S&P 500 vicino al possibile massimo di onda 3: il doppio massimo che può cambiare Wall Street
pubblicato:L’area 7.750-7.850 coincide per lo S&P500 con i massimi di agosto e con l’estensione del 161,8% della prima onda rialzista partita nel marzo 2020

L’S&P 500 sta giocando con il fuoco
L’indice è tornato nell’area dei massimi storici proprio mentre l’inflazione americana accelera al 3,7%, i rendimenti dei Treasury riprendono a salire e il mercato torna a valutare concretamente un nuovo aumento dei tassi della Federal Reserve già nella riunione di ottobre.
Il quadro fondamentale è esaminato nel primo articolo della serie: [Inflazione USA al 3,7%: perché il dato mette la Fed con le spalle al muro → LINK ARTICOLO 1].
Dal punto di vista tecnico, la zona compresa tra 7.750 e 7.850 punti presenta almeno tre elementi di rilievo:
- •
coincide con i precedenti massimi storici di agosto;
- •
potrebbe completare un doppio massimo;
- •
corrisponde approssimativamente all’estensione del 161,8% dell’onda 1 della sequenza rialzista partita dai minimi di marzo 2020.
Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, permette di dichiarare concluso il rialzo. La loro convergenza rende però particolarmente importante osservare la reazione dei prezzi nelle prossime sedute.
La possibile struttura di Elliott
La lettura di lungo periodo può essere costruita nel modo seguente:
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onda 1: dai minimi di marzo 2020 al massimo di gennaio 2022;
- •
onda 2: la correzione sviluppata durante il 2022, terminata sui minimi di ottobre;
- •
onda 3: il rialzo iniziato nell’ottobre 2022 e proseguito fino all’attuale area dei massimi.

La prima onda ha portato l’indice dalla zona dei 2.190 punti fino a circa 4.820. La successiva onda 2 ha corretto il movimento tornando nell’area 3.490-3.500 punti, senza violare il minimo di partenza.
Proiettando dal minimo dell’onda 2 un’ampiezza pari al 161,8% dell’onda 1, si ottiene un obiettivo prossimo all’area 7.750-7.850 punti, sostanzialmente coincidente con le quotazioni attuali.
Il rapporto di 1,618 è uno dei più frequenti per l’estensione di una terza onda. Il raggiungimento del target non significa però automaticamente che l’onda 3 sia terminata: una terza onda particolarmente forte può estendersi ulteriormente.
Il conteggio deve quindi essere trattato come un’ipotesi di lavoro, da confermare attraverso la rottura dei supporti.
Il possibile doppio massimo
La seconda indicazione di cautela deriva dalla struttura costruita tra agosto e ottobre.

L’S&P 500 ha formato un primo massimo nell’area 7.800 punti, ha successivamente corretto verso 7.450-7.500 e ha infine recuperato tornando sui livelli precedenti.
Questo andamento crea le condizioni per un possibile doppio massimo.
Il pattern, tuttavia, non è ancora completo. Due massimi simili non bastano: la figura diventerebbe effettivamente ribassista soltanto con la violazione della neckline, individuabile nell’area dei minimi intermedi.
Il livello decisivo si colloca quindi tra 7.450 e 7.500 punti.
Finché l’indice rimane sopra questa fascia, il mercato sta semplicemente consolidando vicino ai massimi e conserva la possibilità di riprendere il rialzo.
Una chiusura confermata sotto la neckline completerebbe invece il doppio massimo e fornirebbe un primo segnale coerente con l’avvio dell’onda 4.
L’altezza della figura, pari indicativamente a 300-350 punti, proietterebbe un primo obiettivo teorico nell’area 7.100-7.200 punti.
I livelli da sorvegliare
Nell’immediato, il quadro può essere organizzato attorno a quattro fasce tecniche:
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7.800-7.850 punti: area dei massimi e resistenza da superare;
- •
7.650-7.700 punti: primo sostegno di brevissimo periodo;
- •
7.450-7.500 punti: neckline del potenziale doppio massimo;
- •
7.100-7.200 punti: primo obiettivo teorico in caso di completamento della figura.
Una rottura confermata sopra 7.850 punti negherebbe per il momento il doppio massimo e segnalerebbe la prosecuzione dell’onda 3. In questo scenario, l’indice potrebbe puntare inizialmente verso 8.000 punti e successivamente estendere il movimento.
La perdita di 7.650 rappresenterebbe invece un primo avvertimento, ma soltanto sotto 7.450-7.500 il deterioramento assumerebbe rilevanza strutturale.
Quanto potrebbe correggere un’onda 4?
Se l’onda 3 fosse realmente terminata, il mercato dovrebbe prepararsi a una quarta onda correttiva. Questo non implicherebbe necessariamente la fine del rialzo iniziato nel 2020: nel modello impulsivo di Elliott, dopo l’onda 4 dovrebbe ancora svilupparsi un’onda 5.
Il problema è l’ampiezza che la correzione potrebbe assumere dopo un rialzo così esteso.
Calcolando i ritracciamenti sull’intera onda 3, partita dai minimi dell’ottobre 2022 in area 3.490 e culminata intorno a 7.800 punti, emergono alcuni riferimenti di medio periodo:
- •
il 23,6% di ritracciamento si colloca indicativamente nell’area 6.780-6.800 punti;
- •
il 38,2% passa nell’area 6.150-6.200 punti;
- •
il 50% si trova intorno a 5.640-5.650 punti.
Questi livelli devono essere considerati esclusivamente come possibili supporti della correzione. Non diventano resistenze senza ricalcolare lo strumento nella direzione opposta.
Una quarta onda ordinaria potrebbe fermarsi tra il 23,6% e il 38,2% dell’onda 3.
Ciò significa che, qualora venissero violati prima 7.500 e poi 7.100 punti, il mercato potrebbe progressivamente rivolgere l’attenzione all’area 6.800, senza che questo cancelli necessariamente la struttura rialzista di lunghissimo periodo.
Uno scenario verso 6.150-6.200 punti richiederebbe invece una correzione molto più profonda, probabilmente accompagnata da un deterioramento degli utili, da un ulteriore aumento dei rendimenti o da una revisione radicale delle aspettative sull’intelligenza artificiale.
Inflazione e rendimenti possono essere il catalizzatore
Il grafico non vive isolato dal contesto macroeconomico. L’inflazione di settembre al 3,7% ha fatto risalire la probabilità di un aumento dei tassi a ottobre nell’area del 45-50%, rispetto a circa il 20-22% precedente. Il rendimento del Treasury decennale ha reagito salendo verso il 5,30%.
L’aumento dei rendimenti colpisce l’S&P 500 attraverso tre canali:
- •
riduce il valore attuale degli utili futuri;
- •
rende le obbligazioni più competitive rispetto alle azioni;
- •
aumenta il costo di finanziamento di famiglie e imprese.
La vulnerabilità è accentuata dalla concentrazione del rialzo in pochi grandi titoli tecnologici.
Se il mercato iniziasse a dubitare della sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale, le posizioni affollate potrebbero generare vendite rapide e alimentare un long squeeze.
D’altra parte, utili societari ancora molto forti potrebbero permettere alle azioni di assorbire anche rendimenti elevati. Per questo il segnale macroeconomico, da solo, non basta: deve essere confermato dal prezzo.
Non anticipare il segnale
L’area attuale presenta una combinazione potenzialmente pericolosa:
- •
inflazione superiore alle attese;
- •
maggiore probabilità di nuovi rialzi dei tassi;
- •
Treasury decennale nuovamente in aumento;
- •
possibile doppio massimo;
- •
obiettivo di onda 3 raggiunto secondo la proiezione del 161,8%.
Ma potenziale massimo non significa massimo già avvenuto.
La strategia più prudente consiste nel verificare la sequenza dei segnali:
- 1.
difficoltà a superare stabilmente 7.800-7.850 punti;
- 2.
perdita del primo supporto a 7.650-7.700;
- 3.
rottura confermata della neckline a 7.450-7.500;
- 4.
accelerazione verso 7.100-7.200 punti.
Soltanto questa sequenza renderebbe credibile l’ipotesi che l’onda 3 sia terminata e che sia iniziata una correzione di grado superiore.
Al contrario, una chiusura stabile sopra 7.850 punti costringerebbe a rinviare il conteggio: l’onda 3 potrebbe essere ancora in estensione e l’inflazione, per quanto negativa, non sarebbe stata sufficiente a interrompere il rialzo.
Il mercato sta dunque davvero giocando con il fuoco, ma non si è ancora bruciato. La conferma arriverà dai prezzi, non dal solo dato sull’inflazione.
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