Privatizzazione BdM Banca alla stretta finale: le quattro offerte sul tavolo di Mef e Mediocredito Centrale
pubblicato:Decisione cruciale per il futuro dell'ex Popolare di Bari, con UniCredit, Crédit Agricole, Credem e la cordata Iccrea-BPPB pronti a disputarsi la rete del Mezzogiorno. L'esecutivo pondera le opzioni per bilanciare gli incassi della manovra con la tutela occupazionale

Decisione cruciale per il futuro dell'ex Popolare di Bari, con UniCredit, Crédit Agricole, Credem e la cordata Iccrea-BPPB pronti a disputarsi la rete del Mezzogiorno. L'esecutivo pondera le opzioni per bilanciare gli incassi della manovra con la tutela occupazionale
La gara per la dismissione pubblica di BdM Banca (ex Banca Popolare di Bari) è giunta al suo snodo decisivo con la scadenza del termine per la presentazione delle offerte vincolanti sul tavolo dell'advisor Vitale & Co. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che controlla indirettamente l'istituto tramite Invitalia e Mediocredito Centrale, si avvia a chiudere uno dei dossier più complessi e meno discussi del consolidamento creditizio nazionale.
Dalla crisi al risanamento: i numeri del rilancio e la gestione delle DTA
L'istituto al centro della procedura rappresenta una realtà profondamente trasformata rispetto a quella commissariata a fine 2019. Nel 2020 Mediocredito Centrale ne assunse il controllo a seguito di un intervento di ricapitalizzazione da 1,6 miliardi di euro, sostenuto per 1,17 miliardi dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD).
La storia della banca è storicamente legata anche alle complesse vicende europee sugli aiuti di Stato. Nel 2014 la Popolare di Bari acquisì la Cassa di Risparmio di Teramo (Tercas) con il supporto del FITD, intervento che la Commissione UE bloccò giudicandolo illegittimo. Solamente nel 2021 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha riconosciuto l'errore di diritto dell'Antitrust UE, confermando la natura privata delle risorse del FITD, giungendo tuttavia quando la crisi dell'istituto si era ormai consolidata. Gli anni successivi all’acquisizione di Tercas d’altronde videro aggravarsi la situazione della Popolare di Bari fino all’intervento di fine 2019 sotto il governo Conte.
Altri tempi, altri numeri. A sottolineare il cambio di passo dell'istituto barese è stato di recente lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, definendola una banca che «prima era scassata e adesso fa utili». Una valutazione che, affiancata ai risultati ottenuti con la privatizzazione di Monte dei Paschi di Siena, punta ad accreditare l'esecutivo come un efficace "risanatore" del sistema creditizio.
I dati della relazione semestrale di BDM Banca, così si chiama oggi appunto la ex Banca Popolare di Bari, confermano la svolta operativa dell'istituto guidato dall'amministratore delegato Cristiano Carrus:
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Redditività e Margini: L'utile netto del primo semestre è quasi raddoppiato a 46,87 milioni di euro rispetto ai 24,44 mln della prima metà del 2025. Il margine di interesse è sceso a € 104,67 mln (da 113,85 mln), mentre le commissioni nette sono cresciute del 4,2% a € 63,26 mln trainate da consumer finance a +44,3%, bancassurance a +24,9% e commissioni sui finanziamenti a +12,1%.
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Masse Amministrate ed Erogazioni: Gli impieghi netti complessivi da € 7,47 mld (+8,8% da inizio anno), sono cresciuti di oltre un miliardo rispetto al giugno 2025. La raccolta totale da clientela ha raggiunto i 13,25 miliardi, di cui 8,48 miliardi di raccolta diretta (+9,6%) e 4,76 miliardi di raccolta indiretta (+10,1%). Nei primi sei mesi dell'anno le erogazioni a famiglie e imprese del Mezzogiorno hanno superato gli 811 milioni di euro (+15%).
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Qualità del Credito e Derisking: L'NPE ratio lordo si riduce al 4,6% (dal 4,9% di fine esercizio precedente), mentre l’NPE ratio netto si stabilizza al 2,8%. Nel corso del semestre è stata completata l'operazione di derisking "Sirio" ed è stata avviata l'operazione "Andromeda" su un portafoglio NPE dal valore lordo (GBV) di 22,1 milioni di euro.
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Profili Patrimoniali e DTA: I coefficienti patrimoniali registrano un CET1 ratio al 13,88% e un Total Capital ratio al 15,66%. Nel bilancio figurano attività fiscali differite (DTA) iscritte per 187,98 milioni di euro a seguito dell'esecuzione del probability test IAS 12 condotto sulle proiezioni economico-patrimoniali 2026-2030.
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Rete Commerciale: La banca conta 217 filiali (65 in Puglia, 65 in Abruzzo, 39 in Campania e 26 in Basilicata).
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Valutazione e Prezzo: Con un patrimonio netto al 2025 di 576 milioni di euro, il prezzo stimato per l'acquisizione oscilla tra 450 e 600 milioni di euro. Sarebbe un prezzo equo se si considera che il P/E forward, ossia il rapporto prezzo/utili attesi tra 12 mesi delle banche mid e large cap si pone tra 6,5x e 8,5x, quindi annualizzando a 90 milioni circa gli utili di BDM Banca si potrebbe immaginare una valutazione tra 600 e 800 milioni circa, da ponderare con il CET 1 ratio limitato, un NPL ratio ancora un po’ elevato (ma le rettifiche su crediti si sono dimezzate nel semestre a 20,36 mln), un cost/income ratio al 74,4%
Parallelamente a BdM Banca, sul mercato è presente anche la controllata Cassa di Risparmio di Orvieto (CRO, circa 40 filiali tra Umbria e Lazio, guidata dal CEO Maurizio Barnabé). Scaduto il termine per l'avveramento delle condizioni sospensive del contratto di compravendita con Banca del Fucino, l'operazione è divenuta inefficace e MCC ha riaperto un processo competitivo autonomo per la cessione di CRO, il cui valore è stimato poco oltre i 100 milioni di euro. Entro oggi sarebbe la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti anche per questo istituto.
I quattro offerenti e le implicazioni Antitrust
La procedura di privatizzazione gestita da Mediocredito Centrale vede in lizza quattro soggetti che esprimono strategie e modelli di integrazione differenti e compatibili con l'operazione:
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UniCredit: L'istituto guidato da Andrea Orcel considera l'acquisizione di BdM Banca un tassello strategico per consolidare la propria quota di mercato nel Mezzogiorno. Aumentare la quota di attivi in Italia consentirebbe a UniCredit di bilanciare la crescita dell'attivo estero derivante dal progressivo consolidamento della tedesca Commerzbank. L'operazione permetterebbe inoltre di rafforzare i rapporti con l'esecutivo (come evidenziato anche dai recenti incontri istituzionali tra il ministro Giorgetti e Orcel). Ma non è ancora certo in queste ore, se la banca presenterà davvero una propria proposta.
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Crédit Agricole Italia: Il gruppo francese valuta la capillarità della rete di BdM per potenziare il collocamento dei prodotti delle proprie fabbriche prodotto (risparmio gestito, assicurazioni e credito al consumo) nel Mezzogiorno.
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Credem: Affiancato da BofA, il gruppo emiliano punta ad ampliare la propria scala operativa lungo la dorsale adriatica e al Sud, aree in cui presenta attualmente una presenza meno densa.
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Cordata Iccrea - Banca Popolare di Puglia e Basilicata (BPPB): La proposta del sistema cooperativo punta sulla continuità territoriale, il mantenimento della sede decisionale a Bari e la tutela dei livelli occupazionali.
Sotto il profilo della concorrenza, la concentrazione di sportelli in Puglia (dove BdM conta 65 filiali) potrebbe sollevare verifiche da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che, come noto, calcola le quote di mercato su base provinciale. Un'eventuale aggiudicazione alla cordata Iccrea-BPPB o a gruppi con forte presenza storica nella regione potrebbe richiedere la cessione mirata di singoli sportelli a livello provinciale per evitare posizioni dominanti nei mercati locali della raccolta e degli impieghi.
Impatto sulle finanze pubbliche e sviluppo del Mezzogiorno
I proventi della cessione di BdM Banca e della controllata Cassa di Risparmio di Orvieto forniranno al Tesoro risorse utili in vista della preparazione della prossima manovra finanziaria, la quale precederà la scadenza elettorale. L'incasso si inserisce nel piano pluriennale di dismissioni pubbliche da circa 20 miliardi di euro che ha già visto l'alienazione di quote in Eni, Monte dei Paschi di Siena ed Enav. Con le ultime novità ci saranno sa coprire anche gli oltre 2 miliardi della cancellazione del bollo per gran parte di auto e moto nel 2027.
Sul delicato equilibrio tra esigenze di finanza pubblica e radicamento locale si è espressa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricordando la necessità di tutelare il presidio creditizio territoriale ed evadere le opzioni industriali evitando il rischio di spezzatini: «Mi auguro che Mps non finisca smembrata». Una linea guida politica che si riflette anche sulla cessione di BdM Banca.
Nella valutazione finale delle offerte vincolanti, il Mef e il CdA di Mediocredito Centrale dovranno bilanciare il criterio del prezzo con le garanzie sul piano occupazionale e sulla continuità del sostegno finanziario al tessuto produttivo del Mezzogiorno, area che nel periodo post-pandemico ha mostrato tassi di crescita del PIL e dell'occupazione superiori alla media nazionale, ma che potrebbe essere duramente impattata nei prossimi mesi dall'aggravio della crisi dell'Ilva.