Maire, l'azione innesca un rally grazie a Kepler Cheuvreux
pubblicato:A scaldare i prezzi un nuovo contratto caraibico e l'opinione degli analisti: eccessivi i recenti ribassi.
I fondamentali sono solidi con utili cresciuti del 33,9% nel 2025 e un portafoglio in forte espansione. Sul titolo e sul settore pesa l'esposizione in Medioriente, ma le prospettive sono incoraggianti

Rally a Piazza Affari per Maire: l’azione segna in tarda mattinata un balzo del 7,04% a 13,54 euro dopo la notizia di un nuovo contratto da 50 milioni di dollari per lo studio dell’ammodernamento della raffineria di Guaracara a Trinidad e Tobago, proprio sopra quel Venezuela le cui scorte di petrolio potrebbero diventare un asset importante per gli Stati Uniti.
Si tratta di un impianto della capacità di 150 mila barili di petrolio al giorno, circa la metà, per fornire un termine di riferimento, della capacità dell’impianto sardo di Sarroch di proprietà di Saras, la società venduta nel 2024 dai Moratti all’olandese Vitol che valutò complessivamente il gruppo circa 1,5 miliardi di euro (di cui 650 milioni andarono ai Moratti per il 35%).
Ma chiaramente i Caraibi sono tutta un’altra geografia di mercato e politica.
Maire, per Chevreux in questi giorni ha perso troppo a Piazza Affari
Si tratta però di progetti di lungo periodo e 50 milioni di euro che non fanno lo 0,4% del portafoglio ordini da 12,7 miliardi di euro a fine 2025 (peraltro in calo di oltre un miliardo di euro dal dato di fine 2024). Più facile che sui tentativi di rimonta di Maire influisca la decisione di Kepler Cheuvreux di migliorare la raccomandazione sul titolo da “hold” a “buy” ponendo un fair value a 16 euro e giudicando eccessivo il deprezzamento del titolo del 20% con la crisi in Iran.
I minimi dell’altro ieri di Maire a 11,73 euro d’altronde scontavano un ribasso del 24% sui livelli del venerdì 27 febbraio pre-crisi iraniana (€ 15,36) e una distanza ancora maggiore dai massimi storici del 12 dicembre scorso a 16,17 euro.
Ma il calo delle società dei servizi all’industria petrolifera non è un unicum nel settore in questa fase: è successo anche a Saipem, che ha in Medioriente un 35%-40% del backlog e rischia adesso sull’esecuzione dei progetti, è successo a Maire che ha circa il 38% del backlog di fine 2025 nel Middle East.
Anche Intermonte nel suo recente report di aggiornamento sul settore Mid/Small Cap italiano nominava spesso Maire nel contesto di un deprezzamento generale che rendeva diverse società attraente sotto il profilo dei multipli. Stamane gli analisti hanno confermato il loro outperform (le raccomandazioni totali raccolte dalla stessa società consigliano l’acquisto al 78%).
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Maire, multipli adeguati, ma è il business il segreto del valore del gruppo
I dati raccolti ai prezzi di Maire del 17 marzo, € 12,63 (al di sotto come visto dei livelli attuali) indicavano dei multipli potenziali interessanti: con un P/E (prezzo/utili) atteso in calo tra il 2025 e il 2026 da 15,9 a 13,9: ancora in queste ore la società sta trattando a 15,6 volte gli utili del 2025 e a 9,68 volte di EV/EBITDA.
Il dividendo da € 0,585 euro vale il 4,32% del valore di Borsa del titolo (dividend yield).
Il pay-out ratio sale dal 55% al 64,3% degli utili e dovrebbe stabilizzarsi in arco piano al 66%.
Ma probabilmente il valore di Maire non è tanto nei prezzi e nei ratio di mercato (peraltro non sempre regalati), ma nella dinamica sana del bilancio e del business.
Nel 2025 il gruppo ha segnato:
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balzo dei ricavi del 20,3% a 7,09 miliardi di euro
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un ebitda di oltre 500 milioni (+29,4%)
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un utile netto di 284,5 milioni di euro (+33,9%).
Il gruppo ha un libro ordini da 12,73 miliardi, pari a 1,79 volte i ricavi del 2025 e l’anno scorso ha acquisito 6,82 miliardi di nuovi ordini a fronte dei 3,98 del 2024. Ma sono numeri imperfetti per difetto, perché soltanto nei primi due mesi del 2026 ha aggiunto altri 4,7 miliardi di euro di ordini EPC (al 2030-2031).
Maire è un partner dell’industria petrolifera, chimica, dei fertilizzanti di tutto il mondo, ha una leadership nelle tecnologie di decarbonizzazione degli impianti, lavora molto con l’impiantistica del gas liquefatto come confermato quest’anno dal contratto con l’impianto GNL della Louisiana, con i progetti infrastrutturali di GNL della statunitense Backer Hughes.
Insomma un business differenziato e sicuramente attrezzato per le esigenze di ulteriore differenziazione delle filiere energetiche e chimiche che sicuramente stanno già ricevendo degli stimoli dalla nuova crisi iraniana.