Sorelle scomparse, parla la zia che le ha tenute nascoste: "Lo rifarei", il padre nega che sia una parente

di Luca Mastinu pubblicato:
3 min

La presunta zia che ha tenuto nascoste Alisya e Sarah non fa un passo indietro: "Lo rifarei"

Sorelle scomparse, parla la zia che le ha tenute nascoste: "Lo rifarei", il padre nega che sia una parente
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Per tutti quei giorni di apprensione da parte del padre, degli inquirenti e del pubblico, vedeva i servizi in televisione ed era al corrente che ci fossero delle indagini. "Dicevo: 'Avoja a cercarle, tanto stanno qua'". Così risponde a un cronista di Dentro La Notizia la zia 80enne che ha nascosto Alisya e Sarah, le sorelle scomparse da Civitella Alfedena (L'Aquila), nella sua abitazione a Formia (Latina). "Lo rifarei", aggiunge.

Parla la zia che ha nascosto le sorelle scomparse

Era al corrente che le stessero cercando, ma non si sarebbe scomposta. Anzi, non avrebbe avuto la percezione che il suo fosse un comportamento grave. Lo riferisce a un inviato di Dentro La Notizia la presunta zia 80enne, che afferma di non avere mai ricevuto denaro per nascondere le due minorenni.

Ora è indagata a piede libero. "Però stia sicuro, lo rifarei", dice, "questo mi dice la testa", aggiunge. A Rainews24 ha spiegato: "(Valentina D'Acunto, madre delle sorelle, nda) Mi ha detto: 'Mi può tenere le due bambine?' e basta. Io ho detto 'perché no'".

Il padre di Alisya e Sarah: "Non è una zia"

Il conduttore Gianluigi Nuzzi chiede al padre di Alisya e Sarah se conosca quella donna. La sua risposta: "Assolutamente no, non penso di averla mai vista", e fa notare che da fonti giornalistiche si apprende che non sarebbe nemmeno una lontana parente dell'ex moglie.

L'ipotesi sul percorso fatto durante la fuga

Alessia Natali, presidente di Penelope Abruzzo, come riporta Ansa aveva suggerito il percorso che le sorelline avrebbero fatto nella notte tra il 6 e il 7 giugno, quando si sono allontanate dalla struttura protetta di Civitella Alfedena.

"Penso siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, passando per punti bui, come ad esempio la finestra rotta". Poi avrebbero proseguito lungo "una parte di sentiero che dalla struttura va verso la riserva La Camosciara, anche lì non da sole, supportate da qualcuno che conoscevano, di cui si fidavano". Trova ragione, ora, l'ipotesi lanciata dal fidanzatino di Alisya, Youssef, che aveva puntato il dito contro la madre delle ragazzine.

La psicologa: "La famiglia non sarebbe l'ambiente migliore in questa fase"

Ansa ha dato parola a Daniela Chieffo, responsabile dell'unità operativa di Psicologia Clinica del policlinico Gemelli, che ha spiegato che le due minorenni hanno bisogno di "un ambiente dove siano tutelate e al contempo allontanate da influenze emotive familiari", e in questa fase la famiglia non sarebbe "l'ambiente migliore per la loro ripresa".

Bisogna anche valutare "se in questa fase sia bene mantenere una relazione con i genitori e se, invece, un distacco momentaneo sia auspicabile proprio per consentire un più mirato recupero dal trauma".