MMFI e MMTH: indicatori ritardati, ma possono anticipare la debolezza dell’indice
pubblicato:L’S&P 500 resta vicino ai record, ma MMFI al 36% e MMTH sotto il 50% segnalano un mercato sostenuto da un numero sempre più ristretto di società

Le medie mobili sono tra gli strumenti più conosciuti dell’analisi tecnica.
La loro funzione è rendere più leggibile l’andamento dei prezzi, eliminando parte delle oscillazioni quotidiane e mettendo in evidenza la direzione prevalente del mercato.
Una media mobile a 50 giorni, per esempio, rappresenta il prezzo medio registrato nelle ultime 50 sedute. Quella a 200 giorni considera invece un periodo più lungo ed è normalmente utilizzata per individuare la tendenza principale.
Quando un indice quota sopra entrambe le medie e queste sono inclinate verso l’alto, il quadro viene generalmente considerato positivo.
Nel grafico dell’S&P 500, infatti, i prezzi si trovano ancora sopra la media a 50 giorni e nettamente sopra quella a 200 giorni: la tendenza ufficiale resta quindi rialzista.
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Il principale limite delle medie mobili è però noto: sono strumenti lagging, cioè ritardati.
Vengono calcolate utilizzando prezzi già registrati e non possono anticipare autonomamente ciò che accadrà.
Una media mobile può confermare che il mercato ha cambiato direzione soltanto dopo che una parte del movimento si è già verificata.
Da qui nasce una domanda interessante: se anche gli indicatori MMFI e MMTH utilizzano medie mobili, possono realmente offrire indicazioni sul futuro oppure si limitano a fotografare una situazione già in corso?
La risposta è meno netta di quanto possa sembrare. Le medie mobili restano strumenti ritardati, ma MMFI e MMTH possono segnalare in anticipo un deterioramento della struttura interna del mercato, soprattutto quando vengono confrontati con l’andamento dell’indice.
Che cosa misurano MMFI e MMTH
MMFI e MMTH non applicano semplicemente una media mobile all’S&P 500. Misurano invece quanti titoli del mercato si trovano sopra le rispettive medie.
In particolare:
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MMFI rappresenta la percentuale di azioni sopra la propria media mobile a 50 giorni;
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MMTH rappresenta la percentuale di azioni sopra la propria media mobile a 200 giorni.
MMFI è quindi più sensibile ai movimenti di breve e medio periodo, mentre MMTH fornisce indicazioni sulla solidità della tendenza di fondo.
Un MMFI al 70% significa che sette titoli su dieci si trovano sopra la propria media a 50 giorni.
Un MMTH inferiore al 50% indica invece che la maggioranza delle azioni si trova sotto la media a 200 giorni, anche se l’indice principale potrebbe continuare a salire.
Prima di utilizzare questi indicatori occorre comunque verificare quale sia l’universo di titoli considerato dal fornitore dei dati, perché può comprendere il mercato statunitense nel suo complesso oppure uno specifico paniere.
Perché possono anticipare l’indice
L’S&P 500 non assegna lo stesso peso a tutte le società. I titoli con la maggiore capitalizzazione, come le grandi aziende tecnologiche, esercitano un’influenza molto superiore rispetto alle società più piccole.
Di conseguenza, l’indice può continuare a salire anche quando una parte consistente del mercato è già in difficoltà.
È sufficiente che le società con il peso maggiore continuino a registrare performance positive.
MMFI e MMTH osservano invece la partecipazione complessiva al movimento.
In sostanza, cercano di rispondere a una domanda molto semplice: quanti titoli stanno realmente confermando il rialzo mostrato dall’indice?
Se l’S&P 500 raggiunge nuovi massimi mentre MMFI e MMTH scendono, significa che la spinta rialzista si sta concentrando su un numero sempre più ristretto di società.
Questa situazione viene definita divergenza negativa di ampiezza.
La media mobile rimane ritardata rispetto al singolo titolo, ma la somma dei segnali provenienti da centinaia o migliaia di azioni può mettere in evidenza una debolezza che non è ancora visibile sull’indice principale.
S&P 500 ancora forte, ma la partecipazione si restringe
Attualmente l’S&P 500 continua a muoversi in prossimità dei massimi storici e resta sopra le proprie medie mobili a 50 e 200 giorni.
Se si guardasse soltanto il grafico dell’indice, la situazione apparirebbe ancora decisamente positiva.
Gli indicatori di ampiezza offrono però un’immagine meno solida:
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MMFI si trova intorno al 36%;
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MMTH è sceso poco sotto il 49%.
Questo significa che appena poco più di un terzo dei titoli si trova sopra la propria media a 50 giorni e che meno della metà conserva una quotazione superiore alla media a 200 giorni.
Il contrasto è evidente: l’indice è vicino ai record, ma la maggioranza dei titoli non sta partecipando pienamente al rialzo.
Non si tratta necessariamente dell’annuncio di un crollo imminente.
Nei mercati molto concentrati, poche grandi società possono sostenere gli indici per settimane o persino mesi.
Tuttavia, più la partecipazione si restringe, maggiore diventa la dipendenza dalle mega-cap che guidano il movimento.
Se anche queste ultime dovessero perdere forza, l’indice potrebbe correggere rapidamente perché non troverebbe un numero sufficiente di titoli pronti a compensarne la discesa.
MMFI fotografa la forza di breve periodo
MMFI è il più rapido dei due indicatori e tende a reagire con maggiore decisione alle correzioni e ai rimbalzi.
In termini generali:
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sopra il 60-70% segnala un mercato ampiamente partecipato;
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intorno al 50% indica una situazione equilibrata;
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sotto il 40% evidenzia una debolezza diffusa;
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sotto il 20% può segnalare una condizione di forte eccesso ribassista.
Il valore attuale vicino al 36% mostra che la debolezza si è già estesa a una parte importante del mercato, ma non rappresenta ancora una condizione estrema.
Più che il livello isolato, sarà importante osservare la direzione futura.
Una risalita rapida sopra il 50% indicherebbe che il recupero sta tornando a coinvolgere un numero crescente di titoli. Una discesa sotto il 30%, con l’S&P 500 ancora sui massimi, renderebbe invece ancora più evidente la divergenza negativa.
MMTH descrive la salute strutturale del mercato
MMTH è più lento perché utilizza la media a 200 giorni. Per questo motivo non è particolarmente adatto al trading di breve periodo, ma permette di valutare se la struttura rialzista è ancora sufficientemente ampia.
Quando MMTH si mantiene sopra il 60%, la maggioranza delle azioni partecipa alla tendenza principale. Una discesa sotto il 50% segnala invece che il mercato è diventato più fragile e selettivo.
Il livello attuale vicino al 49% merita quindi attenzione: l’S&P 500 è sui massimi, ma più della metà delle azioni non si trova sopra la propria media a 200 giorni.
Se MMTH dovesse continuare a scendere verso il 40%, il deterioramento assumerebbe un significato più importante.
Un recupero sopra il 55-60% indicherebbe invece che il rialzo dell’indice sta tornando ad allargarsi al resto del mercato.
Non sono segnali automatici di vendita
L’errore più comune sarebbe utilizzare MMFI e MMTH come segnali meccanici.
Un valore basso non significa necessariamente che l’indice debba scendere immediatamente, così come un valore elevato non implica che il mercato sia destinato a invertire.
Questi indicatori sono più utili per valutare la qualità di un movimento che per prevedere il momento preciso di una svolta.
Una divergenza negativa può durare a lungo. Allo stesso modo, letture molto depresse possono essere osservate durante fasi ribassiste che non hanno ancora raggiunto il minimo.
I segnali diventano più affidabili quando vengono confermati da altri elementi:
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perdita dei principali supporti da parte dell’indice;
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discesa dell’S&P 500 sotto la media a 50 giorni;
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indebolimento dei titoli tecnologici e delle mega-cap;
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aumento dei titoli sui nuovi minimi;
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peggioramento della linea advance/decline;
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crescita della volatilità.
Quando diventano davvero utili
MMFI e MMTH possono assumere un valore più anticipatore soprattutto in due situazioni.
La prima è la divergenza: l’indice sale o aggiorna i massimi, mentre la percentuale di titoli sopra le medie mobili diminuisce.
È ciò che sta accadendo attualmente e rappresenta un avvertimento sulla qualità del rialzo.
La seconda è la forte ripresa dell’ampiezza dopo una correzione.
Quando MMFI risale rapidamente da livelli molto bassi e torna sopra il 50-60%, significa che gli acquisti non riguardano più soltanto pochi titoli, ma si stanno diffondendo al mercato nel suo complesso.
Questo tipo di movimento, spesso definito breadth thrust, può accompagnare l’avvio di una nuova fase rialzista.
Qual è quindi la loro capacità previsionale?
MMFI e MMTH non prevedono direttamente la direzione futura dell’S&P 500. Non indicano quando inizierà una correzione, quanto sarà profonda o quale obiettivo raggiungerà.
Possono però aiutare a capire se il mercato sta diventando più forte o più fragile prima che questo cambiamento sia chiaramente visibile sull’indice.
MMFI è più utile per valutare il rischio sulle settimane successive, mentre MMTH offre indicazioni sullo stato della tendenza nei mesi successivi. In entrambi i casi si tratta di informazioni probabilistiche, non di certezze.
Il loro messaggio attuale è piuttosto chiaro: la tendenza dell’S&P 500 resta rialzista, ma il rialzo è sostenuto da una partecipazione sempre più limitata.
Non è ancora un segnale sufficiente per assumere una posizione ribassista, ma suggerisce di ridurre l’aggressività, evitare di inseguire indiscriminatamente i prezzi e prestare maggiore attenzione alla gestione del rischio.
La situazione migliorerebbe con un ritorno di MMFI sopra il 50% e di MMTH verso il 55-60%. Un’ulteriore discesa di entrambi, accompagnata dalla perdita della media a 50 giorni da parte dell’S&P 500, trasformerebbe invece l’attuale avvertimento in un segnale decisamente più preoccupante.
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