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Tre titoli sotto ai riflettori. Le prospettive per Unicredit

di Alessandro Chinipubblicato:

Settore bancario sotto pressione venerdì, come ha reagito Unicredit? Analisi di Intercos e Iren

Tabella dei Contenuti

Unicredit debole venerdì, soffre tutto il comparto

Seduta difficile venerdì per i bancari: l'indice FTSE Italia Banche ha chiuso a -3,13%, l'EURO STOXX Banks a -4,58% in scia a Deutsche Bank -8,65%. I credit default swap sulla banca tedesca sono in forte rialzo, precipitano invece le quotazioni delle sue obbligazioni AT1. Giovedì due banche tedesche hanno annunciato che non richiameranno (contrariamente a quanto accade normalmente) le proprie obbligazioni AT1, dello stesso tipo di quelle di Credit Suisse azzerate nell'acquisizione da parte di UBS.

Unicredit ha ceduto il 4,06% a 16,23 euro ma, secondo una fonte sentita da Reuters, ha sottoposto alla BCE la richiesta per il rimborso di un bond AT1 perpetuo da 1,25 miliardi di euro alla prima call date del 3 giugno: una mossa che segnala l'intenzione della banca di rispettare la prassi di mercato in una fase difficile per il settore.

L'analisi del grafico di Unicredit mette in evidenza il rimbalzo dal minimo di lunedì scorso a 14,8220 euro e lo stop successivo. Il superamento del recente massimo a 17,7420 proietterebbe il titolo verso i top allineati a 19,70-19,80, ostacoli oltre i quali verrebbe riattivato il trend ascendente di fondo verso il primo obiettivo a 20,70. Sotto 14,8220 probabile affondo sui 13,50 almeno.

Intercos in contro tendenza

Rialzo del 2,11% venerdì per Intercos a 14,51 euro. Intercos, attiva nel settore dei prodotti cosmetici, ha oscillato tra 14,19 e 14,55 euro. Jefferies ha aumentato il prezzo obiettivo su Intercos da 13 a 16 euro, confermando la raccomandazione buy, dopo aver valutato positivamente la performance dell'azienda nel 2022, considerandola in grado di affrontare l'inflazione attraverso l'adeguamento dei prezzi e di mantenere una quota di mercato significativa come partner affidabile per l'industria della bellezza. Inoltre, gli analisti hanno migliorato le stime sui ricavi e sull'EPS del 5% e del 4% per il 2023 e del 5% e del 3% per il 2024.

Intercos è un'azienda attiva nel settore della cosmetica. Anche Ubs recentemente ha aumentato il prezzo obiettivo su Intercos da 15 a 16,2 euro, confermando la raccomandazione buy, dopo aver valutato positivamente i risultati 2022 dell'azienda.

Gli analisti ritengono che Intercos sia ben posizionata per superare le performance del settore. Inoltre, Ubs ha aumentato le stime dell'EBITDA per il 2023 e per il medio termine del 4% per riflettere una crescita migliore del previsto e nuove fonti di ricavi. Intercos ha chiuso il 2022 con risultati in deciso miglioramento grazie all'aumento dei prezzi nel secondo semestre, che ha spinto le vendite e i margini, e guarda con ottimismo al 2023, prevedendo un aumento dei ricavi, a tassi costanti, tra l'8 e l'11%.

L'utile netto rettificato è cresciuto del 24,6% rispetto all'anno precedente a 51,3 milioni, mentre l'EBITDA, sempre rettificato, è aumentato del 20,3% a 121,7 milioni. I ricavi sono saliti del 24% a 835,6 milioni (+19% a tassi costanti e a parità di perimetro) con una crescita in tutte le aree geografiche e business unit, superando i livelli pre-pandemici del 2019. Inoltre, il consiglio di amministrazione ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,16622 euro per azione.

Venerdì i prezzi hanno superato in area 14,30 il 61,8% di ritracciamento (percentuale di Fibonacci) del ribasso dal top di novembre 2021, una resistenza critica. La rottura di questo ostacolo dovrebbe permettere il proseguimento del rialzo verso area 15,50 almeno. Resistenza successiva a 16,50 euro.

Solo sotto area 13,80 rischio di test di 12,90, minimo del 13 marzo. La violazione di questo supporto costringerebbe a considerare le oscillazioni dal picco di metà febbraio un "doppio massimo", figura ribassista il cui completamento potrebbe anticipare discese di 1,50 euro almeno.

Iren brillante in chiusura di settimana

Iren ha chiuso la settimana con un rialzo all'indomani dell'aggiornamento del piano industriale al 2030. Previsti EBITDA a 1,87 miliardi di euro al 2030 (+800 milioni rispetto al 2022) con un tasso di crescita medio annuo del 7%, investimenti lordi a 10,5 miliardi, posizione finanziaria netta/EBITDA a 2,7 (3,2 nel 2022), utile netto a circa 460 milioni al 2030 (+235 milioni rispetto al 2022), conferma dividend policy fino al 2025 e a seguire pay-out ratio del 50-60%.

Graficamente con il rialzo di venerdì i prezzi sono riusciti a superare la parte alta (area 1,68) del canale moderatamente decrescente che guidava la flessione dai top di gennaio, la cui base era stata messa sotto pressione, a 1,55 circa, nella precedente settimana. La reazione delle ultime due ottave ha inoltre permesso al titolo di riportarsi all'interno di un altro canale, vale a dire quello che sale dai bottom di ottobre, ravvivando l'ipotesi che vede i prezzi impegnati a recuperare almeno in parte il ribasso dell'ultimo anno.

Oltre 1,79 ulteriori conferme in favore del test a 1,90/1,92, prima area critica nel medio lungo periodo. Nuovi segnali di cedimento invece già sotto 1,61, per quanto sarebbe poi la successiva violazione del sostegno a 1,55 ad introdurre l’affondo verso gli obiettivi a 1,52 e 1,46 circa.