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Trump, Putin e il petrolio russo: l’affare Lukoil entra nei negoziati sull’Ucraina

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Tra gli investitori figurano soggetti mediorientali con rapporti d’affari con le famiglie di Jared Kushner e Steve Witkoff. Non risultano benefici diretti per i due negoziatori, ma emergono interrogativi sui conflitti d’interesse

Trump, Putin e il petrolio russo: l’affare Lukoil entra nei negoziati sull’Ucraina

I colloqui dell’amministrazione Trump con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina si sarebbero estesi fino a comprendere un’operazione petrolifera del valore di diversi miliardi di dollari.

Secondo un’inchiesta del New York Times, rilanciata da Reuters, al centro delle discussioni sarebbe entrata la vendita delle attività internazionali di Lukoil, una delle maggiori compagnie energetiche russe.

Il progetto riguarda una vasta rete di giacimenti petroliferi, riserve di idrocarburi, raffinerie e stazioni di servizio distribuite in numerosi Paesi.

Il completamento dell’operazione richiederebbe l’approvazione sia del governo statunitense sia del Cremlino.

La vicenda assume una rilevanza politica particolare perché alcuni dei potenziali investitori mediorientali coinvolti hanno intrattenuto rapporti economici con Jared Kushner e con la famiglia di Steve Witkoff, i due principali emissari scelti da Donald Trump per dialogare con Vladimir Putin.

Non risultano prove che Kushner o Witkoff possano trarre personalmente un profitto dalla transazione.

L’intreccio tra diplomazia, interessi commerciali e relazioni personali solleva tuttavia interrogativi sulla trasparenza del processo e sull’indipendenza delle decisioni dell’amministrazione.

Gli asset internazionali di Lukoil

Lukoil aveva annunciato nell’ottobre 2025 l’intenzione di vendere le proprie attività internazionali in seguito alle misure restrittive introdotte contro la società e alcune sue controllate.

Il portafoglio comprende:

  • •

    giacimenti e riserve di petrolio e gas;

  • •

    raffinerie nell’Europa orientale;

  • •

    partecipazioni in impianti nei Paesi Bassi;

  • •

    migliaia di stazioni di servizio;

  • •

    attività in Medio Oriente, Asia centrale e Africa settentrionale.

Il valore complessivo viene stimato tra 20 e 22 miliardi di dollari, ma le sanzioni e la necessità di ottenere autorizzazioni politiche ne hanno ridotto la contendibilità e il potere negoziale del venditore.

La cessione si svolge infatti nell’ambito delle licenze dell’Office of Foreign Assets Control statunitense.

Senza un’autorizzazione di Washington, il trasferimento e la gestione delle attività risulterebbero estremamente difficili.

Il consorzio guidato da Todd Boehly

Il gruppo che punta agli asset sarebbe guidato dal miliardario statunitense Todd Boehly, investitore finanziario e comproprietario, tra le altre attività, dei Los Angeles Dodgers e del Chelsea Football Club.

Boehly è anche un sostenitore politico di Trump. Secondo l’inchiesta, avrebbe donato complessivamente circa 2 milioni di dollari a organizzazioni legate al presidente, compreso un milione versato a MAGA Inc. mentre le trattative su Lukoil stavano entrando in una fase più intensa.

Al consorzio parteciperebbero anche:

  • •

    International Holding Company, gruppo di Abu Dhabi riconducibile all’area d’influenza dello sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan;

  • •

    investitori qatariani con precedenti rapporti d’affari con Kushner e Ivanka Trump;

  • •

    un organismo dell’amministrazione statunitense, indicato come la US International Development Finance Corporation.

La partecipazione dell’agenzia federale consentirebbe al governo americano di assumere una quota nella nuova società e di beneficiare di parte dei futuri risultati economici.

Una porzione significativa dell’impresa rimarrebbe comunque nelle mani degli investitori mediorientali.

I legami con Kushner e Witkoff

Il punto più delicato riguarda la rete di rapporti economici esistente tra alcuni investitori del consorzio e le famiglie dei due negoziatori americani.

Società controllate dallo sceicco Tahnoon detengono una partecipazione rilevante in World Liberty Financial, impresa di criptovalute cofondata dalla famiglia Witkoff e partecipata anche da membri della famiglia Trump.

Altri soggetti collegati allo sceicco controllano Lunate, fondo che ha investito in Affinity Partners, la società di private equity fondata da Kushner dopo il primo mandato presidenziale di Trump.

Tra i potenziali investitori figurerebbero inoltre i fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat, imprenditori qatariani coinvolti con Kushner e Ivanka Trump in un progetto turistico sulla costa albanese.

Questi rapporti non dimostrano di per sé l’esistenza di un illecito né un interesse finanziario diretto dei negoziatori nella vendita di Lukoil.

Creano però una sovrapposizione tra soggetti impegnati nella diplomazia statunitense e operatori privati che potrebbero beneficiare economicamente delle loro decisioni.

Putin porta l’accordo al tavolo diplomatico

Secondo le fonti citate dal New York Times, sarebbe stato Vladimir Putin a sollevare direttamente la questione durante un incontro al Cremlino con Kushner e Witkoff il 5 settembre.

Il presidente russo avrebbe presentato la conclusione dell’accordo come un modo per dimostrare all’opinione pubblica russa che una ripresa dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti rimane possibile.

Gli emissari americani avrebbero manifestato la disponibilità a favorire l’operazione, sostenendo che il ritorno sul mercato di una parte degli asset e della capacità di raffinazione potrebbe contribuire a ridurre i prezzi internazionali dell’energia.

L’accordo diventerebbe quindi uno strumento negoziale su almeno tre livelli:

  1. 1.

    offrire alla Russia un primo segnale di reintegrazione economica;

  2. 2.

    aumentare l’offerta di prodotti petroliferi e alleggerire i prezzi energetici;

  3. 3.

    creare un interesse economico condiviso capace, nelle intenzioni americane, di favorire un’intesa sull’Ucraina.

Questa impostazione riflette la concezione trumpiana della diplomazia: utilizzare investimenti, commercio e prospettive di profitto come leve per ottenere concessioni politiche.

La concorrenza di Carlyle

L’operazione guidata da Boehly si contrappone a una proposta presentata da Carlyle, grande società statunitense di private equity con esperienza nel settore energetico e nelle raffinerie europee.

Carlyle aveva già raggiunto un’intesa per acquisire la maggior parte delle attività internazionali di Lukoil.

L’operazione, valutata intorno ai 20 miliardi di dollari, ha però subito lunghi ritardi nonostante una prima autorizzazione dell’Office of Foreign Assets Control.

La decisione finale coinvolge diverse strutture dell’amministrazione, tra cui Consiglio per la sicurezza nazionale, Dipartimento di Stato e Dipartimento dell’Energia.

Carlyle rappresenterebbe una soluzione a controllo interamente statunitense.

Il consorzio Boehly garantirebbe invece una partecipazione diretta del governo americano, ma affiderebbe una quota consistente dell’impresa a investitori del Golfo legati commercialmente all’entourage di Trump.

Lukoil come leva per ridurre il prezzo dell’energia

L’amministrazione può sostenere che la transazione risponda a un interesse strategico degli Stati Uniti.

Alcune raffinerie europee controllate da Lukoil funzionano al di sotto delle proprie capacità a causa delle sanzioni e dell’incertezza proprietaria.

Un nuovo assetto potrebbe riportare sul mercato tra 100.000 e 150.000 barili al giorno di capacità di raffinazione, contribuendo ad aumentare l’offerta di benzina e diesel.

In una fase caratterizzata da petrolio caro e forti pressioni inflazionistiche, un incremento dell’offerta avrebbe effetti positivi:

  • •

    riduzione del costo dei carburanti;

  • •

    minori pressioni sui prezzi al consumo;

  • •

    attenuazione delle tensioni sui rendimenti obbligazionari;

  • •

    maggiore spazio di manovra per la Federal Reserve;

  • •

    sostegno alla popolarità dell’amministrazione in vista delle elezioni di metà mandato.

Questa giustificazione economica non elimina però le questioni etiche poste dalla composizione del consorzio.

La diplomazia commerciale di Trump

Trump considera da tempo i rapporti economici uno strumento della politica estera. Nella sua impostazione, la promessa di investimenti e profitti può diventare un incentivo più efficace delle tradizionali trattative diplomatiche.

Kushner e Witkoff incarnano pienamente questo metodo. Entrambi provengono dal settore immobiliare, attribuiscono grande importanza ai rapporti personali tra i vertici e operano spesso attraverso canali paralleli rispetto alla diplomazia tradizionale.

Il possibile vantaggio è la velocità: una catena decisionale breve può sbloccare trattative ferme da anni. Il rischio è che l’assenza di un processo istituzionale rigoroso renda difficile distinguere tra interesse nazionale, relazioni personali e opportunità commerciali private.

Il caso Lukoil mette in evidenza proprio questa ambiguità.

La vendita potrebbe contribuire a riattivare capacità produttiva, ridurre il prezzo dell’energia e creare un incentivo economico per Mosca.

Allo stesso tempo, potrebbe generare profitti per soggetti finanziariamente vicini alle famiglie dei negoziatori.

Le cinque questioni ancora aperte

Prima di valutare la portata effettiva dell’operazione occorre rispondere ad almeno cinque domande:

  1. 1.

    Quale sarebbe il prezzo di acquisto degli asset Lukoil?
    Le sanzioni potrebbero consentire al consorzio di rilevare attività strategiche con uno sconto molto elevato.

  2. 2.

    Quale ruolo assumerebbe il governo statunitense?
    Non è ancora chiaro quanto capitale verrebbe impiegato dalla Development Finance Corporation e quali diritti economici o di controllo riceverebbe.

  3. 3.

    Perché privilegiare il consorzio Boehly rispetto a Carlyle?
    La scelta dovrà essere motivata sulla base di criteri economici, industriali e di sicurezza nazionale.

  4. 4.

    La vendita sarebbe subordinata a progressi concreti sull’Ucraina?
    Se l’accordo venisse approvato prima di un cessate il fuoco, Mosca otterrebbe un importante beneficio economico senza avere ancora concluso la guerra.

  5. 5.

    Quali misure impediranno conflitti d’interesse?
    La presenza di investitori con rapporti commerciali con le famiglie Trump, Kushner e Witkoff richiede un processo di autorizzazione particolarmente trasparente.

Un accordo energetico che va oltre il petrolio

La vendita degli asset internazionali di Lukoil non è soltanto un’operazione industriale. È un possibile tassello della strategia con cui Trump vuole ricostruire i rapporti con Mosca e, contemporaneamente, ridurre il costo globale dell’energia.

Se l’operazione contribuisse realmente a una pace in Ucraina e alla riattivazione delle raffinerie, l’amministrazione potrebbe presentarla come un successo della propria diplomazia commerciale.

Se invece il negoziato producesse soprattutto un trasferimento di ricchezza verso investitori vicini all’entourage presidenziale, senza concessioni sostanziali da parte di Putin, diventerebbe uno dei casi più controversi di sovrapposizione tra politica estera e interessi privati.

Al momento l’intesa non è stata completata e deve ancora ottenere le autorizzazioni di Washington e Mosca. Né la Casa Bianca, né il Tesoro statunitense, né Lukoil hanno fornito una risposta sostanziale alle richieste di commento riportate da Reuters.

La distinzione tra accordo geopolitico e opportunità privata dipenderà quindi dalle condizioni definitive, dalla trasparenza del processo e soprattutto dai risultati ottenuti sul fronte ucraino.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.

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