Oro e argento da record, Borse resilienti: il nuovo paradosso dei mercati globali

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Non è risk-off contro risk-on: gli investitori stanno coprendo più scenari in un mondo di liquidità abbondante e fiducia fragile

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Oro e argento volano, ma le Borse non cedono: il paradosso dei mercati nel 2026

C’è qualcosa di profondamente insolito nei mercati globali in queste settimane.

I beni rifugio per eccellenza – oro e argento – stanno vivendo una fase di euforia storica, mentre le Borse continuano a salire, o quantomeno non mostrano segnali di stress.

Una combinazione che, per chi ha memoria dei cicli passati, suona quasi come una dissonanza macro.

Tradizionalmente, il rally dei metalli preziosi è associato a fasi di avversione al rischio: crisi finanziarie, shock geopolitici, recessioni o brusche correzioni azionarie. Oggi invece assistiamo a un fenomeno diverso: il mercato non sta scegliendo tra risk-on e risk-off, li sta comprando entrambi.


Oro oltre i 5.000 dollari: non è solo un rally, è un cambio di regime

A poco più di tre mesi dal superamento della soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, l’oro ha infranto un altro muro che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: 5.000 dollari intraday, con chiusura a 5.079,70 dollari, nuovo massimo storico.

Il dato più rilevante non è solo nominale.

Per oltre quarant’anni, il record reale dell’oro – corretto per l’inflazione – era rimasto quello del 1980, ai tempi della Fed di Paul Volcker. Quel livello è stato superato nel 2025, e nel 2026 l’oro si è ormai spinto ampiamente sopra quel massimo storico reale.

I numeri parlano chiaro:

  • +17% da inizio 2026

  • +83% negli ultimi 12 mesi

Non è un movimento difensivo di breve periodo, ma un trend strutturale.


Dollaro debole, ma non basta a spiegare tutto

Una parte della spinta è certamente legata alla debolezza del dollaro.

Il biglietto verde si è indebolito contro un paniere di valute, in particolare contro lo yen, dopo che Washington e Tokyo hanno lasciato intendere la possibilità di un intervento coordinato per sostenere la valuta giapponese.

Il rafforzamento dello yen – tornato sotto 154 contro dollaro – ha avuto un duplice effetto:

  • ha penalizzato l’azionario giapponese (Nikkei -1,8%)

  • ha contribuito alla pressione ribassista sul dollaro

Un dollaro più debole rende l’oro più conveniente per gli investitori internazionali. Ma questa spiegazione da sola non regge di fronte all’ampiezza del movimento.


Il vero motore: fiducia fragile nella politica monetaria USA

Il nodo centrale è un altro, ed è più profondo.

A differenza del 1980, oggi l’inflazione non è fuori controllo. Eppure l’oro corre come se lo fosse. Perché?

Il mercato sta iniziando a prezzare un rischio di credibilità della Fed.

Con l’avvicinarsi della fine del mandato di Jerome Powell, cresce il timore che il suo successore possa essere meno “volckeriano” e più allineato alle pressioni politiche per tassi più bassi, soprattutto in un contesto di:

  • debito pubblico elevato

  • possibili shutdown governativi

  • tensioni commerciali crescenti (nuove minacce di dazi al 100% verso il Canada)

L’oro, in questo scenario, non è una copertura contro l’inflazione corrente, ma contro una futura repressione finanziaria: tassi reali compressi, dollaro più debole e maggiore tolleranza verso politiche monetarie accomodanti.


Banche centrali e de-dollarizzazione: la spinta silenziosa

Un altro pilastro del rally è rappresentato dagli acquisti delle banche centrali.

Molti Paesi stanno accumulando oro per ridurre la dipendenza dal dollaro e proteggersi dal rischio di sanzioni finanziarie.

Questa domanda è:

  • strutturale

  • poco sensibile al prezzo

  • indipendente dal sentiment di breve periodo

È un fattore che rende il mercato dell’oro molto diverso rispetto al passato.


Argento: rifugio, ma anche materia prima strategica

Se l’oro impressiona, l’argento stupisce.

I future sull’argento sono balzati del 14% in una sola seduta, il rialzo giornaliero più forte dal 1985, toccando nuovi record oltre i 115 dollari l’oncia.

Dalla fine del 2025 il metallo ha guadagnato il 64%.

Qui la narrativa è doppia:

  • da un lato bene rifugio, che beneficia dello stesso clima di incertezza dell’oro

  • dall’altro metallo industriale, cruciale per la transizione energetica

La domanda del settore fotovoltaico e delle rinnovabili sta assorbendo grandi quantità di argento, creando una tensione strutturale tra offerta e domanda. Questo mix ha alimentato una vera e propria frenesia speculativa.


E le Borse? Perché non scendono

La vera anomalia resta però l’azionario.
Nonostante:

  • rally dei beni rifugio

  • dollaro debole

  • tensioni commerciali

  • rischi politici

gli indici USA continuano a salire:

  • Dow Jones +0,6%

  • S&P 500 +0,5%

  • Nasdaq +0,4%

Il motivo è che il mercato azionario sta leggendo lo stesso scenario in modo opposto: se la Fed sarà più accomodante, se i tassi reali resteranno compressi, se la liquidità tornerà ad abbondare, allora le azioni restano l’unica alternativa credibile.

In altre parole:

  • l’oro protegge dal rischio sistemico

  • le azioni scontano il supporto monetario


Conclusione: non è contraddizione, è frammentazione del rischio

Quello a cui stiamo assistendo non è una contraddizione, ma una nuova configurazione dei mercati.

Gli investitori non stanno scegliendo un solo scenario, stanno coprendo più futuri possibili.

Oro e argento non segnalano necessariamente un crollo imminente delle Borse, ma una sfiducia crescente nella stabilità di lungo periodo del sistema monetario.

Le azioni, dal canto loro, continuano a salire finché la liquidità resta abbondante.

È un equilibrio instabile, ma coerente con un mondo in cui:

  • il rischio non sparisce

  • si distribuisce su più asset

  • e viene prezzato in modo meno lineare rispetto al passato

Un mercato complesso, frammentato, e per questo molto più interessante da leggere che da semplificare.

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