Risparmi: Unimpresa, liquidità italiani a 2.084 miliardi a inizio 2026, +100 miliardi (+4,8%) in un anno
pubblicato:La liquidità complessiva detenuta da famiglie, imprese e altri operatori economici nei conti bancari italiani ha raggiunto quota 2.084 miliardi di euro a febbraio 2026, con un incremento di quasi 100 miliardi rispetto ai 1.988 miliardi di febbraio 2025 (+4,8% su base annua). È quanto emerge da un'elaborazione del Centro studi di Unimpresa, secondo cui la dinamica annuale conferma il consolidamento della fase di recupero avviata nel corso del 2025, dopo che tra il 2022 e il 2023 la fiammata inflazionistica aveva eroso le riserve di famiglie e imprese. I conti correnti restano la voce dominante con 1.410 miliardi, in crescita di 84 miliardi rispetto a febbraio 2025 (+6,4%), e rappresentano il 67,6% della liquidità totale. Crescono anche i depositi rimborsabili con preavviso, a 328 miliardi (+8 miliardi, +2,5%), strumento intermedio tra liquidità immediata e risparmio vincolato che ha mostrato l'andamento più stabile nell'arco dei dodici mesi. In espansione anche i depositi vincolati a lungo termine - scadenza oltre i due anni - che salgono a 149 miliardi (+9 miliardi, +6,6%): la variazione percentuale più elevata tra le componenti vincolate, a conferma che una parte dei risparmiatori ha scelto di bloccare la liquidità su orizzonti più lunghi in una fase di tassi ancora remunerativi. In controtendenza i depositi vincolati a breve scadenza, scesi a 105 miliardi dai 120 di febbraio 2025 (-15 miliardi, -12,3%): è l'unica voce in calo significativo e riflette direttamente i sei tagli operati dalla BCE tra giugno 2024 e giugno 2025, che hanno portato il tasso sui depositi overnight dal 4% al 2%, riducendo l'attrattività dei vincoli a breve. In flessione anche i pronti contro termine, a 92 miliardi (-7 miliardi, -7,4%), voce strutturalmente volatile legata alla gestione di tesoreria delle imprese. «Novantasei miliardi in più in dodici mesi. Non è un dato tecnico da lasciare ai soli economisti: è la misura concreta di quanto italiani e imprese abbiano recuperato fiducia nel futuro. Dopo anni in cui i risparmi venivano consumati mese dopo mese per far fronte all'inflazione, alle bollette, ai mutui, oggi le famiglie tornano ad accantonare. E questo cambia tutto. Il fatto che la crescita sia diffusa su tutte le principali voci - i conti correnti salgono di 84 miliardi, i depositi a lungo termine segnano il rialzo percentuale più alto tra le componenti vincolate - dice che non siamo di fronte a un rimbalzo tecnico ma a una tendenza strutturale. Gli italiani non stanno solo smettendo di intaccare i propri risparmi: stanno ricominciando a costruirli, e lo fanno con una consapevolezza maggiore rispetto al passato, orientandosi verso strumenti più diversificati. Il calo dei depositi vincolati a breve non deve preoccupare: è la risposta razionale a tassi in discesa, non un segnale di fragilità. Il quadro complessivo è solido e incoraggiante. Ora tocca alla politica fare la sua parte: stabilità normativa, certezza delle regole, visione di medio periodo. La liquidità degli italiani è una delle più grandi riserve di resilienza che questo Paese abbia. Se viene rispettata e valorizzata, può diventare il motore della crescita che aspettiamo da troppo tempo» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati della Banca d'Italia, a febbraio 2026 la liquidità complessiva detenuta da famiglie, imprese e altri operatori economici nei conti bancari italiani ha raggiunto quota 2.084 miliardi di euro. Rispetto a febbraio 2025, quando il totale si attestava a 1.988 miliardi, l'incremento è di 96 miliardi, pari a una crescita del 4,8% su base annua. Il dato, ancora provvisorio secondo la classificazione della Banca d'Italia, conferma la tendenza espansiva avviata nel corso del 2025 e consolida il recupero rispetto alla fase di erosione dei risparmi registrata tra il 2022 e il 2023, quando l'inflazione aveva costretto famiglie e imprese ad attingere massicciamente alle proprie riserve.
Conti correnti. La componente di gran lunga più rilevante è quella dei depositi a vista, ovvero i conti correnti, che a febbraio 2026 ammontano a 1.410 miliardi di euro, in crescita di 84 miliardi rispetto ai 1.325 miliardi di febbraio 2025, con un aumento del 6,4% su base annua. Si tratta della variazione assoluta più significativa tra tutte le categorie e conferma la storica preferenza degli italiani per la liquidità immediatamente disponibile. I conti correnti rappresentano il 67,6% della liquidità totale, una quota sostanzialmente stabile rispetto al 66,7% di dodici mesi prima. La lieve flessione registrata rispetto al picco di dicembre 2025 (1.419 miliardi) è da attribuirsi alla normale stagionalità di inizio anno.
Depositi rimborsabili con preavviso. La seconda componente per dimensioni è quella dei depositi rimborsabili con preavviso, che si collocano a 328 miliardi a febbraio 2026, in aumento di 8 miliardi rispetto ai 320 miliardi di febbraio 2025, con una crescita del 2,5%. Si tratta della categoria che ha mostrato la maggiore continuità nell'arco dei dodici mesi, senza oscillazioni significative, a conferma del ruolo di strumento intermedio tra la liquidità immediata e il risparmio vincolato. Il peso sul totale è pari al 15,8%, sostanzialmente invariato rispetto al 16,1% di un anno prima.
Depositi vincolati oltre 2 anni. I depositi con durata prestabilita superiore ai due anni si attestano a 149 miliardi a febbraio 2026, in crescita di 9 miliardi rispetto ai 140 miliardi di febbraio 2025, con un incremento del 6,6%. È la variazione percentuale più elevata tra le componenti vincolate e riflette la scelta di una parte dei risparmiatori di bloccare la liquidità su orizzonti più lunghi in una fase in cui i tassi, pur in calo, restano ancora su livelli storicamente significativi. Questa componente pesa per il 7,1% sul totale della liquidità.
Depositi vincolati fino a 2 anni. Ben diverso è il quadro per i depositi con durata prestabilita a breve termine, ovvero quelli con scadenza fino a due anni, che scendono a 105 miliardi a febbraio 2026 dai 120 miliardi di febbraio 2025, con una contrazione di 15 miliardi pari a -12,3%. È l'unica categoria in calo significativo nel confronto annuale e costituisce il segnale più diretto dell'impatto della politica monetaria della BCE, che tra giugno 2024 e giugno 2025 ha ridotto il tasso sui depositi overnight di 200 punti base, dal 4% al 2%. Con rendimenti offerti dagli istituti di credito in progressiva discesa, vincolare la liquidità su orizzonti brevi è diventato progressivamente meno conveniente, spingendo i risparmiatori verso i conti correnti o verso scadenze più lunghe. Il peso di questa componente sul totale scende al 5,0% dal 6,0% di un anno prima.
Pronti contro termine. I pronti contro termine si collocano a 92 miliardi a febbraio 2026, in calo di 7 miliardi rispetto ai 100 miliardi di febbraio 2025, con una flessione del 7,4%. Si tratta tuttavia della componente strutturalmente più volatile, soggetta ad ampie oscillazioni mensili legate alle esigenze di tesoreria delle imprese: nel corso del 2025 i PCT hanno toccato un minimo di 79 miliardi a dicembre e un massimo di 108 miliardi ad aprile, rendendo il confronto puntuale tra due singoli mesi parzialmente indicativo. Il peso sul totale è pari al 4,4%, in lieve riduzione rispetto al 5,0% di un anno prima.
Il quadro generale. La liquidità complessiva detenuta da famiglie, imprese e altri operatori economici nei conti bancari italiani ha raggiunto a febbraio 2026 quota 2.084 miliardi di euro, segnando un incremento di 57,9 miliardi (+2,9%) rispetto alla fine del 2024 (2.026 miliardi). Il dato consolida la ripresa già registrata nel corso del 2025, anno in cui la liquidità aveva toccato il picco mensile a novembre con 2.081 miliardi.
Conti correnti in crescita, ma stabili sui massimi. La componente dominante resta quella dei depositi a vista: i conti correnti valgono 1.410 miliardi, pari al 67,6% del totale, in crescita di 46 miliardi (+3,4%) rispetto a fine 2024. Dopo il picco di dicembre 2025 (1.419 miliardi), febbraio registra una lieve flessione stagionale di circa 9 miliardi, del tutto normale a inizio anno.
Depositi vincolati in calo: la discesa dei tassi riduce l'appeal. È la tendenza più significativa degli ultimi mesi. I depositi con durata prestabilita (vincolati) scendono a 254 miliardi complessivi, in calo di 3,4 miliardi rispetto a fine 2024. In particolare, la componente a breve (fino a 2 anni) si è ridotta da 119 a 105 miliardi: un segnale diretto della politica monetaria della BCE, che ha tagliato i tassi sei volte tra giugno 2024 e giugno 2025, portando il tasso sui depositi overnight dal 4% al 2%. Con rendimenti in discesa, vincolare la liquidità diventa meno conveniente.
Pronti contro termine: volatilità fisiologica. I PCT si attestano a 92,2 miliardi, in crescita di 5,4 miliardi rispetto a fine 2024 ma in calo rispetto ai picchi autunnali (106 miliardi a ottobre 2025). Si tratta di strumenti tipicamente usati dalle imprese per la gestione della liquidità di breve periodo, soggetti a forti oscillazioni mensili.
Depositi rimborsabili con preavviso: crescita costante. Unica componente in crescita ininterrotta: 328 miliardi a febbraio 2026, +10 miliardi rispetto a fine 2024 (+3,1%). Rappresentano il 15,8% del totale e confermano la preferenza per strumenti flessibili ma leggermente più remunerativi dei conti correnti.
La struttura della liquidità. La fotografia di febbraio 2026 mostra un sistema in cui quasi due euro su tre di risparmio bancario sono parcheggiati su conti correnti. Una preferenza storica degli italiani per la liquidità immediata, che si è ulteriormente rafforzata negli anni della crisi inflazionistica e che ora, con i tassi in calo, si consolida: vincolare i depositi rende sempre meno.
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