MPS: Unimpresa, con BPM e B. Generali terzo polo da 466 mld attivi e 810 miliardi risorse finanziarie

di FTA Online News pubblicato:
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Due offerte pubbliche di scambio per circa 34 miliardi di euro, un gruppo potenziale con un valore di mercato nell'ordine dei 70 miliardi, circa 466 miliardi di attività e oltre 810 miliardi di risorse finanziarie complessive. È la dimensione che potrebbe raggiungere il nuovo polo costruito attorno a Monte dei Paschi di Siena attraverso le Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Il progetto affiancherebbe alla banca commerciale e al credito alle imprese una forte piattaforma nel wealth management e nella consulenza finanziaria. Le sinergie annue attese sono stimate in circa 2,6 miliardi di euro, mentre l'utile per azione potrebbe crescere dell'11% entro il 2028. Per il Centro Studi Unimpresa, la rilevanza dell'operazione va oltre il risiko bancario: la nascita di un terzo grande operatore nazionale potrebbe aumentare la concorrenza nel credito, riequilibrare un mercato dominato da Intesa Sanpaolo e UniCredit e offrire a famiglie e piccole e medie imprese un interlocutore alternativo di dimensione sistemica


Il risiko bancario italiano cambia scala e, soprattutto, cambia natura. Con le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, Monte dei Paschi di Siena mette sul tavolo un progetto che non punta soltanto ad aumentare le dimensioni del gruppo, ma a costruire un soggetto finanziario nazionale diversificato. Da una parte ci sarebbe il rafforzamento nel tradizionale commercial banking e nel credito alle imprese; dall'altra l'ingresso molto più deciso nella gestione della ricchezza, nel private banking e nella consulenza finanziaria. Lo si legge in un report del Centro Studi Unimpresa, secondo cui è proprio la combinazione delle tre componenti a rappresentare l'elemento economicamente più interessante dell'operazione. Mps apporterebbe solidità patrimoniale, presenza nel Centro Italia e il nuovo perimetro derivante dall'integrazione con Mediobanca; Banco Bpm garantirebbe massa critica bancaria e un forte radicamento nelle regioni produttive del Nord; Banca Generali aggiungerebbe un'attività ad alto valore aggiunto nel wealth management. La prima operazione riguarda Banco Bpm, per il quale l'offerta di Mps esprime un controvalore nell'ordine dei 25,3 miliardi di euro. La seconda interessa Banca Generali, valorizzata dall'offerta circa 8,72 miliardi. Complessivamente, quindi, le due Ops valgono poco più di 34 miliardi di euro. Le due operazioni sono distinte e il loro esito dovrà essere valutato separatamente. Questo elemento è importante perché consente di distinguere diversi possibili scenari industriali: Mps potrebbe rafforzarsi attraverso Banco Bpm, attraverso Banca Generali oppure, nello scenario più ampio, attraverso entrambe. È quest'ultima ipotesi a determinare il cambiamento più significativo degli equilibri del sistema. La combinazione delle tre realtà darebbe infatti origine a un gruppo con un valore di mercato combinato indicativamente nell'ordine dei 70 miliardi di euro. Si tratta di una valutazione pro forma e non della semplice somma meccanica delle attuali capitalizzazioni: il valore effettivo del nuovo soggetto dipenderà dall'andamento delle quotazioni, dai concambi, dall'esito delle offerte e dalla valutazione che il mercato attribuirà alle sinergie. La dimensione sarebbe ancora inferiore a quella dei due grandi gruppi italiani, con UniCredit e Intesa Sanpaolo entrambe oltre i 120 miliardi di capitalizzazione, ma il divario rispetto al resto del sistema verrebbe profondamente ridotto. Il nuovo polo avrebbe una dimensione borsistica pari a oltre la metà di quella dei due leader e si collocherebbe nettamente come terzo grande operatore nazionale.

«La possibile nascita di un terzo grande polo bancario nazionale, capace di affiancarsi a Intesa Sanpaolo e UniCredit, rappresenterebbe un'evoluzione positiva per il sistema creditizio italiano. Un settore bancario solido ha bisogno certamente di operatori forti e patrimonialmente robusti, ma anche di un equilibrio competitivo che eviti un'eccessiva concentrazione del mercato. La presenza di tre grandi gruppi nazionali potrebbe contribuire proprio a questo obiettivo, rendendo il sistema più articolato e contendibile. Una maggiore concorrenza tra operatori di dimensione comparabile può produrre vantaggi concreti per la clientela, sia per le imprese sia per le famiglie. Per le aziende, e in particolare per le piccole e medie imprese, significa poter disporre di un interlocutore in più nella ricerca del credito, nei servizi finanziari e nel sostegno agli investimenti. Per le famiglie può significare una competizione più intensa sulle condizioni dei mutui, sulla remunerazione del risparmio, sulle commissioni e sulla qualità complessiva dei servizi. La crescita dimensionale delle banche, dunque, non deve essere considerata un obiettivo in sé. Diventa utile per l'economia quando si traduce in più concorrenza, maggiore capacità di finanziare il sistema produttivo, investimenti nell'innovazione e migliori condizioni per i clienti. Se il progetto del terzo polo saprà muoversi in questa direzione, preservando al tempo stesso il rapporto con i territori e la vicinanza alle imprese, potrà rappresentare un elemento di rafforzamento non soltanto del settore bancario, ma dell'intero sistema economico italiano» afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, più significativa della dimensione borsistica sarebbe quella industriale. Il perimetro complessivo potrebbe raggiungere circa 466 miliardi di euro di attività, collocando il nuovo gruppo al terzo posto del sistema bancario italiano per dimensione. È un salto di scala che avrebbe conseguenze concrete. Una banca di queste dimensioni dispone di una capacità superiore di partecipare ai grandi finanziamenti corporate, alle operazioni sindacate, alla finanza strutturata e al finanziamento delle infrastrutture. Allo stesso tempo avrebbe una maggiore possibilità di diversificare il rischio tra settori produttivi, territori e categorie di clientela. Per le imprese italiane, e in particolare per quelle di medie dimensioni, la presenza di un terzo grande gruppo potrebbe ampliare il numero degli interlocutori nazionali capaci di accompagnare operazioni di crescita, acquisizioni, internazionalizzazione e investimenti di importo elevato. Il secondo numero che misura la portata dell'aggregazione è rappresentato dagli oltre 810 miliardi di euro di risorse finanziarie complessive riconducibili al nuovo perimetro. È proprio su questo terreno che l'apporto di Banca Generali modifica profondamente la natura dell'operazione. Un gruppo costruito soltanto attorno a Mps e Banco Bpm avrebbe prevalentemente la fisionomia di una grande banca commerciale. L'integrazione di Banca Generali aggiungerebbe invece una componente molto più rilevante di ricchezza amministrata e gestita, consulenza finanziaria e private banking. Il nuovo polo potrebbe così muoversi contemporaneamente sui due grandi mercati che caratterizzano il rapporto tra banche e famiglie italiane: da una parte depositi, mutui e finanziamenti, dall'altra risparmio, investimenti e gestione patrimoniale. La diversificazione avrebbe anche un'importante conseguenza sul conto economico. Il gruppo dipenderebbe meno esclusivamente dal margine d'interesse e potrebbe aumentare il peso dei ricavi commissionali. In una fase di normalizzazione dei tassi di interesse, questo equilibrio rappresenterebbe un elemento importante per rendere la redditività meno sensibile alle decisioni della Banca centrale europea.


UNA RETE NAZIONALE COMPLEMENTARE. La geografia dell'operazione costituisce un altro elemento favorevole. Mps mantiene un forte radicamento in Toscana e nel Centro Italia, con una presenza significativa nel resto del Paese. Banco Bpm ha invece uno dei propri principali punti di forza nelle regioni economicamente più dinamiche del Nord, a partire da Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. La combinazione delle due reti produrrebbe quindi una copertura nazionale più equilibrata rispetto a operazioni tra banche fortemente sovrapposte negli stessi territori. Il nuovo perimetro avrebbe oltre 2.600 filiali e una base superiore ai 5 milioni di clienti. Banca Generali aggiungerebbe a questa struttura una rete di consulenza finanziaria diffusa sull'intero territorio nazionale. La limitata sovrapposizione geografica è particolarmente rilevante perché potrebbe consentire di ottenere economie di scala senza rendere inevitabile una drastica riduzione della presenza fisica. Per il Centro Studi Unimpresa questo aspetto dovrà rappresentare uno dei criteri attraverso i quali valutare l'operazione: le sinergie industriali sono positive se migliorano l'efficienza, molto meno se vengono ottenute esclusivamente attraverso la desertificazione bancaria dei territori.


SINERGIE ANNUE DA 2,6 MILIARDI. Il piano indica circa 2,6 miliardi di euro di sinergie annue attese. È una cifra molto significativa rispetto alla dimensione delle società coinvolte e rappresenta uno degli elementi decisivi per la sostenibilità economica del progetto. Una parte delle economie deriverebbe dai costi. Sistemi informatici, piattaforme digitali, funzioni amministrative, acquisti, compliance, strutture centrali e processi operativi rappresentano aree nelle quali una maggiore scala consente di distribuire gli investimenti su una base più ampia. Ma la vera sfida sarà produrre anche sinergie di ricavo. È qui che Banca Generali assume un ruolo strategico. La possibilità di offrire servizi di gestione patrimoniale alla clientela bancaria di Mps e Banco Bpm potrebbe generare importanti opportunità di cross-selling. Nella direzione opposta, la clientela private potrebbe accedere a una gamma più ampia di servizi bancari, corporate e di finanziamento. Il piano indica anche una possibile crescita dell'utile per azione dell'11% entro il 2028, segnale che la creazione di valore prevista dovrebbe derivare dall'integrazione industriale e non esclusivamente dalla riduzione dei costi.


IL FATTORE BANCA GENERALI. Banca Generali è quindi molto più di una terza società da aggiungere aritmeticamente al perimetro. Rappresenta il tassello che consentirebbe al progetto di spostarsi dalla dimensione puramente bancaria a quella di un vero gruppo finanziario integrato. L'Italia dispone di una delle maggiori masse di ricchezza finanziaria privata in Europa. La capacità di intercettare questa ricchezza, trasformando una parte della raccolta tradizionale in risparmio gestito e servizi di consulenza, è diventata una delle principali aree di competizione tra banche. Un grande gruppo capace di offrire contemporaneamente credito, gestione patrimoniale, investment banking, private banking, assicurazioni e consulenza avrebbe quindi un modello di business più diversificato e una maggiore capacità di stabilizzare i ricavi durante le diverse fasi del ciclo economico.

PIÙ CONCORRENZA NEL CREDITO E CAPACITÀ DI INVESTIRE IN TECNOLOGIA. Per il Centro Studi Unimpresa, la principale ragione di interesse dell'operazione resta la concorrenza. Il processo di consolidamento bancario italiano ha progressivamente ridotto il numero dei grandi operatori nazionali. Questo processo ha prodotto banche più solide ed efficienti, ma ha anche aumentato la concentrazione del mercato. La nascita di un terzo polo con 466 miliardi di attivi potrebbe introdurre un contrappeso significativo. Non sarebbe ancora un concorrente delle stesse dimensioni di Intesa Sanpaolo e UniCredit, ma avrebbe massa critica sufficiente per competere su quasi tutti i principali segmenti del mercato. Per le PMI questo aspetto assume particolare importanza. Le piccole imprese hanno una capacità negoziale inevitabilmente inferiore rispetto alle grandi aziende e risentono maggiormente della riduzione del numero degli intermediari. Avere tre grandi poli nazionali anziché due significa aumentare la contendibilità del credito e ampliare le possibilità di confronto tra condizioni, prezzi e servizi. La maggiore concorrenza potrebbe esercitare pressione sui tassi applicati ai finanziamenti, sulle commissioni e sul costo complessivo dei servizi bancari. Potrebbe inoltre aumentare la competizione sulla raccolta, con possibili benefici anche sulla remunerazione del risparmio. Esiste poi un problema di scala tecnologica. Le banche devono sostenere investimenti sempre maggiori in intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud, gestione dei dati, pagamenti digitali e adeguamento regolamentare Sono costi in larga parte fissi: più grande è la base di clienti sulla quale vengono distribuiti, maggiore è l'efficienza dell'investimento. Da questo punto di vista, la crescita dimensionale non è soltanto una questione finanziaria. È una condizione sempre più importante per competere con i grandi gruppi europei e con gli operatori digitali.


AGLI AZIONISTI MPS 4 MILIARDI, UNA PARTITA ANCORA APERTA. Alla doppia Ops si affianca una distribuzione straordinaria complessiva di 4 miliardi di euro agli azionisti Mps, composta indicativamente da 1 miliardo in contanti e circa 3 miliardi attraverso azioni Generali. La decisione segnala l'elevata disponibilità di capitale accumulata dal Monte dopo il risanamento e consente contemporaneamente di remunerare gli azionisti e di mantenere una struttura patrimoniale adeguata a sostenere il progetto di crescita. Anche questo elemento rappresenta una discontinuità rispetto alla storia recente di Mps: la banca che per anni ha rappresentato uno dei principali problemi del sistema creditizio italiano si trova oggi nella condizione di utilizzare la propria solidità patrimoniale per tentare di diventare uno dei protagonisti del consolidamento. I numeri descrivono il potenziale industriale, ma non garantiscono naturalmente il risultato. Le due Ops restano operazioni separate, soggette alle decisioni degli azionisti, all'andamento dei mercati e alle autorizzazioni delle autorità competenti. Particolarmente rilevante sarà il comportamento dei grandi soci. Banco Bpm presenta una struttura azionaria nella quale Crédit Agricole ha assunto un peso determinante, mentre Banca Generali appartiene al perimetro Generali. L'operazione si inserisce pertanto in una partita finanziaria molto più ampia che coinvolge alcuni dei principali gruppi bancari e assicurativi europei. Anche la realizzazione delle sinergie dovrà essere verificata nel tempo. Integrare contemporaneamente banche, reti commerciali, piattaforme tecnologiche e modelli di business differenti rappresenta un processo complesso e comporta inevitabilmente costi iniziali.


UN TERZO POLO PER IL SISTEMA ITALIA. Secondo il Centro Studi Unimpresa, il giudizio industriale sul progetto deve partire da un dato: un sistema bancario più concentrato non è necessariamente un sistema più competitivo. La solidità degli intermediari resta fondamentale, ma deve essere accompagnata da un numero sufficiente di operatori capaci di contendersi famiglie e imprese.La combinazione Mps-Banco Bpm-Banca Generali avrebbe le dimensioni per modificare concretamente questo equilibrio. Circa 70 miliardi di valore di mercato combinato, 466 miliardi di attività, oltre 810 miliardi di risorse finanziarie e 2,6 miliardi di sinergie annue descrivono un progetto che avrebbe una rilevanza nazionale e non soltanto societaria. La vera misura del successo, però, non sarà la posizione conquistata nelle classifiche bancarie. Sarà la capacità di trasformare la maggiore dimensione in più credito, più concorrenza, più innovazione e migliori servizi, preservando contemporaneamente il rapporto con i territori. Per le piccole e medie imprese italiane, in particolare, il valore di un terzo polo risiede proprio qui: avere un grande interlocutore in più e non semplicemente una banca più grande.

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