Saipem, i conti di un 2025 a due velocità, azioni di MPS in rally dopo una promozione di BofA
pubblicato:Backlog oltre i due anni per la società dei servizi al settore petrolifero. Visioni contrastanti degli analisti sulla banca senese

Saipem archivia il 2025 con una fotografia a due velocità: da un lato un miglioramento operativo evidente, dall’altro una redditività netta che continua a soffrire il peso di ammortamenti, oneri finanziari e leasing. In questo contesto si inserisce anche il mancato acquisto della nave Deep Value Driller, un evento che modifica in parte il profilo finanziario del gruppo, ma non la traiettoria strategica di fondo.
Partiamo proprio da qui. La decisione della controparte norvegese di non procedere alla vendita dell’unità di perforazione impedisce a Saipem di completare l’operazione, nonostante il via libera del Cda. La società si è riservata ogni azione legale a tutela dei propri interessi, ma l’effetto immediato sul bilancio è paradossalmente positivo: la posizione finanziaria netta post-IFRS 16 migliora di circa 226 milioni di euro al 31 dicembre 2025, con una contestuale riduzione dei diritti d’uso in leasing.
Meno leva e meno impegni finanziari nel breve termine, anche se viene meno un asset potenzialmente strategico per il segmento drilling.
Guardando ai numeri del quarto trimestre 2025, il quadro operativo è solido.
I ricavi crescono del 2% su base annua, sostenuti soprattutto dall’Offshore E&C (+6%), oggi vero motore di creazione di valore.
L’EBITDA sale del 21% anno su anno, con margini in espansione proprio nel business offshore.
Anche la raccolta ordini supera le attese, portando il backlog a 31,5 miliardi di euro, con una copertura superiore ai due anni: un elemento che offre visibilità e stabilità prospettica.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dall’utile netto, in calo dell’11% su base annua, penalizzato da ammortamenti elevati e oneri finanziari ancora significativi. La generazione di cassa operativa è invece robusta (+44% yoy), con una conversione attorno al 62%, segnale che la qualità dell’EBITDA sta migliorando. Tuttavia, l’impatto combinato di investimenti, leasing e struttura finanziaria continua a comprimere la redditività finale.
Per il 2026 il management prevede ricavi sostanzialmente stabili attorno ai 15,5 miliardi di euro e un EBITDA in crescita di circa l’11% a 1,9 miliardi.
La free cash flow post leasing è attesa intorno ai 600 milioni, in calo rispetto al 2025. Questo implica una dinamica ancora selettiva: miglioramento operativo sì, ma con attenzione a costi finanziari e struttura del capitale.
Sul piano strategico, l’amministratore delegato Alessandro Puliti conferma una visione positiva di medio termine. Il focus resta sul deep water, segmento ad alta marginalità, con una domanda sostenuta dalle compagnie petrolifere nazionali mediorientali e un ritorno graduale delle major internazionali.
L’obiettivo 2028 viene ribadito, così come la previsione di un 2026 positivo sul fronte ordini, attesi su livelli molto vicini a quelli del 2025.
Parallelamente procede il progetto di fusione con Subsea7, con closing previsto nel secondo semestre dell’anno, subordinato al via libera di circa 19 autorità antitrust e regolatorie, inclusa la Commissione europea. La combinazione rappresenta uno dei principali catalizzatori industriali: maggiore scala, sinergie operative e posizionamento rafforzato nel subsea globale.
Saipem, la reazione del titolo ai conti e alle conferme sulla fusione
Il mercato, nel complesso, ha reagito in modo costruttivo ai conti: diverse case d’investimento hanno confermato il giudizio buy, sottolineando la solidità operativa e la visibilità del backlog. Permangono però elementi di cautela legati alla qualità dell’utile e alla sostenibilità della crescita del free cash flow.
In sintesi, Saipem oggi appare come una società che ha completato gran parte del percorso di ristrutturazione e che sta ricostruendo redditività e visibilità, ma che deve ancora dimostrare di saper trasformare pienamente la forza operativa in crescita strutturale dell’utile netto e della cassa disponibile per gli azionisti. I veri driver dei prossimi trimestri saranno tre: pipeline commerciale, disciplina finanziaria e avanzamento della fusione con Subsea7.
Sul grafico di lungo periodo Saipem sta raccontando una storia molto diversa rispetto a quella drammatica del 2021–2022. Dopo il crollo culminato nell’estate 2022, il titolo ha costruito una base profonda e ha poi avviato una progressiva fase di ricostruzione tecnica, incanalandosi in un trend rialzista ordinato e ben riconoscibile.
Dal minimo del 2022 i prezzi si muovono infatti all’interno di un canale ascendente di medio-lungo periodo, caratterizzato da minimi e massimi crescenti. La parte bassa del canale ha funzionato più volte da supporto dinamico, mentre la parte alta ha rappresentato un’area di prese di profitto e consolidamento.
Nelle ultime settimane si è verificato un passaggio tecnico molto importante: la rottura del lato superiore del canale rialzista. Questo tipo di movimento, quando avviene dopo una lunga fase di accumulazione laterale come quella vista tra area 2,00 e 2,70, tende ad assumere un significato di forza strutturale, perché segnala un’accelerazione del trend primario.
Dal punto di vista dei livelli, l’area 3,00 – corrispondente al 38,2% di ritracciamento del grande ribasso precedente – rappresenta ora il primo supporto tecnico rilevante.
Finché i prezzi restano sopra questa soglia, lo scenario resta costruttivo. Il prossimo livello chiave si colloca invece in area 3,70, che coincide con il 50% di ritracciamento dell’intero movimento discendente 2021–2022: è il target naturale di questa gamba rialzista.
In altre parole, Saipem sta provando a passare da una fase di semplice recupero tecnico a una fase di vera e propria inversione strutturale. La differenza la farà la capacità del titolo di consolidare sopra i massimi recenti senza rientrare nel vecchio canale. Un ritorno stabile sotto area 3,00 riaprirebbe invece il rischio di un movimento correttivo più profondo verso la parte mediana del canale.
Per ora, però, la struttura resta ordinata, il trend è rialzista e la rottura dell’upper bound del canale rappresenta un segnale che merita attenzione: spesso è proprio in queste fasi che i movimenti diventano più direzionali e meno intermittenti.
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Banca MPS, rally dopo il buy di BofA
Banca MPS in rialzo di oltre 4 punti percentuali ieri dopo che Bank of America ha confermato la raccomandazione "Buy" e il prezzo obiettivo a 11,50 euro in vista del piano industriale che verrà presentato domani, venerdì 27 febbraio. Gli analisti stimano un utile netto di 3,5 miliardi di euro nel 2028, il 20% sopra il consensus. Equita è invece "Hold" sul titolo con target a 10,50 euro, utile 2028 previsto a 2,9 miliardi e dividendi cumulati 2025-2028 a 12 miliardi. In precedenza Barclays si era espressa con "Equalweight" sul titolo con prezzo obiettivo abbassato leggermente da 9,20 a 9,10 euro.
Da segnalare che la scorsa settimana il cda di Rocca Salimbeni ha approvato il piano dell'a.d. Lovaglio che prevede la fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia ed il conseguente delisting della medesima e il contemporaneo scorporo delle "attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta [...] che manterrà la denominazione di Mediobanca S.p.A.". Probabile che il 13% di Generali resti sotto la nuova Mediobanca.
Mps, azione in ripresa dopo la recente correzione
Graficamente il titolo appare in ripresa dopo la correzione vista dai massimi di inizio anno che aveva portato le quotazioni a ritracciare metà circa del rialzo partito ad ottobre. Per il momento tuttavia sembra prevalere l'equilibrio e soltanto il deciso superamento di quota 9,10 potrebbe interrompere l'impasse, facendo salire le possibilità di un ulteriore allungo che spinga il titolo fin sopra i top di inizio anno in area 9,45. Sotto 8,10 invece rischio di ulteriori cali verso i supporti successivi a 7,80 e più in basso a 7,50 e 6,80 euro circa, bottom di ottobre.
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