Piazza Affari in calo: male le banche, acquisti sui petroliferi

di FTA Online News pubblicato:
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Sono di nuovo in calo i maggiori mercati azionari italiani, europei e statunitensi stamane dopo le chiusure in rosso di stamane nei mercai asiatici e di ieri sera a Wall Street.
Le quotazioni dei mercati azionari confermano ancora il nervosismo degli operatori aggravato dalle persistenti tensioni geopolitiche in Medioriente e in Ucraina e dai nuovi dubbi sul ritmo di sviluppo dell’AI che i giganti statunitensi hanno già messo in forse mentre la Cina non discute e punta a rafforzarsi senza vincoli su questo tema strategico.
Sulle quotazioni globali del petrolio greggio, di nuovo in rialzo stamane con il Brent a 107,5 dollari al barile (+1,68%), pesa la protratta chiusura della condotta East-West saudita che trasportava da 4 a 5 milioni di barili di petrolio al giorno (quindi il 4-5% circa della domanda mondiale) prima che alcuni attacchi di matrice iraniana da base irachena spingessero Ryad a chiudere questa infrastruttura che permetteva di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Questa settimana sarà caratterizzata anche dalle riunioni di politica monetaria di alcune importanti banche centrali: tra mercoledì e venerdì decideranno sui tassi la Fed, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone.

Sono negativi i mercati azionari europei: EURO STOXX 50 -0,73%; Londra (FTSE 100) -0,78%; Francoforte (DAX) -0,67%; Parigi (CAC 40) -0,77%; Madrid (IBEX 35) -0,45%.

In calo anche Piazza Affari: FTSE MIB -0,85%, FTSE Italia All-Share -0,86%, FTSE Italia Mid Cap -1,21%, FTSE Italia STAR -1,12%.

Debole l’euro sul dollaro: EUR/USD segna 1,154 (-0,08%) in una seduta di debolezza dello yen giapponese.

Si moderano, ma non cessano le vendite sui titoli di Stato. Il rendimento del BTP decennale italiano segna un incremento di 1 punto base al 4,44% e lo spread sul Bund si attesta a 89 pb (dati MTS). La situazione è anche peggiore negli Stati Uniti in attesa delle decisioni di domani sera dell Fed sui tassi d’interesse (il mercato prevede la difficile decisione di un primo rialzo di un quarto di punto al 4%): il rendimento del Treasury decennale USA supera di nuovo la soglia del 5% (5,03%, +4,6 pb).

A Piazza Affari il settore del credito si incarica nuovamente di veicolare il nervosismo degli operatori mostrando il proprio carattere prociclico, nonostante il rialzo dei rendimenti: Ftse Italia Banche -2,36% in un contesto europeo orientato al ribasso (Euro Stoxx Banks -1,67%). A Milano le banche pesano però di più e quindi i loro cali fanno più male.
Oggi si riunisce il consiglio di amministrazione del Banco BPM (-1,18%): l’azionista di riferimento del gruppo con poco meno del 30% del capitale, Credit Agricole (-1,55%) secondo La Stampa boccerebbe l’offerta di Banca MPS (-2,3%) e guarderebbe anzi con favore una fusione del proprio imponente braccio italiano con l’istituto di Piazza Meda.
In netto calo anche Unicredit (-2,63%), nonostante i passi avanti in Germania sul dossier Commerzbank (-1,34%) registrati con l’incontro tra l’ad Andrea Orcel e il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. Unicredit si appresta a consolidare un controllo di diritto sul gruppo (è ha un soffio dalla maggioranza assoluta dei voti) e la Repubblica Federale tedesca controlla il 13,27% dei diritti di voto dell’istituto. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, Berlino vorrebbe che la banca tedesca rimanesse quotata e vorrebbe due posti nel consiglio di sorveglianza. Naturalmente il gruppo dovrebbe difendere tutelare i suoi 40 mila dipendenti con una rappresentanza adeguata e mantenere il proprio ruolo di supporto all’economia teutonica. Condizioni che comunque costituirebbero, se confermate, l’avvio di un nuovo e forse ormai inevitabile percorso negoziale tra Berlino e Piazza Gae Aulenti dopo le divergenze degli anni passati. A 82,25 euro (-2,63%) Unicredit non si avvantaggia oggi dell’avvio di copertura con 90 euro e un “market perform” di Rbc.

All’attenzione anche un altro dossier, quello di BFF Bank (-3,05%): per i suoi servizi di banca depositaria, secondo MF, Bper (-2,55%) avrebbe avanzato un’offerta non vincolante da 400 milioni di euro.

In calo anche Poste Italiane (-1,58%) che ha già sfiorato i due terzi del capitale di TIM (-1,15%) con l’OPAS i cui termini rivisti al rialzo saranno riproposti ai soci della telecom dal 21 al 25 settembre prossimi.

Fra i pochi titoli positivi di oggi c’è Eni (+0,29%) che si avvantaggia probabilmente del rialzo delle quotazioni del petrolio greggio, come Tenaris (+1,1%) e Saipem (+0,6%), molto esposta in Arabia Saudita, resta indietro.

In calo Enel (-1,42%), nonostante il vicepremier Antonio Tajani abbia auspicato, durante una missione in Brasile di cui riporta MF, che la società resti alla guida della distribuzione di San Paolo e anzi si espanda nel Paese. La concessione carioca dell’italiana è messa a rischio dal regolatore Aneel che minaccia la decadenza della concessione anche sulla base di prolungate interruzioni dei servizi registrate negli ultimi tre anni. Il caso è in via di evoluzione ed Enel ha chiesto un audit tecnico indipendente che tenga conto degli eventi straordinari e dei miglioramenti apportati negli anni passati. La parola finale spetta al ministro brasiliano dell’Energia e delle Miniere.

In relativa forma la difesa: Leonardo (+0,79%) e Fincantieri (+0,08%) fanno bene dopo i ripiegamenti delle ultime settimane. Avio (-0,53%) non approfitta tuttavia del successo del lancio del satellite Sentinel-3C e del satellite Flex, per la Commissione UE e l'Esa rispettivamente: entrambe le missioni si sono servite di un razzo Vega C di Avio lanciato dallo spazioporto europeo in Guyana Francese.
In ambito spazio anche la notizia che HawkEye 360, attiva nel settore dei segnali radio rilevati dai satelliti, ha firmato un protocollo d'intesa con Leonardo per una soluzione di intelligence sovrana per i clienti europei.

Ancora sopra il prezzo dell’opa di CVC da 51,29 euro il titolo Recordati che passa di mano a 52,5 euro dopo le recenti indiscrezioni su presunte pressioni di azionisti di minoranza sul cda per un cambiamento della posizione degli amministratori favorevole all’offerta.

Di nuovo in calo consistente l’oro che torna a 4.271 dollari l’oncia (-0,93%).

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