L'omicidio di Saman Abbas a Novellara, dall'inizio: la scomparsa, le indagini, gli arresti e le condanne
pubblicato:Un caso italiano ma anche internazionale, la storia di uno degli omicidi più drammatici degli ultimi anni

La corte di Cassazione ha messo la parola fine al lunghissimo e doloroso percorso giudiziario legato alla morte della diciottenne pakistana Saman Abbas, uccisa a Novellara nel 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato, confermando in via definitiva le condanne per i suoi parenti.
L'omicidio di Saman Abbas
La tragedia di Saman Abbas si consuma nella notte tra il 30 aprile e il 1º maggio 2021 nelle campagne reggiane. Arrivata in Italia nel 2016 con la famiglia, che si era stabilita in una cascina dove il padre Shabbar lavorava come bracciante.
Tuttavia, i primi conflitti esplodono quando i genitori le impediscono di frequentare il liceo e, all'inizio del 2020, tentano di imporle un matrimonio combinato con un cugino in Pakistan. Saman, che nel frattempo si era innamorata di un connazionale conosciuto sui social, Saqib Ayub, subisce vessazioni costanti. Dopo un tentativo di suicidio e una fuga in Belgio, la ragazza si rivolge ai servizi sociali e viene collocata in una comunità protetta.
Il rientro a Novellara nell'aprile 2021, finalizzato esclusivamente al recupero dei suoi documenti d'identità, si rivela una trappola mortale. Le riprese delle telecamere di sorveglianza dell'azienda agricola diventano tasselli fondamentali per ricostruire le ore del delitto. Già il 29 aprile tre figure maschili – lo zio Danish Hasnain e i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq – vengono filmate mentre si dirigono verso i campi con badili, un secchio e un piede di porco. Il giorno successivo, Saman confida al fidanzato via messaggio di aver sentito i parenti pianificare un omicidio e gli chiede di allertare la polizia se non dovesse dare notizie entro 48 ore.
La notte del 1º maggio, dopo un violento litigio in casa, le telecamere riprendono Saman mentre esce verso le serre con i genitori. La ragazza e la madre si addentrano nel buio; novanta secondi dopo, la madre ritorna sola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giovane viene consegnata in quel frangente allo zio e ai cugini per essere uccisa. Poco dopo, il padre si dirige nella stessa direzione per poi rientrare con lo zaino della figlia. Poche ore più tardi, i coniugi Abbas si imbarcano su un volo da Milano Malpensa diretto in Pakistan, lasciando l'abitazione vuota.
Le indagini
L'allarme scatta ufficialmente il 5 maggio 2021, quando i Carabinieri si presentano nella cascina di via Colombo per una perquisizione, trovando solo il fratello minore e lo zio, i quali tentano di giustificare l'assenza dei genitori con un improvviso viaggio legato alla salute di una parente. Le evidenti discrepanze temporali fornite dai due sulla scomparsa di Saman spingono la Procura ad aprire un fascicolo per sequestro di persona, poi convertito in omicidio e soppressione di cadavere grazie alle dichiarazioni del fidanzato e del fratello minore, messo nel frattempo sotto protezione. Quest'ultimo accusa direttamente lo zio Danish del soffocamento della sorella.
Le ricerche del corpo si rivelano da subito complesse, estendendosi senza esito su oltre 80 ettari di terreno con l'ausilio di droni, cani molecolari e geo-radar, fino alla sospensione temporanea nel luglio del 2021. Nel frattempo, la macchina investigativa si muove sul fronte internazionale: il cugino Ikram Ijaz viene arrestato in Francia a fine maggio e estradato, mentre i genitori vengono inseriti nei database dell'Interpol. Lo zio Danish Hasnain viene localizzato e arrestato nella periferia parigina a settembre grazie a un neo sul viso, mentre l'altro cugino, Nomanhulaq, viene catturato a Barcellona nel febbraio del 2022.
La svolta decisiva nelle indagini sul campo giunge però a novembre del 2022, quando lo zio Danish, convinto da un imam, decide di collaborare indicando il luogo esatto del seppellimento. Il corpo di Saman viene così recuperato all'interno di un casolare abbandonato a breve distanza dalla dimora familiare. L'esame autoptico sulle arcate dentarie effettuato nei primi giorni del 2023 conferma l'identità della vittima e rileva una frattura al collo compatibile con il quadro dello strangolamento.
Dal processo di primo grado al verdetto della Cassazione
Il percorso processuale si apre formalmente a inizio 2023. Sul fronte diplomatico, dopo mesi di rinvii causati dall'instabilità interna del Pakistan, il padre Shabbar Abbas viene estradato in Italia a fine agosto, giungendo a Ciampino a bordo di un volo di Stato per poi essere trasferito nel carcere di Rebibbia e successivamente a Reggio Emilia. Durante il dibattimento di primo grado, caratterizzato da ritrattazioni del fratello minore e dall'acquisizione di pesanti intercettazioni, la Corte d'assise di Reggio Emilia emette la prima sentenza il 19 dicembre 2023: ergastolo per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen (all'epoca ancora latitante), 14 anni allo zio Danish Hasnain e assoluzione per i due cugini.
Il quadro muta significativamente nel corso dei successivi gradi di giudizio. Nel maggio del 2024 la madre Nazia Shaheen viene arrestata in Pakistan ed estradata in Italia ad agosto dello stesso anno. Il 18 aprile 2025, la Corte d'Assise d'Appello di Bologna riforma parzialmente la sentenza di primo grado: viene confermato l'ergastolo per i genitori, la pena dello zio sale a 22 anni di reclusione e i due cugini, precedentemente assolti, vengono condannati all'ergastolo in concorso.
La parola fine viene pronunciata il 15 luglio 2026. La Corte di Cassazione, rigettando i ricorsi delle difese e accogliendo pienamente le richieste della Procura generale, rende definitive le condanne all'ergastolo per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, l'ergastolo per i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, e la condanna a 22 anni per lo zio Danish Hasnain, chiudendo definitivamente uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi anni.