Mercati emergenti, il grande ritorno?
pubblicato:Dollaro e Fed restano decisivi: con tassi stabili gli emergenti possono continuare a correre, ma una Fed più aggressiva cambierebbe lo scenario

Mercati emergenti, il ritorno della crescita?
Utili attesi in accelerazione, allocazioni in aumento e dollaro sotto osservazione
Ma attenzione alla Fed: tassi troppo alti potrebbero frenare il rally degli emerging markets
I mercati emergenti stanno tornando al centro dell’attenzione degli investitori globali.
E questa volta non soltanto come scommessa tattica di breve periodo, ma sempre più come componente strategica dei portafogli.
Il motivo è piuttosto semplice: le stime di consensus continuano ad attribuire agli emergenti una crescita degli utili nettamente superiore rispetto ai mercati sviluppati, in un contesto in cui molte economie asiatiche e latinoamericane stanno mostrando una dinamica economica più robusta rispetto a Europa e Stati Uniti.
Non è quindi sorprendente che anche nelle reti italiane stia aumentando l’interesse verso questa asset class. Secondo l’indagine di M&G Investments, negli ultimi sei mesi il 61% dei consulenti e private banker italiani ha aumentato l’esposizione ai mercati emergenti, mentre il 37% l’ha mantenuta invariata e solo il 2% l’ha ridotta.
Numeri importanti, soprattutto considerando che arrivano in un contesto geopolitico estremamente complicato, segnato dalla guerra tra Usa, Israele e Iran e dalle tensioni commerciali globali.
Crescita degli utili e AI: perché gli emergenti piacciono sempre di più
Dietro questo ritorno di interesse c’è soprattutto il tema della crescita.
Molti mercati emergenti oggi beneficiano contemporaneamente di:
- •
crescita economica superiore ai Paesi sviluppati;
- •
demografia più favorevole;
- •
investimenti infrastrutturali;
- •
sviluppo tecnologico accelerato;
- •
espansione della classe media;
- •
boom della domanda legata all’intelligenza artificiale.
Non è un caso che l’Asia resti il cuore della storia emergente. Corea del Sud, Taiwan, India e parte del Sud-Est asiatico stanno beneficiando direttamente dell’esplosione globale degli investimenti in semiconduttori, data center e infrastrutture digitali.
La leadership di aziende come TSMC, Samsung Electronics, SK Hynix o dei produttori legati alla filiera AI dimostra come oggi una parte della crescita mondiale passi proprio dai mercati emergenti asiatici.
Ed è interessante notare che molti investitori non stanno più cercando soltanto esposizione “macro” agli emergenti, ma puntano sempre di più sulla selezione attiva dei titoli, privilegiando le aziende capaci di intercettare trend strutturali di lungo periodo.
In altre parole: meno esposizione indiscriminata agli indici e più approccio bottom-up, focalizzato sulla qualità della crescita degli utili.
Gli investitori restano prudenti, ma la direzione è chiara
Nonostante il miglioramento del sentiment, l’allocazione resta ancora relativamente prudente.
Il 61% degli intervistati mantiene un peso sugli emergenti inferiore al 10% del portafoglio, mentre il 38% si colloca tra il 10% e il 30%. Solo l’1% supera questa soglia.
Questo significa che il posizionamento potrebbe teoricamente aumentare ancora molto se il quadro macro dovesse restare favorevole.
Interessante anche l’orizzonte temporale: l’81% degli investitori considera oggi gli emergenti una scelta strategica di lungo periodo, superiore ai cinque anni, mentre solo il 19% mantiene un approccio tattico.
La motivazione principale resta la diversificazione (58%), seguita dalla crescita del capitale (33%) e dalla generazione di reddito (9%).
Il vero ago della bilancia resta il dollaro
C’è però un elemento fondamentale da monitorare: il comportamento del dollaro e della Federal Reserve.
Storicamente i mercati emergenti riescono a performare molto bene quando:
- •
il dollaro è stabile o debole;
- •
la Fed mantiene una politica monetaria relativamente accomodante;
- •
la liquidità globale resta abbondante.
Al contrario, un dollaro forte e tassi americani in rialzo tendono spesso a creare problemi agli emerging markets:
- •
aumenta il costo del debito in dollari;
- •
si riducono i flussi di capitale;
- •
cresce la pressione sulle valute locali;
- •
aumenta la volatilità finanziaria.
Ed è qui che entra in gioco il tema Fed.
Per ora il mercato continua a credere che la banca centrale americana manterrà i tassi relativamente stabili, scenario che favorisce la prosecuzione del recupero degli emergenti.
Ma se nei prossimi mesi la Fed dovesse cambiare tono e tornare a parlare apertamente di rialzi dei tassi per contrastare nuove pressioni inflazionistiche — magari legate all’energia o alle tensioni geopolitiche — allora il quadro potrebbe complicarsi rapidamente.
Geopolitica: rischio o opportunità?
Paradossalmente, proprio la geopolitica è diventata uno dei fattori che stanno rafforzando l’interesse verso alcuni emergenti.
Lo shock energetico seguito alla crisi di Hormuz sta accelerando:
- •
investimenti nelle rinnovabili;
- •
domanda di semiconduttori;
- •
sviluppo delle infrastrutture AI;
- •
rilocalizzazione industriale;
- •
investimenti in autonomia energetica e tecnologica.
E molti di questi trend favoriscono direttamente economie emergenti asiatiche.
Non a caso, il 62% degli investitori considera oggi la geopolitica il principale fattore di rischio per l’asset class, davanti al contesto macroeconomico e alla volatilità valutaria.
Ma allo stesso tempo proprio la trasformazione geopolitica globale sta creando nuove opportunità strutturali.
FTA resta posizionata sugli emergenti
In questo contesto FTA mantiene attualmente nel suo servizio "La Boutique del Trader" (scrivi a ufficiostudi@ftaonline.com per informazioni) una posizione long sul 3EML ETF, coerente con uno scenario che per ora continua a premiare:
- •
la crescita degli utili;
- •
il miglioramento del sentiment globale;
- •
la stabilizzazione del dollaro;
- •
la ricerca di diversificazione rispetto ai mercati sviluppati.
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La sensazione è che gli emergenti stiano tornando gradualmente ad essere una componente centrale delle strategie globali.
La vera domanda, però, è sempre la stessa: quanto a lungo la Fed permetterà che la liquidità continui a sostenere questo scenario?
La Boutique del Trader si propone di offrire un approccio semplificato e di alto valore, consentendo agli investitori di ottenere i migliori risultati con il minimo sforzo.
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