Pirelli–Sinochem, trattative riaperte sul blocco USA, l'azione in rialzo

di FTA Online News pubblicato:
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Borsa Italiana: Ferrari, titolo reduce da una seduta in calo

Pirelli–Sinochem, trattative riaperte sul blocco USA, l'azione in rialzo
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Ottima prestazione ieri per Pirelli che ha guadagnato il 3,78% a 6,154 euro. I prezzi hanno oscillato tra 5,93 e 6,194 euro.

La partita tra Pirelli e il suo principale azionista, Sinochem, entra in una fase decisiva all’inizio del 2026. Al centro c’è il rischio concreto che il produttore italiano di pneumatici venga di fatto escluso dal mercato statunitense a causa delle nuove restrizioni USA sui sistemi hardware e software sostenuti da capitali cinesi che interagiscono con le auto negli Stati Uniti.

Il divieto, in vigore da marzo, rappresenta una minaccia rilevante: gli Stati Uniti valgono circa un quinto dei ricavi di Pirelli e sono il mercato di riferimento per i pneumatici premium ad alto contenuto tecnologico, vero punto di forza del gruppo.

Il ruolo del governo italiano e il ritorno al tavolo negoziale

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la ripresa delle trattative tra Pirelli e Sinochem è stata favorita dall’intervento diretto del governo italiano, che punta a evitare un’esclusione strategicamente dannosa per uno dei suoi principali campioni industriali.

Roma sta lavorando su più piani:

  • trovare una soluzione negoziata con Sinochem

  • ridurre l’influenza dell’azionista cinese senza forzare uno scontro frontale

  • preservare l’accesso di Pirelli al mercato USA, sempre più sensibile al tema della sicurezza tecnologica

Se non si arriverà a un accordo entro gennaio 2026, il governo non esclude un nuovo intervento tramite golden power. 

Sinochem valuta l’uscita: mandato a BNP Paribas

Un segnale chiaro della pressione in atto arriva dalla decisione di Sinochem di incaricare BNP Paribas – già nel dicembre 2025 – di valutare le opzioni di vendita della propria partecipazione, pari a circa il 34–37% del capitale.

La mossa segue i tentativi falliti di ridurre il controllo cinese su Pirelli senza arrivare a una cessione vera e propria. La vendita resta quindi un’opzione sul tavolo, ma non è l’unica strada.

L’ipotesi “azionista passivo”: la carta del golden power

Parallelamente alla possibile uscita di Sinochem, il governo italiano sta valutando una soluzione alternativa: rendere Sinochem un azionista passivo.

In pratica:

  • mantenimento dei diritti economici

  • congelamento o sterilizzazione dei diritti di voto

  • nessuna influenza sulle decisioni strategiche e sulla governance

Questa soluzione, che richiederebbe l’uso dei poteri speciali dello Stato, consentirebbe a Pirelli di allinearsi alle richieste di Washington senza forzare una vendita immediata della quota cinese.

Il golden power non sarebbe una novità: Roma lo ha già utilizzato per tutelare asset strategici e, in passato, per gestire lo scontro di governance tra Sinochem e Camfin, secondo maggiore azionista del gruppo.

Le tensioni di governance: una storia lunga dieci anni

Le radici della vicenda risalgono al 2015, quando ChemChina (poi confluita in Sinochem) acquisì Pirelli, per poi riportarla in Borsa nel 2017.

Dopo la fusione ChemChina–Sinochem del 2021, le tensioni sono aumentate, soprattutto quando il gruppo cinese ha tentato di rafforzare il proprio controllo.

L’allarme è stato lanciato più volte dall’ex AD Marco Tronchetti Provera, che ha denunciato il rischio di ingerenze sulla gestione e sulla strategia industriale, in particolare sul fronte statunitense.

Nel 2023 il governo è già intervenuto con il golden power.

Nell’aprile 2025, il consiglio di amministrazione di Pirelli ha di fatto privato Sinochem del controllo, aumentando però lo scontro tra azionisti italiani e cinesi.

La pressione degli Stati Uniti e il nodo tecnologico

Il fattore esterno decisivo resta Washington. Negli ultimi mesi, funzionari statunitensi hanno esplicitamente sollecitato Roma a limitare l’influenza di Sinochem su Pirelli, nel quadro di un inasprimento generale delle restrizioni sulla tecnologia cinese nel settore automotive.

Il problema non sono i pneumatici “tradizionali”, ma quelli premium e con tecnologia integrata, dove Pirelli ha un posizionamento di eccellenza e dove le autorità USA vedono un potenziale rischio di sicurezza.

Conclusione: partita strategica, non solo finanziaria

La vicenda Pirelli–Sinochem va oltre una semplice questione azionaria. È un caso emblematico di:

  • competizione geopolitica USA–Cina

  • sicurezza tecnologica

  • tutela degli asset strategici europei

 Nei prossimi mesi si giocherà una partita delicata: accordo negoziato, con riduzione dell’influenza cinese; uscita di Sinochem, se le condizioni lo consentiranno oppure intervento diretto dello Stato con il golden power. 

Per Pirelli, la priorità è una sola: restare pienamente operativa negli Stati Uniti, senza compromettere governance, strategia e valore industriale nel lungo periodo.

Pirelli, il grafico mostra una storia di attesa

Il grafico di Pirelli racconta una storia di attesa e compressione, più che di direzionalità.
Da circa otto mesi il titolo si muove infatti all’interno di una fase laterale ben definita, con oscillazioni comprese tra 5,70 e 6,30 euro. In mezzo a questo intervallo si colloca una sorta di “baricentro” del mercato, attorno a 6,02 euro, livello che negli ultimi mesi ha funzionato più volte come area di equilibrio tra compratori e venditori. 

Questa struttura laterale segnala che il mercato sta prendendo tempo: da un lato riconosce la solidità del titolo e del posizionamento industriale di Pirelli, dall’altro fatica a trovare un catalizzatore sufficiente per avviare una tendenza direzionale di medio periodo. È una dinamica tipica delle fasi in cui le notizie fondamentali vengono assorbite progressivamente e gli operatori attendono un segnale chiaro prima di sbilanciarsi. 

Dal lato rialzista, un primo segnale di riattivazione arriverebbe sopra 6,20 euro, livello che potrebbe aprire la strada a un nuovo test della parte alta del range in area 6,30. Solo una rottura decisa e confermata di quest’ultima soglia darebbe però un vero segnale di forza di medio periodo, con obiettivi successivi a 6,60 e 6,80 euro. In quel caso, la lunga fase di congestione verrebbe interpretata come un accumulo e il mercato inizierebbe a prezzare uno scenario più costruttivo.

Sul fronte opposto, la perdita di area 6 euro aumenterebbe sensibilmente il rischio di un ritorno verso la parte bassa del range. In particolare, 5,70 euro rappresenta un supporto critico di medio periodo: è il livello che ha più volte contenuto le pressioni ribassiste negli ultimi mesi. Una discesa verso quest’area non sarebbe di per sé un segnale di inversione strutturale, ma indicherebbe che l’equilibrio laterale sta venendo messo alla prova.

In sintesi, Pirelli si trova in una fase di attesa strategica. Dopo molti mesi di movimenti laterali, il titolo si avvicina a un punto in cui la rottura del range – al rialzo o al ribasso – potrebbe fornire indicazioni importanti sul prossimo movimento di medio periodo. In questo contesto, più che anticipare una direzione, diventa fondamentale osservare il comportamento dei prezzi sui livelli chiave: saranno quelli a dire quando l’attesa sarà finita.

Ferrari, le ultime notizie sul titolo

Ferrari negativa al termine della seduta di ieri archiviata con un calo dell'1% a € 318,20, che ha annullato il rialzo visto in avvio di ottava. Il titolo aveva reagito positivamente alla notizia che Exor e Piero Ferrari-Trust Piero Ferrari (rispettivamente primo e secondo maggior azionista con il 21,20% e il 10,61%) avessero rinnovato il patto parasociale con durata triennale fino al 4 gennaio 2029 con rinnovo automatico per un ulteriore triennio salvo risoluzione da parte delle parti.
Il patto prevede modalità di consultazione nelle assemblee e diritti reciproci di prelazione in caso di cessione di azioni Ferrari a terzi.

Da segnalare anche le recenti parole dell'a.d. di Ferrari, Benedetto Vigna, che ha dichiarato a Global Finance che gran parte della crescita nei prossimi cinque anni sarà trainata dai ricavi delle Sports Cars: il manager si aspetta circa 2 miliardi di euro di ricavi nel periodo del piano.

A metà circa dello scorso mese sono state molti gli analisti che hanno tagliato il prezzo obiettivo sul titolo: Berenberg ha ridotto il target da 399 a 381 euro, RBC da 460 a 435, Intesa Sanpaolo da 466 a 417, Banca Akros da 350 a 310.

Anche Citigroup ha confermato la raccomandazione "Sell" sul titolo riducendo il prezzo obiettivo da 340 a 300 euro. Gli analisti della banca americana restano convinti del fatto che la crescita di tutte le grandezze del conto economico tenderà a rallentare in futuro.

Ferrari, la reazione del titolo alla prova dei mercati

Graficamente la reazione vista dopo l'affondo che lo scorso 10 dicembre ha spinto le quotazioni fino a 306,7 euro, presenta per il momento le caratteristiche di una pausa fisiologica del precedente trend ribassista, priva per il momento della forza necessaria per attivare un rimbalzo che possa risultare duraturo.

Il superamento di quota 325,00 permetterebbe di allentare le tensioni aprendo al ritorno in area 337,00 dove i prezzi andrebbero a coprire il gap down dell'8 dicembre, poi via libera verso la copertura di un altro gap lasciato aperto a novembre a quota 351,60.

Nella direzione opposta invece il cedimento di area 310,00 rappresenterebbe un forte indizio per il proseguimento della corsa fin sotto quota 300,00, circostanza che farebbe salire sensibilmente le possibilità di un affondo verso 270,00 euro, livello che il titolo ha toccato l'ultima volta nella primavera 2023.

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