Per l'Asia-Pacific è sell-off. Nikkei 225 crollato del 3,38%
pubblicato:Dopo una seduta in frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dell'1,63% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo si trasforma in sell-off. Il Brent rimbalza di oltre il 4% dopo gli attacchi diretti da parte di Israele e Iran a siti cruciali nella produzione di combustibili fossili. Le rappresaglie di Teheran in particolare contro il Qatar hanno inoltre fatto crescere i timori di un impatto anche sull'industria dei semiconduttori, considerando che gli attacchi contro Ras Laffan Industrial City mettono a rischio anche le forniture di prodotti petrolchimici usati nella manifattura di chip. Intanto, senza particolari sorprese, Federal Reserve (Fed) e Bank of Japan (BoJ) hanno lasciato invariato i tassi in Usa e Giappone. Più tardi arriveranno anche le decisioni dell'elvetica Schweizerische Nationalbank (Snb), di Bank of England (BoE) e della Banca centrale europea (Bce). E il clima ribassista per la regione si concretizza in un crollo di quasi il 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è poco mosso a fronte di un rialzo di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 è crollato del 3,38% (ha fatto poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 2,91%). Sul fronte macroeconomico, in gennaio la produzione industriale è salita in Giappone dello 0,7% annuo contro lo 0,9% di dicembre. Il dato è stato rivisto al ribasso dal 2,3% della lettura preliminare. Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è cresciuta del 4,3% contro lo 0,6% precedente, sopra al 2,2% del dato flash. Gli ordinativi di macchinari industriali core (escludendo quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono invece rimbalzati del 13,7% annuo, in moderato rallentamento rispetto al 16,8% di dicembre ma sopra al progresso del 10,5% del consensus. Su base sequenziale rettificata stagionalmente gli ordini sono calati del 5,5% contro il precedente rimbalzo del 19,1% e il declino del 9,6% stimato dagli economisti.
Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono l'1,39% e l'1,61% rispettivamente, contro un netto declino del 2,27% per lo Shenzhen Composite. Molto male anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in calo di circa il 2% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, comunque con una flessione intorno all'1,50%). A Seoul è stata del 2,73% la contrazione del Kospi, mentre a Sydney è stata dell'1,63% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. In febbraio il tasso di disoccupazione, rettificato stagionalmente, è cresciuto in Australia sul 4,3% contro il 4,1% previsto dagli economisti per una lettura ancora invariata rispetto a dicembre e gennaio (4,3% anche in ottobre e novembre). Il dato si confronta con il 4,0% del febbraio 2025.
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