Istat: le famiglie tipo del Mezzogiorno somiglieranno di più a quelle del Centro-Nord
pubblicato:Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro - Base 1/1/2025 pubblicate da Istat.
Le differenze territoriali riflettono la diversa intensità dei processi demografici: nelle aree caratterizzate da una fecondità più bassa, da un invecchiamento più avanzato e da una maggiore diffusione di modelli familiari meno tradizionali, la trasformazione delle strutture familiari risulta più rapida. Negli ultimi decenni, tuttavia, tali differenze si sono progressivamente ridotte. La fecondità è diminuita in tutte le aree del Paese, mentre l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni familiari hanno interessato in misura crescente anche il Mezzogiorno.
In questo quadro evolutivo, le previsioni delle famiglie delineano una progressiva convergenza a livello territoriale. La quota di famiglie con almeno un nucleo è prevista in diminuzione in tutte le ripartizioni. Il calo risulta più accentuato nel Mezzogiorno, dove si passa dal 62,3% del 2025 al 57,2% del 2050, evidenziando un graduale indebolimento del modello familiare tradizionalmente più diffuso. Nonostante questa contrazione, nel 2050 il Mezzogiorno mantiene il primato della più alta concentrazione di famiglie nucleari rispetto al 54,8% del Nord e al 53,6% del Centro.
I cambiamenti più rilevanti riguardano le coppie con figli. Nel 2050 il Mezzogiorno ne conserverà la quota più alta, ma la loro incidenza diminuirà sensibilmente, passando dal 31,2% del 2025 al 22,4%. Nel Nord e nel Centro, invece, scenderanno rispettivamente dal 26,8% al 21,0% e dal 26,2% al 19,4%.
Le famiglie senza nucleo continueranno a essere maggiormente diffuse nel Nord e nel Centro, dove nel 2050 raggiungeranno rispettivamente il 45,2% e il 46,4% del totale. L’incremento più consistente si registrerà però nel Mezzogiorno, dove la quota dovrebbe salire dal 37,7% al 42,8%.
La convergenza territoriale emerge con particolare evidenza nell’andamento delle persone sole, legato in larga misura all’invecchiamento della popolazione e alla possibile crescita degli scioglimenti coniugali e delle separazioni. Nel Nord, l’incidenza delle persone sole sale al 42,7% nel 2050, con un aumento di 4,1 punti percentuali sul 2025. Nel Centro, che nell’anno base delle previsioni già presenta un livello più elevato, la quota di persone perviene al 43,8% con una crescita di 4,6 punti percentuali, che ne conferma il primato. L’incremento maggiore si ha, tuttavia, nel Mezzogiorno, dove le persone sole raggiungono il 39,6%, con una crescita di 4,9 punti percentuali. Le coppie senza figli presentano una crescita su tutto il territorio nazionale, ma continueranno a risultare maggiormente diffuse nel Nord, dove nel 2050 potrebbero rappresentare il 22,4% delle famiglie. Nel Mezzogiorno raggiungerebbero il 20,4% mentre nel Centro il 20,2%. Nel complesso, tali trasformazioni hanno il potenziale di determinare una riduzione generalizzata della dimensione media delle famiglie. Nel Nord e nel Centro il numero medio di componenti passa da 2,15 e 2,16, rispettivamente, a poco meno di due persone per famiglia. La diminuzione è più marcata nel Mezzogiorno, dove si transita da 2,29 a 2,00 componenti. Anche sotto questo aspetto, quindi, le differenze territoriali tendono a ridursi, evidenziando un Mezzogiorno con famiglie mediamente più numerose anche nel medio termine, ma con un divario con il resto del Paese decisamente più contenuto.
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