Strage di Altavilla Milicia, la figlia di Giovanni Barreca è stata assolta in appello: "Incapace di opporsi"
pubblicato:La figlia di Barreca non era capace di intendere mentre partecipava alla strage di Altavilla Milicia. La decisione dei giudici

Assolta in appello. La figlia di Giovanni Barreca, 17enne all'epoca della strage di Altavilla Milicia (Palermo), è stata ritenuta parzialmente capace di intendere mentre il padre e gli altri adulti, nello specifico Sabrina Fina e Massimo Carandente, uccidevano Antonella Salamone - moglie di Barreca e madre della ragazza - e i figli Kevin ed Emanuel, rispettivamente di 16 e 15 anni nonché figli della donna e di Barreca e fratelli della giovane. Oggi la ragazza ha quasi 19 anni. L'assoluzione prevede l'inserimento in una struttura protetta fuori dalla Sicilia.
Assolta la figlia di Giovanni Barreca
La notizia arriva il 26 marzo dal Giornale di Sicilia. M., la figlia di Giovanni Barreca, è stata assolta al termine del processo d'appello per la strage di Altavilla Milicia. Un processo parallelo, quello contro la ragazza, dal momento che era minorenne all'epoca dei fatti. In primo grado M. era stata condannata a 12 anni e 8 mesi con rito abbreviato.
Secondo i giudici della Corte d'Appello la 19enne non è imputabile in quanto capace solo parzialmente di intendere all'epoca dei fatti. Con questa decisione la Corte ha accolto il ricorso della difesa e ha applicato gli articoli 98 e 530 del codice di procedura penale. Entro tre mesi - scrive Agrigento Notizie - verranno rese note le motivazioni della sentenza. Nel frattempo M. verrà trasferita in una comunità protetta fuori dalla Sicilia, dove verrà affiancata da educatori e specialisti per un percorso.
Gli articoli applicati dai giudici
Come riferito, i giudici hanno applicato gli articoli 98 e 530 del codice penale. L'articolo 98 recita:
È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacita' d'intendere e di volere; ma la pena è diminuita. Quando la pena detentiva inflitta è inferiore a cinque anni, o si tratta di pena pecuniaria, alla condanna non conseguono pene accessorie. Se si tratta di pena più grave, la condanna importa soltanto l'interdizione dai pubblici uffici per una durata non superiore a cinque anni, e, nei casi stabiliti dalla legge, la sospensione dall'esercizio della (responsabilità genitoriale) o dell'autorità maritale.
L'articolo 530, quindi:
1.Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un'altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo.
2.Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile.
3.Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull'esistenza delle stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.
4.Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza.
La strage di Altavilla Milicia
I fatti risalgono al febbraio 2023, quando Giovanni Barreca accolse in casa Sabrina Fina e Massimo Carandente. Barreca era convinto che in casa erano presenti demoni da scacciare che avevano infestato la moglie, Antonella Salamone, e i figli Kevin ed Emanuel.
Seguirono giorni di preghiere esasperate da uno stato di delirio mistico collettivo culminate, infine, con tre omicidi. Antonella Salamone, dopo essere stata torturata e uccisa, fu data alle fiamme e sepolta nel giardino retrostante la villetta di Altavilla Milicia.
Dopo Antonella toccò ai due figli, anch'essi torturati e uccisi. Terminata la mattanza, gli adulti si dispersero. Fina e Carandente tornarono a Palermo, Barreca si allontanò in auto e chiamò i carabinieri, e in modo confusionario riferì che in casa era ancora presente la figlia, sopravvissuta al massacro. In un primo momento la ragazza si presentò come una vittima scampata alla tragedia, poi confessò di aver preso parte alla mattanza.