Sell-off per l'Asia-Pacific e il Nikkei 225 crolla del 3,55%
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,29% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo si è trasformata in un vero e proprio sell-off nonostante il cauto ottimismo sui negoziati tra Washington e Teheran in Svizzera.
Anche se l'accordo per la fine del conflitto in Medio Oriente rimane lontano, a preoccupare gli investitori è stato soprattutto lo scivolone delle Big Tech a Wall Street, con Amazon.com crollata del 4,75% nella peggiore performance del Dow Jones (male anche Alphabet e Microsoft). Perdita di fiducia che si è riflessa anche in un andamento negativo per il settore tecnologico in Asia. E il clima negativo per la regione si concretizza in un crollo superiore al 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale rialzo a fronte di uno yen parimenti poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 crolla del 3,55% (fa meglio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un netto 2,56%), ritornando sotto i 70.000 punti.
Sul fronte macroeconomico, in maggio il tasso d'inflazione core del Giappone stilato dalla Bank of Japan (BoJ) ha segnato un arretramento sul 2,7% annuo dal 2,8% di aprile. Settimana scorsa il ministero nipponico di Affari Interni e Comunicazione aveva reso noto che l'inflazione core (al netto degli alimenti freschi e benchmark su cui la BoJ ha il target del 2%) era rimasta invariata in maggio sull'1,4% annuo registrato già in aprile (1,8% in marzo), in linea con il consensus di Reuters.
Recupero per l'attività manifatturiera del Sol Levante, che si conferma per il sesto mese consecutivo sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. In giugno l’indice Pmi Jibun Bank stilato da S&P Global in collaborazione con Jibun Bank, è infatti cresciuto su base preliminare su 54,9 punti dai 54,5 punti di maggio, contro la lettura invariata su 54,5 punti prevista.
Nei primi cinque mesi del 2026 le entrate fiscali sono salite in Cina del 4,0% annuo, a 10.046 miliardi di yuan (pari a 1.299 miliardi di euro al cambio attuale), in ulteriore accelerazione rispetto al 3,5% precedente. La spesa pubblica è invece cresciuta in Cina allo scorso 31 maggio dello 0,8% annuo, a 11.388 miliardi (1.471 miliardi di euro), contro l'1,3% di gennaio-aprile.
Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa l'1,80% e il 3,20% rispettivamente, contro un declino intorno al 2,90% per lo Shenzhen Composite. Molto male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in ribasso di circa il 2% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione di quasi il 4%). A Seoul è di oltre il 9% il tracollo del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,33% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
RR - www.ftaonline.com