Poste Italiane scivola del 3,78%: violenta inversione dopo il test di 27,83 euro
pubblicato:Il titolo chiude a 26,74 euro, vicino al minimo giornaliero di 26,51, e sottoperforma nettamente il FTSE MIB.
La rete Postamat, la strategia multipartner nei finanziamenti e l’Opas su Tim restano centrali, ma nel breve prevalgono le vendite

Seduta decisamente negativa per Poste Italiane, che martedì ha terminato le contrattazioni a 26,74 euro, in flessione del 3,78%. Il titolo ha sottoperformato nettamente il mercato italiano, considerando che nella stessa giornata il FTSE MIB ha perso l’1,33%. La seduta è stata caratterizzata da un forte aumento della volatilità. Le quotazioni si sono mosse tra un massimo di 27,83 euro e un minimo di 26,51 euro, disegnando un intervallo complessivo di 1,32 euro, pari a circa il 5% del valore del titolo.
Particolarmente significativo è il fatto che Poste Italiane abbia terminato gli scambi a soli 23 centesimi dal minimo giornaliero, dopo essersi spinta fino a 27,83 euro. Il tentativo di tenuta nella parte alta del range è stato quindi seguito da una netta accelerazione delle vendite. La chiusura vicina ai minimi segnala che la pressione ribassista è rimasta intensa fino al termine della giornata.
La seduta modifica il quadro di brevissimo periodo e rende ora decisiva la tenuta del minimo a 26,51 euro.
Una brusca inversione dai massimi della seduta
Il massimo a 27,83 euro si colloca sostanzialmente in prossimità della precedente chiusura, ricavabile intorno a 27,79 euro dal ribasso percentuale registrato martedì.
Da quest’area il titolo ha subito una forte inversione, arrivando a perdere oltre il 4,7% rispetto al massimo intraday. Il comportamento dei prezzi segnala che la fascia compresa tra 27,75 e 27,85 euro è stata interessata da una significativa pressione in vendita. Quest’area diventa pertanto la principale resistenza di brevissimo periodo.
La discesa è stata molto più marcata rispetto a quella del FTSE MIB. La sottoperformance relativa indica che sul titolo hanno agito fattori specifici, prese di beneficio oppure un riequilibrio delle posizioni dopo il precedente rialzo, oltre alla generale debolezza del mercato. La presenza di rendimenti obbligazionari in aumento potrebbe inoltre aver favorito una rotazione verso i titoli di Stato, rendendo relativamente meno attraenti le azioni apprezzate per il loro dividendo.
Questo effetto può risultare particolarmente rilevante per società mature e caratterizzate da una forte componente reddituale, come Poste Italiane.
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Il segnale tecnico lasciato dalla seduta
Anche senza conoscere con precisione il prezzo di apertura, l’ampia escursione tra 27,83 e 26,51 euro e la chiusura nella parte inferiore del range evidenziano una giornata controllata prevalentemente dai venditori.
Il titolo ha perso la soglia psicologica dei 27 euro, che rappresenta ora il primo livello da recuperare per tentare una stabilizzazione.
Un ritorno sopra questa barriera costituirebbe un segnale iniziale di reazione, ma non sarebbe ancora sufficiente per annullare il deterioramento emerso martedì.
Per ottenere un miglioramento più convincente, Poste Italiane dovrebbe superare 27,30-27,50 euro e riportarsi successivamente sopra 27,83 euro.
Soltanto il recupero del massimo della seduta cancellerebbe completamente il segnale di debolezza e permetterebbe di riattivare la precedente dinamica rialzista. Sul lato opposto, il minimo di 26,51 euro rappresenta il primo supporto. La sua tenuta potrebbe favorire un rimbalzo tecnico, soprattutto dopo una flessione tanto rapida.
Una chiusura sotto questo livello confermerebbe invece la prosecuzione della correzione e aumenterebbe il rischio di un’estensione verso 26,00 euro. Un rimbalzo che non riuscisse a superare 27 euro potrebbe essere interpretato soltanto come una reazione tecnica. Il ritorno sopra 27,50 renderebbe invece più credibile un recupero, mentre il superamento di 27,83 riporterebbe il titolo all’interno della precedente struttura rialzista.
La rottura di 26,51, soprattutto se accompagnata da volumi elevati, rappresenterebbe un segnale più preoccupante e potrebbe favorire nuove prese di profitto.
La crescita della rete Postamat
La forte correzione di Borsa non modifica, almeno per il momento, i principali elementi della strategia industriale del gruppo. Nei primi sei mesi del 2026 Poste Italiane ha installato 431 nuovi ATM Postamat, portando il totale a 9.668 apparecchi distribuiti sul territorio nazionale. L’investimento rafforza la presenza fisica del gruppo e consolida il suo ruolo di infrastruttura di prossimità al servizio dei cittadini.
Gli ATM Postamat sono diventati punti di accesso a una gamma sempre più ampia di servizi, disponibili 24 ore su 24. Oltre al prelievo di contante, permettono di consultare saldo e movimenti, effettuare ricariche telefoniche e delle carte Postepay e pagare bollettini.
Attraverso l’App Poste Italiane è inoltre possibile prelevare denaro senza utilizzare la carta fisica. I dispositivi sono dotati di sistemi anti-skimming contro la clonazione delle carte e di meccanismi di macchiatura delle banconote in caso di tentativi di furto. L’ampliamento della rete rappresenta un punto di contatto tra l’infrastruttura fisica e quella digitale. Poste può così aumentare il numero dei servizi accessibili in autonomia, contenendo i costi operativi e mantenendo allo stesso tempo una presenza capillare.
Poste contrasta la desertificazione bancaria
La rete di Poste Italiane assume un’importanza crescente mentre gli istituti di credito tradizionali continuano a ridurre la loro presenza sul territorio. Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, il numero degli ATM bancari è sceso dagli oltre 40.000 del 2018 a poco più di 36.000 nel 2025. Nello stesso arco temporale le banche hanno chiuso quasi un quarto delle filiali.
Poste Italiane ha invece mantenuto sostanzialmente stabile la propria rete, composta da oltre 12.600 uffici postali, conservando una presenza significativa anche nei piccoli comuni e nelle aree meno servite.
Questa capillarità rappresenta uno dei maggiori vantaggi competitivi del gruppo. La rete non viene utilizzata soltanto per la corrispondenza o per i servizi postali tradizionali, ma anche per distribuire prodotti di risparmio, assicurazioni, prestiti, pagamenti, energia e telecomunicazioni. Il valore degli uffici postali cresce quindi con l’ampliamento dell’offerta.
Ogni punto vendita può diventare una piattaforma commerciale attraverso la quale distribuire servizi realizzati direttamente dal gruppo oppure da partner esterni.
La strategia multipartner nei finanziamenti
Poste Italiane intende aumentare ulteriormente il numero dei partner per conto dei quali colloca prestiti e altri prodotti finanziari. Il modello consente al gruppo di sfruttare la propria rete e la relazione con la clientela per ottenere commissioni di distribuzione, limitando l’esposizione diretta al rischio di credito.
Per le banche partner, l’accordo permette invece di raggiungere una base di utenti molto più ampia senza dover sostenere i costi di una rete fisica equivalente. La strategia è già utilizzata nel comparto dei prestiti personali e viene ora rafforzata nella cessione del quinto, forma di finanziamento destinata ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, con rimborso attraverso una trattenuta diretta sullo stipendio o sulla pensione.
La struttura del prodotto riduce il rischio di insolvenza per il finanziatore e può garantire margini interessanti. Non sorprende quindi che la cessione del quinto abbia registrato una forte crescita nella rete postale.
Tra il 2017 e il 2025 l’ammontare erogato attraverso Poste è quasi raddoppiato, passando da circa 370 a 740 milioni di euro.
La cessione della quota in Financit
Poste Italiane aveva avviato nel 2013 una joint venture con Bnl Bnp Paribas attraverso Financit, attiva proprio nella cessione del quinto. A giugno il gruppo postale ha venduto a Bnl la propria partecipazione del 40%, consentendo alla banca, già titolare del restante 60%, di raggiungere il controllo completo della società. Poste ha incassato 22 milioni di euro, cifra comprensiva del dividendo di 4 milioni distribuito da Financit nel mese di maggio.
L’operazione non comporta però la fine del rapporto commerciale. Bnl continuerà a essere partner di Poste Italiane nella distribuzione della cessione del quinto. Il gruppo postale rinuncia quindi alla partecipazione societaria, ma conserva il rapporto industriale e commerciale. La scelta appare coerente con una strategia più flessibile: Poste può concentrarsi sul proprio vantaggio competitivo, rappresentato dalla distribuzione, aprendo contemporaneamente la rete a più produttori.
Accordi anche con Unicredit e Intesa Sanpaolo
Nella cessione del quinto Poste Italiane opera già con Unicredit. Più recentemente si è aggiunta Prestitalia, società appartenente al gruppo Intesa Sanpaolo. La rete postale ha iniziato a collocare anche i prodotti di Prestitalia e, a maggio, è stata introdotta la funzionalità denominata Erogazione Fast.
In caso di delibera positiva, il cliente può ricevere l’importo finanziato prima del rilascio del benestare definitivo da parte dell’amministrazione o dell’ente di appartenenza del dipendente pubblico. La riduzione dei tempi di attesa può aumentare la competitività dell’offerta e favorire un’accelerazione delle erogazioni. L’intenzione del gruppo appare quella di far crescere questa attività, replicando la strategia multipartner già utilizzata nei prestiti personali.
Ricavi e utile netto ai massimi
Nel primo semestre del 2026, i ricavi ottenuti dalla distribuzione di finanziamenti e di altri prodotti di terzi hanno raggiunto 130 milioni di euro.
La voce comprende la cessione del quinto, i prestiti personali tradizionali, i mutui, le carte di credito e gli altri prodotti collocati attraverso la rete postale. L’importo va confrontato con i 2,9 miliardi di ricavi complessivi della divisione Servizi Finanziari e con i 6,8 miliardi registrati dall’intero gruppo. Poste Italiane ha chiuso il semestre con un utile netto record di 1,2 miliardi di euro, confermando la capacità di generare redditività attraverso un modello molto più diversificato rispetto alle attività postali originarie.
La distribuzione dei prodotti di terzi rappresenta ancora una componente relativamente limitata dei ricavi complessivi, ma possiede margini di crescita e richiede un utilizzo contenuto del capitale. Il gruppo può infatti sfruttare infrastrutture, personale e relazioni commerciali già esistenti.
Il rinnovo dell’accordo con Cassa Depositi e Prestiti
All’interno dei Servizi Finanziari assume un ruolo centrale l’accordo con Cassa Depositi e Prestiti per la distribuzione di buoni fruttiferi e libretti di risparmio postale.
Nel primo semestre questa attività ha prodotto 883 milioni di euro di ricavi, confermandosi uno dei principali pilastri economici della divisione. L’intesa è attualmente in fase di rinnovo per il periodo 2027-2030. Le condizioni del nuovo accordo saranno seguite con attenzione dal mercato, considerando la rilevanza dei ricavi generati dalla collaborazione.
Nella stessa divisione rientrano anche i proventi derivanti dall’impiego della liquidità raccolta tramite i conti correnti postali e le attività legate al risparmio gestito.
La riorganizzazione del gruppo
Il gruppo guidato da Matteo Del Fante si prepara intanto a rivedere la propria organizzazione, riducendo da quattro a tre le attuali business unit strategiche. Il primo polo comprenderà i servizi di corrispondenza, pacchi e logistica, insieme alla rete distributiva degli uffici postali.
Il secondo riunirà le attività finanziarie e assicurative, creando una struttura integrata dedicata al risparmio, alla protezione, ai finanziamenti e agli investimenti. Il terzo polo unirà connettività e tecnologia, includendo telecomunicazioni, servizi digitali ed energia. La sua creazione è però condizionata al perfezionamento dell’Opas su Tim.
La riorganizzazione dovrebbe rendere più chiara la struttura del gruppo e favorire una maggiore integrazione tra le diverse attività.
Allo stesso tempo, l’allargamento del perimetro aumenta la complessità operativa e rende particolarmente importante la capacità di realizzare le sinergie previste.
L’Opas su Tim entra nella fase finale
L’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa su Tim terminerà l’11 settembre.
Gli ultimi dati disponibili indicano adesioni salite al 2,4%. Il livello appare ancora contenuto, anche se nelle offerte pubbliche una parte significativa delle adesioni tende spesso a concentrarsi negli ultimi giorni. Saranno pertanto decisive le indicazioni che arriveranno nella fase conclusiva.
L’operazione punta alla creazione di un gruppo con circa 27 miliardi di euro di ricavi complessivi. L’integrazione consentirebbe di combinare la rete e i servizi finanziari di Poste con le infrastrutture e le competenze di Tim nelle telecomunicazioni. Il progetto potrebbe favorire lo sviluppo di un ecosistema capace di integrare connettività, pagamenti, identità digitale, servizi tecnologici ed energia. Restano però i rischi legati alla complessità dell’operazione, alla governance, ai costi di integrazione e alla capacità di trasformare le sinergie teoriche in risultati economici.
La debolezza registrata dal titolo potrebbe quindi riflettere anche una maggiore prudenza degli investitori in vista dell’esito definitivo dell’offerta.
Quadro di fondo solido, ma breve periodo deteriorato
La seduta di martedì non cancella i punti di forza industriali di Poste Italiane: una rete difficilmente replicabile, ricavi diversificati, un utile semestrale record e nuove opportunità nei servizi finanziari e nelle telecomunicazioni.
Nel breve periodo, tuttavia, il segnale proveniente dal mercato è chiaramente negativo. Il titolo ha perso il 3,78%, ha sottoperformato nettamente il FTSE MIB e ha chiuso vicino al minimo di una seduta caratterizzata da un intervallo molto ampio. Il livello decisivo è ora rappresentato da 26,51 euro. La sua tenuta potrebbe permettere una stabilizzazione e un rimbalzo verso 27 euro.
Una violazione confermata aumenterebbe invece il rischio di una correzione verso 26 euro. Al rialzo, il recupero di 27 euro sarebbe soltanto un primo passo. Per cancellare il segnale negativo lasciato martedì, Poste Italiane dovrebbe tornare sopra 27,50 euro e superare il massimo di 27,83 euro.
La prossima evoluzione dipenderà quindi dall’equilibrio tra due forze contrapposte: da una parte i solidi fondamentali e le prospettive della trasformazione industriale; dall’altra le prese di profitto, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e l’incertezza legata alla fase conclusiva dell’operazione Tim.