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MEF: Giorgetti, nuvoloni all’orizzonte ma Italia mantiene la rotta

di FTA Online News pubblicato:
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Così in audizione sul Dpfp davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato. Ministro in parlamento: Psb calcola spesa nominale netta ovvero senza interessi che ogni anno si pagano sul debito.

Con la vecchia Europa che "fa fatica a crescere" e "la situazione internazionale" è "un mezzo miracolo che nonostante i nuvoloni che ci sono attorno vada ancora così". Così afferma davanti alle Commissioni congiunte bilancio del Senato e della Camera il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti in audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026 .

Il ministro nella sua Relazione ha evidenziato la resilienza dell’economia italiana in un contesto internazionale ancora incerto. Il Governo ha rivisto al rialzo la stima di crescita del PIL per il 2026 all’1% (dallo 0,6% previsto ad aprile), sostenuta da domanda interna, investimenti e mercato del lavoro. Il Paese ha continuato a crescere e può contare su un percorso di finanza pubblica prudente e credibile. La sfida, per il ministro Giorgetti, rimane quella di contemperare due esigenze imprescindibili: la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti al fine di preservare la fiducia dei mercati e l’utilizzo degli spazi disponibili per sostenere, con interventi selettivi, gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese. “Un equilibrio che richiede sì prudenza, ma soprattutto capacità di individuare con chiarezza le priorità” sottolinea Giorgetti. La sostenibilità della finanza pubblica non è un obiettivo fine a sé stesso: “E’ la condizione che consente allo Stato di mantenere nel tempo la capacità di intervenire e di perseguire le proprie priorità”. In una fase caratterizzata da elevata incertezza, la credibilità costruita attraverso il rispetto degli impegni e la prudenza nelle scelte rappresenta una vera risorsa da preservare. “È solo se questa base rimane solida e stabile – conclude Giorgetti - che possiamo continuare a investire, sostenere la crescita e rispondere alle esigenze del Paese.”

Il ministro nella sua replica in Aula durante la discussione sul Dpfp, tra le altre cose, ha ricordato ai parlamentari che il Psb, a differenza delle vecchie regole di governance europee, calcola la spesa nominale netta cioè senza gli interessi che ogni anno si pagano sul debito. Il prossimo anno questa voce salirà a 100 miliardi di euro. “Le politiche fiscali - spiega il ministro - sono rimesse alla decisione dei singoli Governi e dei Parlamenti: scontano quella che è una regola del nuovo Patto di stabilità. Tanti l'hanno criticata: perché l'avete sottoscritta o non sottoscritta. Certamente, uno dei motivi per cui siamo usciti dalla vecchia regola, che dava molta importanza e troppo peso agli interessi passivi, è di facile intuizione per chiunque in qualche modo voglia applicarsi. La nuova regola - sottolinea Giorgetti - pone obiettivi di aumento massimo della spesa al netto degli interessi, che è l'aspetto positivo, in termini nominali. E questo incremento della spesa in termini nominali è fissato come obiettivo l'anno prossimo all'1,9 per cento. Alla base di questo 1,9 per cento stava una previsione, tre anni fa, di un'inflazione dell'1,8 per cento. Quindi è chiaro – evidenzia il ministro - e questo spiega il dibattito di questi giorni e la posizione del Governo italiano che è stata assunta dal sottoscritto all'Ecofin, che questa inflazione programmata dell'1,8 per cento, quindi con un incremento di spesa nominale dell'1,9 per cento, è totalmente incompatibile con un'inflazione non dipendente certamente dai singoli Governi europei, che ormai si attesta ed è orientata al 3 per cento ed oltre. Per questo motivo - aggiunge - un'applicazione pura e automatica di quei meccanismi imporrebbe non soltanto una politica monetaria restrittiva, ma pure una politica fiscale restrittiva in capo ai Governi, in un momento in cui evidentemente la crescita nel vecchio continente non è che dia brillantissimi risulta”.

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