Petrolio di nuovo in rialzo: Brent a 107,1 dollari mentre la tensione in Iran cresce

di FTA Online News pubblicato:
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A ridosso della scadenza dalla nuova finestra negoziale di 5 giorni posta lunedì da Donald Trump per i negoziati con l'Iran, torna a prevalere il pessimismo sui mercati e riprendono a crescere le quotazioni del petrolio greggio nei mercati internazionali.

Il future sul Brent segna 107,1 dollari al barile, con un nuovo rialzo del 4,81% mentre il derivato sul WTI passa di mano a 93,98 dollari (+4,05%).

Ieri sera lo speaker del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf, secondo molti l'uomo forte dell'Iran e degli ayatollah in questa fase, ha scritto su X di avere appreso di preparativi, con il sostegno di un Paese del Medioriente, per un'operazione di occupazione di una delle isole iraniane. Verosimilmente si tratterebbe dell'isola di Kharg, hub petrolifero responsabile di gran parte del commercio petrolifero iraniano posto nello Stretto di Hormuz.
Qalibaf ha minacciato: "al primo passo avanti" tutte le infrastrutture vitali del Paese mediorientale che supporterebbe l'attacco sarebbero prese di mira con attacchi implacabili.

Poche ore fa, in un post sul suo social Truth, Donald Trump ha criticato i negoziatori iraniani, che al contempo pregherebbero gli Stati Uniti per un accordo, "visto che la loro potenza militare è stata obliterata e non potrà essere ricostruita", ma in pubblico direbbero di essere ancora alla valutazione delle proposte.

Fonti ufficiali pakistane hanno dichiarato che l'Iran ha ricevuto un piano di cessate il fuoco in 15 punti degli Stati Uniti con riferimenti chiari al programma nucleare di Teheran, alle sanzioni, allo Stretto di Hormuz.

L'agenzia iraniana Tasnim ha però riferito della bocciatura iraniana del piano e riportato cinque condizioni di Teheran per il termine della guerra: dal cessate il fuoco, ai risarcimenti, alla sovranità iraniana nello Stretto.

Nelle stesse ore si sono sviluppate le pressioni militari: Israele, ancora sotto il fuoco iraniano, ha condotto nuovi e numerosi attacchi contro l'Iran e il Libano, temendo un successivo stop al conflitto di Washington. Tel Aviv ha anche rivendicato l'uccisione del comandante della Marina iraniana Alireza Tangsiri, fra l'altro ritenuto responsabile di aver minato lo Stretto di Hormuz e i dintorni di Kharg.

Al contempo si sviluppano le ipotesi di un intervento militare sul terreno da parte degli Stati Uniti, voci di 3.200 uomini dislocati nell'area da Washington si susseguono e rafforzano lo scenario dei "boots on the ground" che segnerebbe il superamento di un'altra linea rossa, anche politica, in questo nuovo conflitto. Tutto a poche ore ormai dalla scadenza dei 5 giorni posta da Trump lunedì.

GD - www.ftaonline.com