Delfin sceglie Intesa nell’Opas su MPS: la strategia di Lovaglio ora è in salita

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Intesa aumenta la componente in contanti da 1 a 1,25 euro per azione, ma avverte: se MPS approverà le offerte su Banco BPM o Banca Generali, l’Opas diventerà inefficace

Delfin sceglie Intesa nell’Opas su MPS: la strategia di Lovaglio ora è in salita

Svolta potenzialmente decisiva nella battaglia per il controllo di Monte dei Paschi di Siena

Delfin, primo azionista privato della banca senese con il 17,6% del capitale, ha assunto nei confronti di Intesa Sanpaolo l’impegno di aderire all’Offerta pubblica di acquisto e scambio promossa dal gruppo guidato da Carlo Messina.

L’accordo riguarda l’intera partecipazione detenuta dalla holding della famiglia Del Vecchio: 534.676.825 azioni MPS.

Delfin si è inoltre impegnata a partecipare all’assemblea ordinaria e straordinaria di MPS convocata per il 29 ottobre, adottando condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta di Intesa.

La decisione indebolisce sensibilmente il progetto alternativo dell’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, che punta alla costruzione di un polo finanziario comprendente Mediobanca, Banco BPM e Banca Generali.

Delfin considera più vantaggiosa l’offerta di Intesa

Secondo le indiscrezioni, il consiglio di amministrazione di Delfin avrebbe approvato all’unanimità l’adesione dopo avere esaminato il rilancio presentato da Intesa e i pareri dei propri consulenti.

L’offerta di Ca’ de Sass sarebbe stata giudicata la soluzione economicamente più vantaggiosa per la holding.

La scelta è significativa anche sul piano degli equilibri interni a Delfin.

L’amministratore delegato Francesco Milleri aveva sostenuto in passato la conferma di Lovaglio alla guida di MPS, assumendo una posizione diversa rispetto a quella di Francesco Gaetano Caltagirone.

Questa volta il vertice della holding si sarebbe allineato alla volontà condivisa degli otto eredi di Leonardo Del Vecchio.

L’impegno assunto non si limita alla futura adesione all’Opas, ma interviene immediatamente sulla battaglia assembleare. Delfin si schiera infatti contro le operazioni che potrebbero provocare la decadenza dell’offerta di Intesa.

Intesa aggiunge 25 centesimi in contanti

Poche ore prima dell’annuncio riguardante Delfin, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo aveva approvato un miglioramento dell’offerta su MPS.

La componente in contanti sale da 1 a 1,25 euro per ogni azione MPS, con un incremento di 25 centesimi, al quale si aggiunge il corrispettivo già previsto di 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione MPS conferita.

Il maggiore esborso complessivo è pari a circa 760 milioni di euro, arrotondato da alcune fonti a circa 800 milioni. In caso di adesione totalitaria, la componente monetaria dell’operazione raggiungerebbe approssimativamente 3,8 miliardi di euro.

Il controvalore complessivo, calcolato sulla base dei prezzi di mercato, resta soggetto alle variazioni del titolo Intesa, che costituisce la parte principale del corrispettivo.

L’offerta originaria, annunciata l’8 giugno, valutava MPS circa 30,6 miliardi di euro e prevedeva la creazione di uno dei maggiori gruppi bancari europei, con oltre 27 milioni di clienti e circa 2.000 miliardi di attività finanziarie della clientela entro il 2029.

L’aut aut di Intesa all’assemblea di MPS

Il rilancio economico è accompagnato da una condizione molto netta.

Intesa ha dichiarato che, se l’assemblea di MPS approverà anche soltanto una delle offerte pubbliche di scambio progettate da Lovaglio su Banco BPM e Banca Generali, considererà non soddisfatte le condizioni della propria Opas.

Ca’ de Sass ha precisato di non avere intenzione di rinunciare a tali condizioni. In quel caso, quindi, l’offerta diventerebbe inefficace.

Il messaggio agli azionisti MPS è semplice:

  • •

    approvare il piano di Lovaglio significa rinunciare all’offerta di Intesa;

  • •

    respingerlo consente di mantenere in vita l’Opas, beneficiando anche del maggiore corrispettivo in contanti.

La decisione trasforma l’assemblea del 29 ottobre in uno scontro diretto tra due strategie alternative. Non sarà più possibile mantenere contemporaneamente aperte tutte le opzioni.

Il peso determinante del 17,6%

L’adesione di Delfin non garantisce matematicamente il successo dell’Opas, ma modifica profondamente i rapporti di forza.

Una quota del 17,6% rappresenta un blocco estremamente rilevante sia ai fini dell’offerta sia nell’assemblea chiamata a votare il piano alternativo.

Il suo peso effettivo potrebbe essere ancora maggiore considerando che:

  • •

    il Ministero dell’Economia, azionista con circa il 4,9%, ha anticipato di non volere partecipare alla scelta tra le offerte;

  • •

    Banco BPM, titolare di una quota di MPS, potrebbe incontrare limitazioni al voto sulle operazioni che lo riguardano direttamente;

  • •

    una parte degli investitori istituzionali potrebbe preferire la liquidità e la maggiore certezza industriale offerte da Intesa;

  • •

    il rilancio economico rende più costoso per Lovaglio convincere gli azionisti a rinunciare all’Opas.

Per bloccare il progetto del Monte non è necessario che Delfin controlli da sola l’assemblea. È sufficiente che la sua quota, sommata alle astensioni e ai voti contrari di altri soci, impedisca a Lovaglio di raggiungere le maggioranze richieste.

I giochi sono fatti per Carlo Messina?

La strada di Intesa appare ora molto più agevole, ma non si può ancora considerare definitivamente chiusa la partita.

Restano almeno quattro variabili:

  1. 1.

    la posizione di Francesco Gaetano Caltagirone, altro importante azionista di MPS;

  2. 2.

    l’atteggiamento dei fondi istituzionali presenti nel capitale;

  3. 3.

    l’esito delle verifiche antitrust e delle autorizzazioni regolamentari;

  4. 4.

    il livello finale delle adesioni all’offerta.

Intesa ha cercato di affrontare preventivamente il problema della concorrenza attraverso l’accordo con Unipol, che prevede la cessione di 635 filiali di MPS e del relativo marchio, destinate a confluire nel perimetro di BPER.

L’obiettivo è limitare la concentrazione delle attività bancarie nelle aree dove i due gruppi presentano le maggiori sovrapposizioni.

La combinazione tra rilancio dell’offerta e sostegno di Delfin porta comunque Intesa molto vicino a una posizione di controllo della partita.

Per Lovaglio diventa ora difficile presentare il voto del 29 ottobre come una semplice richiesta di mantenere aperte più alternative.

Il piano di Lovaglio perde il suo principale margine di manovra

La risposta di MPS all’offerta di Intesa prevede due operazioni distinte:

  • •

    un’Ops su Banco BPM, finalizzata a costruire un grande gruppo bancario;

  • •

    un’Ops su Banca Generali, destinata a rafforzare il wealth management.

Lovaglio ha sostenuto che le due offerte potrebbero funzionare anche separatamente e che non rappresentano una manovra difensiva, ma un progetto industriale di crescita.

Dopo l’impegno di Delfin, tuttavia, il piano incontra un ostacolo politico e assembleare molto più alto.

Uno degli azionisti fondamentali ha già scelto l’alternativa di Intesa e si è impegnato a votare coerentemente con essa.

Il rilancio di Ca’ de Sass alza inoltre il prezzo che MPS deve chiedere ai propri soci di sacrificare: non più soltanto l’offerta originaria, ma un corrispettivo migliorato di 25 centesimi per azione.

Crédit Agricole complica l’offerta su Banco BPM

Anche il fronte Banco BPM resta particolarmente problematico.

Crédit Agricole controlla il 29,3% di Piazza Meda e ha espresso apertamente forti riserve sull’operazione proposta da MPS.

La banca francese considera invece interessante una combinazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia.

La direttrice generale delegata Clotilde L’Angevin ha ribadito che il gruppo è disposto a valutare diversi scenari, ma che la propria posizione gli consente di difendere efficacemente gli interessi strategici costruiti in Italia.

Il messaggio rivolto al mercato è stato esplicito: nulla può essere fatto senza o contro Crédit Agricole.

Aderendo all’Ops di MPS, il gruppo francese potrebbe diventare il maggiore azionista del nuovo polo con una quota superiore al 10%.

Il problema è che l’offerta del Monte non riconosce un premio significativo agli azionisti di Banco BPM, mentre Crédit Agricole dispone di un progetto alternativo che gli consentirebbe di integrare direttamente le proprie attività italiane.

Il piano di Lovaglio si trova quindi stretto tra due opposizioni:

  • •

    Delfin, schierata con Intesa nell’assemblea MPS;

  • •

    Crédit Agricole, determinante nel capitale di Banco BPM.

Le possibili reazioni dei titoli

L’apertura di lunedì 5 ottobre potrebbe produrre movimenti molto differenziati.

MPS potrebbe avvicinarsi ulteriormente al valore implicito dell’offerta migliorata, ma il rialzo potrebbe essere limitato dal fatto che la componente principale del corrispettivo è costituita da azioni Intesa e varia quindi con il prezzo di Ca’ de Sass.

Intesa Sanpaolo potrebbe risentire inizialmente del maggiore esborso e dei rischi di integrazione. Il sostegno di Delfin riduce però l’incertezza sull’esito dell’operazione e potrebbe essere letto positivamente dal mercato.

Banco BPM e Banca Generali rischiano invece di perdere parte del premio speculativo legato alle offerte di MPS, perché la probabilità che tali operazioni vengano approvate è diminuita.

Crédit Agricole potrebbe beneficiare indirettamente dell’indebolimento del progetto senese, riacquistando maggiore libertà per valutare una combinazione tra le proprie attività italiane e Banco BPM.

La partita si sposta definitivamente sull’assemblea

Delfin ha compiuto una scelta che restringe drasticamente lo spazio di manovra di MPS.

L’offerta di Intesa è diventata più ricca, dispone dell’appoggio del maggiore azionista privato del Monte e pone gli altri soci davanti a un’alternativa senza compromessi.

Lovaglio può ancora provare a convincere gli investitori che il suo progetto offre una creazione di valore superiore nel lungo periodo.

Deve però farlo contro un’offerta immediatamente quantificabile e contro un azionista che controlla quasi un quinto del capitale.

I giochi non sono ancora formalmente chiusi, ma dopo l’impegno di Delfin Carlo Messina parte con un vantaggio difficilmente colmabile.

Il 29 ottobre non si voterà soltanto sulle acquisizioni di Banco BPM e Banca Generali: si deciderà, di fatto, se MPS debba restare al centro di un nuovo polo autonomo oppure entrare nell’orbita di Intesa Sanpaolo.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.