centro registrano una crescita, seppure più contenuta, fino a convergere al 2050 su valori assai vicini (rispettivamente, 74,9% e 74,7%). Nel Mezzogiorno il tasso sale al 61,4%, con un aumento pari a 5 punti percentuali, superiore alla crescita di 4,3 punti osservata in Italia. L’aumento, pur significativo, determina però solo una parziale riduzione del divario territoriale: nel 2050 la distanza rispetto alle ripartizioni del Centro-Nord rimarrebbe dell’ordine di circa 14 punti percentuali. Il divario territoriale tra Mezzogiorno e il resto del Paese è ancora più accentuato disaggregando il tasso di attività per genere: rispetto al tasso femminile nazionale, pari al 64,2% nel 2050, le donne del Mezzogiorno si fermano al 49,6%.
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